
Un tempo il beauty per le bambine era fatto di rossetti giocattolo, smalti lavabili e piccoli rituali che imitavano il mondo degli adulti senza particolari conseguenze. Oggi lo scenario è profondamente cambiato.
Sempre più bambine e preadolescenti condividono sui social video in cui mostrano acquisti cosmetici, routine di skincare elaborate e prodotti pensati, almeno in origine, per un pubblico adulto: sieri con principi attivi, maschere viso, tonici, creme anti-età e trattamenti specifici.
Su piattaforme come TikTok e Instagram milioni di contenuti raccontano la ricerca della cosiddetta glass skin, una pelle liscia, luminosa e priva di qualsiasi imperfezione. Un ideale estetico che, sempre più spesso, coinvolge anche chi non ha ancora raggiunto l’adolescenza.
Da questo fenomeno è nato un termine sempre più utilizzato: cosmeticoressia.
Cos’è la cosmeticoressia
Con il termine cosmeticoressia si indica una preoccupazione eccessiva per la cura estetica della pelle, accompagnata da un utilizzo sempre più intenso e precoce di cosmetici e trattamenti.
Non si tratta di una diagnosi clinica riconosciuta, ma di un’espressione utilizzata per descrivere una tendenza culturale che sta attirando l’attenzione di dermatologi, psicologi e pediatri.
Il problema, infatti, non è la skincare in sé.
Prendersi cura della pelle attraverso una corretta detersione, l’idratazione e la protezione solare è una buona abitudine a qualsiasi età. Ciò che suscita preoccupazione è la trasformazione di una pratica di benessere in una continua ricerca della perfezione estetica.
Quando una bambina inizia a parlare di rughe da prevenire, pori da eliminare o segni dell’età ancora inesistenti, il tema smette di essere cosmetico e diventa culturale.
L’influenza dei social media
I social network hanno cambiato profondamente il modo in cui bambini e adolescenti costruiscono l’immagine di sé.
Le piattaforme digitali sono ricche di contenuti dedicati alla beauty routine: video “Get Ready With Me”, recensioni di prodotti, consigli di influencer e tutorial che mostrano sequenze di dieci o più passaggi per ottenere una pelle apparentemente perfetta.
Molti di questi contenuti sono realizzati da creator molto giovani oppure vengono proposti dagli algoritmi proprio a un pubblico di età sempre più bassa.
Il risultato è che prodotti un tempo destinati esclusivamente agli adulti diventano rapidamente oggetti del desiderio anche per le bambine.
In alcuni casi la skincare assume persino una dimensione identitaria: possedere determinati marchi o utilizzare specifici cosmetici diventa un modo per sentirsi parte di un gruppo e per ottenere approvazione online.
Quando la bellezza diventa una responsabilità precoce
Il cambiamento più significativo riguarda forse il messaggio implicito che accompagna queste pratiche.
Per decenni l’industria della bellezza ha costruito campagne pubblicitarie rivolte alle donne adulte, suggerendo che l’invecchiamento fosse un problema da prevenire o correggere.
Oggi quella stessa narrazione sembra abbassare progressivamente la propria età di riferimento.
Il rischio è che anche una bambina inizi a percepire il proprio volto come qualcosa da monitorare, correggere o migliorare costantemente, anziché come una parte naturale della propria crescita.
Quando si interiorizza molto presto l’idea che ogni imperfezione debba essere eliminata, può diventare più difficile sviluppare un rapporto sereno con il proprio corpo e con i cambiamenti che accompagnano lo sviluppo.
Le possibili conseguenze sul benessere psicologico
Dal punto di vista psicologico, il fenomeno della cosmeticoressia invita a una riflessione più ampia sull’immagine corporea e sull’autostima.
L’infanzia e la preadolescenza rappresentano fasi cruciali nella costruzione dell’identità. In questo periodo i bambini imparano gradualmente a conoscersi e a dare valore alle proprie caratteristiche.
Se l’attenzione si concentra precocemente sull’aspetto esteriore, esiste il rischio che il valore personale venga percepito come strettamente legato all’apparenza.
Questo può favorire confronti continui con immagini spesso filtrate o ritoccate, alimentando insoddisfazione, senso di inadeguatezza e il desiderio di inseguire standard estetici irrealistici.
Naturalmente, non tutte le bambine che si interessano alla skincare svilupperanno un rapporto problematico con il proprio corpo. Tuttavia, il contesto culturale in cui questa passione nasce merita attenzione.
Anche la pelle delle bambine è diversa
Oltre agli aspetti psicologici, esiste una questione dermatologica.
La pelle dei bambini e delle preadolescenti presenta caratteristiche differenti rispetto a quella adulta. Molti prodotti cosmetici contengono principi attivi come retinolo, acidi esfolianti o alte concentrazioni di vitamina C, formulati per esigenze specifiche della pelle matura.
L’utilizzo non necessario di questi ingredienti può provocare irritazioni, alterazioni della barriera cutanea o sensibilizzazione della pelle.
Per questo motivo gli esperti raccomandano routine semplici, adeguate all’età e realmente motivate da necessità dermatologiche, evitando di trasformare la skincare in una rincorsa a trattamenti sempre più complessi.
Educare alla cura, non alla perfezione
La questione, in definitiva, non riguarda il rossetto, una crema idratante o una maschera viso. Riguarda il significato che attribuiamo a quei gesti.
Insegnare ai più piccoli a prendersi cura di sé è un valore positivo. È diverso, però, dal trasmettere l’idea che il proprio aspetto debba essere continuamente corretto per risultare accettabile.
La vera sfida educativa consiste nel distinguere la cura dal controllo, il benessere dall’ossessione, il piacere di dedicare tempo a sé stessi dalla convinzione che il proprio valore dipenda dalla perfezione della pelle.
Forse la domanda più importante non è se una bambina debba o meno avere una skincare routine. La domanda è un’altra: quale idea di bellezza stiamo insegnando alle nuove generazioni?
Perché crescere significa anche imparare ad abitare il proprio corpo con fiducia, accettando che una pelle viva possa avere pori, rossori, lentiggini e imperfezioni. In un’epoca che promette filtri per ogni difetto, educare all’accettazione di sé potrebbe essere il trattamento di bellezza più prezioso di tutti.
Foto di Christoph Schütz da Pixabay
