L’inquinamento da microplastica è ormai un fenomeno incontrollabile e che interessa tutto il mondo. Dai fondali marini ai ghiacciai montani, questi frammenti si possono trovare ovunque e cosa vuol dire per la nostra salute? Come in natura, ormai sono stati individuati in diversi tessuti del nostro corpo e il loro effetto è ancora ignoto oltre alla semplice infiammazione causata dalla presenza di un corpo estraneo, per quanto inerme.
Uno dei pericoli dietro ai frammenti di microplastica però, secondo nuovi studi, è la loro capacità di fungere da vettori per microbi, quindi virus e o batteri. La plastica può di fatto offrire un punto di ancoraggio per i suddetti e diventare un metodo di diffusione. Considerando che nel nostro organismo ci arrivano tramite quello che mangiamo o beviamo, diventare facile quindi essere vittime ignare.
La microplastica, i batteri e i virus
Una ricerca molto semplice ha evidenziato questo pericolo. È stata testata l’acqua in siti di trattamento delle acque e in alcuni fiumi inglesi. Sono stati posizionati delle strisce di plastica in luoghi scelti e analizzati dopo due mesi; si parla di frammenti da 4 mm, non microplastica, ma comunque minuscoli. Successivamente sono stati analizzati trovando uno strato di batteri tra cui anche diversi resistenti ai farmaci più comuni.
Le parole dei ricercatori del Plymouth Marine Laboratory: “La nostra ricerca dimostra che le microplastiche possono fungere da vettori di agenti patogeni nocivi e batteri resistenti agli antimicrobici, favorendone la sopravvivenza e la diffusione. Questa interazione rappresenta un rischio crescente per la salute pubblica e ambientale e richiede un’attenzione urgente. Abbiamo bisogno di strategie integrate e intersettoriali che affrontino l’inquinamento da microplastiche e salvaguardino sia l’ambiente che la salute umana.”
