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Parkinson e demenza: lo sciroppo per la tosse come terapia?

Federica VitalePubblicato il Aggiornato il 2 min di lettura
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sciroppo
Foto di Steffen Frank da Pixabay

Ambroxolo, dallo sciroppo per la tosse a possibile cura per il Parkinson

Uno degli ingredienti più comuni negli sciroppi per la tosse, l’ambroxolo, potrebbe rappresentare una nuova frontiera nel trattamento dei sintomi neuropsichiatrici del morbo di Parkinson associato a demenza. A suggerirlo è uno studio clinico di fase 2, pubblicato sulla rivista JAMA Neurology, condotto in Canada dal neurologo Stephen Pasternak.

Da oltre quarant’anni usato per le patologie respiratorie, l’ambroxolo si mostra ora promettente anche a livello neurologico, pur non essendo ancora approvato per questo scopo in Stati Uniti, Canada o Australia.

Risultati incoraggianti nello studio clinico

Lo studio ha coinvolto 47 pazienti con demenza correlata al Parkinson. I soggetti sono stati suddivisi in due gruppi: 22 trattati con alte dosi di ambroxolo e 25 con placebo. Dopo un anno, il confronto è stato chiaro: i pazienti con ambroxolo hanno mostrato una stabilizzazione o addirittura un miglioramento dei sintomi come deliri, allucinazioni, ansia, apatia e disturbi motori.

Al contrario, chi aveva assunto il placebo ha riportato un peggioramento netto, con un incremento medio di 3,73 punti su una scala neuropsichiatrica standard, mentre il gruppo ambroxolo ha mostrato un miglioramento medio di 2,45 punti.

Il gene GBA1 e il potenziale della medicina personalizzata

Lo studio ha rilevato un aumento dell’attività della glucocerebrosidasi (GCase) nei pazienti trattati, soprattutto in quelli con mutazioni del gene GBA1, noto per aumentare il rischio di accumulo di corpi di Lewy, legati alla demenza di Parkinson.

Questa risposta suggerisce che l’ambroxolo potrebbe diventare un trattamento personalizzato per soggetti geneticamente predisposti, aprendo nuovi scenari nella neurologia clinica.

Tollerabilità e nuove prospettive terapeutiche

Gli effetti collaterali sono stati lievi e gestibili (per lo più di natura gastrointestinale), e nessun evento grave è stato segnalato. Inoltre, lo studio ha osservato meno cadute e una migliore gestione dei sintomi quotidiani nei pazienti trattati.

Ma non finisce qui: l’ambroxolo è anche capace di attraversare la barriera emato-encefalica, rendendolo un potenziale candidato per il trattamento di altre malattie neurodegenerative, come la SLA, la malattia di Gaucher e le lesioni spinali.

Sebbene i dati siano preliminari e servano ulteriori conferme su larga scala, l’ambroxolo potrebbe rivelarsi una terapia low cost e facilmente accessibile per i sintomi neuropsichiatrici del Parkinson. Una scoperta che parte da un comune sciroppo per la tosse, ma che potrebbe cambiare la vita di migliaia di pazienti.