Mangiamo dolci anche quando sappiamo che ci fanno male. Ora scopriamo che non siamo i soli: alcuni animali imparano a preferire alimenti contaminati, e la colpa è delle microplastiche. Lo rivela uno studio dell’Università Politecnica di Hong Kong che ha analizzato il comportamento di piccoli vermi nematodi, Caenorhabditis elegans, diffusi nei suoli di tutto il pianeta. Il risultato è inquietante: dopo un’esposizione prolungata, i vermi hanno iniziato a preferire cibo contenente microplastiche.
Una questione di odore, non di vista
Gli scienziati hanno scoperto che i vermi non distinguono il cibo con la vista, ma attraverso l’olfatto. Nel tempo, hanno iniziato ad associare l’odore delle microplastiche a quello del loro nutrimento. Un’abitudine appresa, non genetica. Proprio come il nostro cervello associa il sapore dolce al piacere, anche se sappiamo che un eccesso di zucchero è dannoso, questi animali finiscono per scegliere ciò che è più “familiare”, anche se tossico.
Un effetto a cascata che potrebbe raggiungerci
Il problema, però, non riguarda solo qualche verme microscopico. I nematodi svolgono un ruolo chiave negli ecosistemi, contribuendo al riciclo dei nutrienti e al mantenimento della fertilità del suolo. Se iniziano a preferire cibo contaminato, questo comportamento potrebbe trasmettersi lungo tutta la catena alimentare.
Come spiega il ricercatore Song Lin Chua, “questo gusto acquisito verrà trasmesso attraverso la catena alimentare e alla fine si ritorcerà contro di noi”. Gli animali che si nutrono di questi vermi — e a loro volta finiscono nella nostra dieta — potrebbero accumulare quantità sempre maggiori di microplastiche.
La plastica invisibile che ci sta cambiando
Questo studio suggerisce che non solo stiamo inquinando il pianeta: stiamo anche riprogrammando il comportamento degli esseri viventi che lo abitano. E il rischio non è solo ecologico, ma anche biologico, alimentare e sanitario.
Mentre le microplastiche invadono suoli, mari e corpi, non possiamo più ignorare il fatto che ciò che sembrava un problema ambientale potrebbe presto diventare una crisi biologica condivisa. E, come spesso accade, ci accorgeremo del danno solo quando sarà troppo tardi.
