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Perché ci baciamo? La scienza rivela che il bacio non è un gesto universale

Federica VitalePubblicato il Aggiornato il 4 min di lettura
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Foto di Bartłomiej da Pixabay

Per molti rappresenta il simbolo per eccellenza dell’amore, dell’intimità e della passione. Il bacio sulle labbra è spesso considerato un comportamento naturale e spontaneo, quasi inevitabile nelle relazioni romantiche.

Eppure la scienza racconta una storia molto diversa.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista American Anthropologist, il bacio romantico è presente soltanto nel 46% delle culture analizzate. Significa che oltre la metà delle società umane – il 54% – non utilizza il bacio sulle labbra come espressione dell’intimità di coppia.

Questo dato mette in discussione un’idea profondamente radicata nella cultura occidentale: che baciarsi sia un comportamento universale. In realtà, ciò che appare naturale è spesso il risultato di tradizioni culturali, storia ed evoluzione.

Il bacio cambia significato da una cultura all’altra

Quando si parla di bacio si pensa quasi automaticamente a un gesto romantico. In realtà, nel corso della storia, il contatto tra le labbra ha assunto significati molto diversi.

Le prime testimonianze documentate risalgono all’antica Mesopotamia, intorno al 2500 a.C., dove il bacio compare già nei testi scritti.

Anche gli antichi Romani distinguevano chiaramente diverse forme di bacio:

  • osculum, il bacio sociale sulla guancia;
  • basium, il bacio affettuoso o familiare sulle labbra;
  • suavium, il bacio passionale tra amanti.

Questa classificazione dimostra come già nell’antichità il bacio non fosse un gesto unico, ma un linguaggio capace di comunicare emozioni e relazioni differenti.

Molte culture esprimono l’intimità senza baciarsi

Lo studio antropologico del 2015 ha analizzato 168 culture distribuite in tutto il mondo.

Il risultato ha sorpreso molti ricercatori: il bacio romantico non è affatto una costante dell’esperienza umana.

In numerose popolazioni l’affetto viene espresso attraverso comportamenti completamente diversi.

Nelle isole Trobriand, in Papua Nuova Guinea, ad esempio, le coppie manifestano l’intimità mordicchiandosi delicatamente le ciglia.

Durante i suoi viaggi, anche Charles Darwin descrisse il cosiddetto “bacio malese”, caratterizzato non dal contatto delle labbra ma dall’avvicinare il volto e annusarsi reciprocamente, suggerendo che l’olfatto possa avere un ruolo importante nella costruzione del legame affettivo.

Questi esempi mostrano come il bisogno di vicinanza sia universale, mentre le modalità con cui viene espresso possono cambiare profondamente da una cultura all’altra.

Cosa succede nel cervello quando ci baciamo

Se il bacio non è universale dal punto di vista culturale, potrebbe avere comunque una funzione biologica.

Diversi studi hanno evidenziato che durante un bacio aumenta il rilascio di ossitocina, un ormone coinvolto nella formazione dei legami affettivi.

L’ossitocina contribuisce a:

  • aumentare il senso di fiducia;
  • favorire la connessione emotiva;
  • ridurre la risposta allo stress;
  • rafforzare il legame tra i partner.

Per questo motivo viene spesso definita, anche se in modo semplificato, “ormone dell’amore”.

Naturalmente il funzionamento delle relazioni è molto più complesso di un singolo neurotrasmettitore, ma il bacio sembra effettivamente attivare circuiti biologici collegati alla vicinanza e alla cooperazione.

Le possibili origini evolutive del bacio

Le spiegazioni sull’origine del bacio sono numerose e nessuna, al momento, può essere considerata definitiva.

Una delle ipotesi più conosciute collega il bacio ai primi rapporti tra madre e bambino.

In molte popolazioni antiche, e ancora oggi in alcune specie animali, le madri praticano la pre-masticazione del cibo, cioè masticano gli alimenti prima di trasferirli direttamente nella bocca dei piccoli.

Anche l’allattamento al seno crea fin dai primi giorni di vita un’associazione molto forte tra il contatto delle labbra, la nutrizione, la sicurezza e il conforto.

Secondo questa teoria, il bacio romantico potrebbe rappresentare un’evoluzione di questi antichi comportamenti di cura.

L’ipotesi più recente: il bacio nasce dalla toelettatura sociale

Una teoria più recente propone invece un’origine completamente diversa.

Nel 2024 lo psicologo evoluzionista Adriano Lameira, dell’Università di Warwick, ha suggerito che il bacio possa derivare dalle pratiche di grooming, cioè la toelettatura reciproca osservata nei primati.

Scimmie e grandi antropomorfi dedicano molto tempo alla pulizia del pelo dei propri simili, eliminando piccoli detriti o parassiti. In alcuni casi queste interazioni terminano con un breve contatto della bocca.

Secondo Lameira, quando gli antenati dell’uomo hanno progressivamente perso gran parte della peluria corporea, la funzione igienica del grooming è diventata meno importante.

Il contatto finale delle labbra, però, sarebbe rimasto come gesto simbolico di vicinanza e affetto, trasformandosi gradualmente nel bacio moderno.

Si tratta di una teoria affascinante, ma ancora oggetto di dibattito nella comunità scientifica.

Il bacio è biologia o cultura?

Probabilmente entrambe.

La ricerca suggerisce che il desiderio umano di creare legami affettivi abbia solide basi biologiche. Tuttavia, il modo in cui questi legami vengono espressi dipende fortemente dalla cultura, dall’educazione e dalle norme sociali.

Il fatto che oltre metà delle culture non pratichi il bacio romantico dimostra che l’intimità non ha un’unica forma.

Alcune società privilegiano il contatto fisico, altre l’olfatto, altre ancora gesti completamente differenti, senza che questo renda i loro rapporti meno profondi o significativi.

Un gesto semplice che racconta la complessità dell’essere umano

Il bacio continua ad affascinare antropologi, neuroscienziati ed evoluzionisti proprio perché si trova all’incrocio tra biologia, cultura, emozioni e storia.

Non esiste ancora una risposta definitiva sul perché gli esseri umani abbiano sviluppato questo comportamento. È probabile che le sue origini siano il risultato di più fattori, accumulatisi nel corso dell’evoluzione.

Ciò che appare sempre più chiaro è che il bisogno di connessione appartiene a tutte le culture. Cambiano i gesti, cambiano i rituali e cambiano le tradizioni, ma il desiderio di creare legami profondi con gli altri rimane uno degli elementi più caratteristici dell’esperienza umana.