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Sindrome di Angelman: diagnosi, terapie, sperimentazioni e qualità della vita

Federica VitalePubblicato il Aggiornato il 3 min di lettura
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sindrome di angelman
https://unsplash.com/it/foto/sH-ZE_nkbK4

La Sindrome di Angelman è una malattia genetica rara descritta per la prima volta nel 1965 dal pediatra inglese Harry Angelman. È causata dalla delezione del cromosoma 15, ma solo quando la perdita riguarda la parte materna del cromosoma (15q11-q13), in un meccanismo biologico chiamato imprinting genetico. Questo fenomeno fa sì che i geni contenuti in questa porzione del cromosoma materno siano attivi, mentre quelli sul cromosoma paterno siano “spenti”.

Il codice di esenzione per la Sindrome di Angelman è RN1300.

Manifestazioni iniziali e diagnosi

I bambini con la Sindrome di Angelman possono presentare difficoltà alimentari sin dalla nascita, come problemi di suzione o rigurgito, e infezioni respiratorie ricorrenti. La scoliosi e l’obesità possono diventare problematiche nell’età adulta.

Il ritardo psicomotorio è evidente già intorno ai 6 mesi di vita, ma le caratteristiche peculiari della sindrome non si manifestano prima del primo anno. La diagnosi clinica può richiedere anni prima di essere confermata correttamente.

Sintomi principali

I sintomi più comuni della Sindrome di Angelman includono:

  • Ritardo grave dello sviluppo psicomotorio
  • Linguaggio assente o gravemente compromesso
  • Atassia (movimenti scoordinati)
  • Deficit dell’equilibrio dinamico
  • Comportamento felice e facilità nella relazione
  • Iperattività motoria e iper eccitabilità, con rari accessi di riso immotivato

Altri sintomi includono:

  • Microcefalia (presente nell’80% dei casi, visibile dopo i 2 anni)
  • Crisi epilettiche (che iniziano generalmente entro i 3 anni)

Classi eziologiche della Sindrome di Angelman

La Sindrome di Angelman può essere suddivisa in 5 classi eziologiche principali:

  1. Delezione del cromosoma 15q11-q13 ereditato dalla madre (più grave)
  2. Disomia uniparentale paterna
  3. Difetto del centro dell’imprinting (IC)
  4. Mutazione del gene UBE3A
  5. Meccanismi genetici non ancora identificati

Le persone con delezioni del cromosoma 15q11-q13 tendono ad avere un quadro clinico più severo, con una maggiore probabilità di sviluppare epilessia grave.

Terapie e trattamenti

Attualmente, non esiste una cura per la Sindrome di Angelman. I trattamenti si concentrano principalmente sulla riabilitazione psicomotoria, sul miglioramento delle capacità comunicative (ad esempio, l’utilizzo di dispositivi alternativi per la comunicazione) e sul trattamento delle crisi epilettiche.

Le terapie farmacologiche includono:

  • Acido valproico (sodio valproato), benzodiazepine e etosuccimide, per il controllo delle crisi
  • Piracetam, per ridurre il mioclono distale

Carbamazepina e vigabatrin dovrebbero essere evitati, in quanto possono aggravare le crisi miocloniche.

Ricerca e sperimentazioni

Attualmente, sono in corso sperimentazioni per sviluppare trattamenti genetici e farmacologici più efficaci, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei pazienti e intervenire direttamente sulla causa genetica della malattia.

In particolare, la terapia genica sta mostrando promesse, con alcuni studi che mirano a ripristinare l’attività del gene UBE3A, la cui disfunzione è alla base della sindrome.

Qualità della vita e supporto alle famiglie

La qualità della vita delle persone affette dalla Sindrome di Angelman può essere migliorata grazie a un intervento terapeutico precoce e a un supporto psicologico e sociale.

L’Organizzazione Sindrome di Angelman (OR.S.A.), attiva da oltre 20 anni, si impegna per creare un punto di riferimento per le famiglie e promuovere la ricerca. Tra le attività dell’associazione, ci sono la creazione di centri di riferimento e la promozione della coesione tra le famiglie, la ricerca, e la sensibilizzazione.

La Sindrome di Angelman, purtroppo, non ha una cura definitiva, ma le terapie e gli interventi precoci possono migliorare notevolmente la qualità della vita. La ricerca continua ad evolversi, con nuove terapie che potrebbero portare speranza alle persone affette da questa rara malattia genetica. Il sostegno delle famiglie e delle associazioni è fondamentale per affrontare le sfide quotidiane.

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