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Parkinson e autismo: un collegamento spiegato

Giacomo AmpolliniPubblicato il 2 min di lettura
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Foto Shawn Day Unsplash

Ci sono malattie che spesso vanno in tandem e se a volte la spiegazione risulta essere abbastanza ovvia, in altri è più un mistero. Per esempio, il morbo di Parkinson, per quanto sia un patologia che interessa milioni di persone un tutto il mondo, è in media più associato a chi soffre di autismo. Oltre a poter vedere entrambe le condizioni legate al cervello, perché succede? Secondo un nuovo studio, la colpa ricade sulle molecole che trasportano e riciclano la dopamina.

La dopamina è un neurotrasmettitore e, volgarmente parlando, viene vista come il responsabile per la nostra felicità. Svolge più funzioni e per quanto riguarda il morbo di Parkinson, è una patologia caratterizzata proprio da una diminuzione della suddetta. Per quanto riguarda l’autismo invece, si parla di alterazioni del trasporto. Analisi più approfondite hanno evidenziato una possibile causa comune prima ignorata.

 

Il collegamento che c’è tra morbo di Parkinson e Autismo

Scansioni cerebrali di giovani tra i 18 e i 24 anni hanno messo in luce alcune anomalie proprio tra le molecole adibite al trasporto della dopamina. Nonostante sia solo un piccolo tassello per quanto riguarda due condizioni molto complesse, tendo sotto controllo queste anomali si potrebbe arrivate a diagnosticare in anticipo il morbo di Parkinson in molte persone. Essendo una malattia neurodegenerativa senza cura, anticipare significa migliore le condizioni di vita durante la naturale evoluzione del morbo.

Le parole dei ricercatori: “Esistono studi precedenti che hanno esaminato la quantità totale di dopamina nel cervello delle persone con autismo, ma noi abbiamo adottato un nuovo approccio, concentrandoci sulle anomalie relative al modo in cui la dopamina viene elaborata in una specifica area del cervello chiamata gangli della base, attraverso questi trasportatori di dopamina. Prima riusciamo a identificare coloro che potrebbero essere maggiormente a rischio di sviluppare il morbo di Parkinson in futuro, prima possiamo discutere di misure preventive, compresa la possibilità che alcuni farmaci possano rallentare la progressione della malattia.”