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Perché una giornata in spiaggia ci sfinisce: lo dice la scienza

Federica VitalePubblicato il 3 min di lettura
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Foto di Kanenori da Pixabay

Chi non ha mai provato quel senso di stanchezza profonda dopo una giornata trascorsa in spiaggia? Ci si alza presto, si parte pieni di entusiasmo, si passa il tempo tra ombrelloni e bagni, eppure, al ritorno a casa, l’unico desiderio è buttarsi sul divano e non muoversi più. Un paradosso, se si pensa che abbiamo “solo” preso il sole e respirato aria buona. Ma la scienza ci spiega che non è affatto un riposo per il corpo.

Il caldo attiva un lavoro interno invisibile

Uno dei principali responsabili è il calore. L’organismo umano deve mantenere una temperatura interna stabile e, per farlo, attiva un sofisticato meccanismo di termoregolazione. Questo comporta, tra le altre cose, un aumento del flusso sanguigno verso la pelle, per dissipare il calore. Il cuore lavora di più, la frequenza cardiaca sale, e consumiamo più ossigeno anche stando apparentemente fermi.

Secondo Craig Crandall, fisiologo e ricercatore in medicina interna, il corpo può passare da 60 a 110 battiti al minuto solo per effetto del caldo, anche senza muoversi molto. Un carico invisibile ma significativo.

Disidratazione e fatica: la combo che ci abbatte

A tutto questo si aggiunge un altro fattore determinante: la disidratazione. Anche se non ce ne accorgiamo, perdiamo molta acqua sudando. E se non reintegriamo correttamente, magari preferendo aperitivi ghiacciati all’acqua naturale, il corpo ne risente. Stanchezza, irritabilità, difficoltà di concentrazione: sintomi comuni che si manifestano anche con una lieve carenza di liquidi.

Il movimento (sottovalutato) in riva al mare

La spiaggia non è propriamente un luogo dove si sta fermi. Camminare sulla sabbia è fisicamente più impegnativo che farlo sull’asfalto, nuotare richiede uno sforzo muscolare intenso, e giocare a racchettoni o rincorrere bambini è, a tutti gli effetti, attività fisica. Il tutto sotto il sole. E anche l’attività motoria moderata, sommata al caldo, contribuisce alla spossatezza.

Il sole stanca anche la mente

L’esposizione ai raggi UV non influisce solo sul corpo, ma anche sul cervello. Alcuni studi suggeriscono che il sole possa provocare affaticamento mentale, influenzando i circuiti neurali legati alla vigilanza. La luce intensa e prolungata stimola reazioni chimiche nella pelle che potrebbero avere effetti sul tono dell’umore e sui livelli di energia.

Inoltre, il calore eccessivo può innescare circuiti cerebrali associati al sonno, almeno secondo alcuni modelli animali. È possibile che la sonnolenza post-spiaggia sia un antico meccanismo di protezione, un invito naturale al riposo.

La siesta? Un ottimo consiglio

Per contrastare questa fatica da spiaggia, Crandall consiglia idratazione continua, pause all’ombra e attenzione ai segnali del corpo. Ma soprattutto, smettere di opporsi alla naturale stanchezza: un sonnellino pomeridiano potrebbe essere la risposta più sensata.

Insomma, se dopo il mare vi sentite esausti, non è perché siete fuori forma. È perché, a differenza delle lucertole, il vostro corpo lavora instancabilmente per non trasformarsi in un forno vivente. E ogni tanto, merita una pausa.

Foto di Kanenori da Pixabay