In questi giorni di isolamento nelle nostre abitazioni, viaggiare con la fantasia o con i ricordi è essenziale. Anche solo un’immagine o la lettura di un diario di viaggio – che sia il proprio o quello di qualcuno che ha avuto la possibilità di visitare un luogo particolare – cibano la nostra curiosità.

Così capita che, mentre si sta pensando al viaggio che si potrebbe fare appena tutto sarà finito, la nostra redazione riceve una mail che porta con sé la speranza di poter tornare a viaggiare, un giorno. Ci scrive Mario Cimarosti che ci racconta i suoi viaggi attraverso Ai confini dell’Asia, edito da Edicicloeditore.

Spero di essere di sollievo a tutte quelle persone chiuse forzatamente in casa a causa del maledetto virus che ci sta stravolgendo la vita a tutti, penso che possiamo viaggiare comunque anche stando a casa, certo in maniera diversa però sempre sognando, vi scrivo proprio perchè anche dal divano possiamo comunque leggere, scoprire informarci e soprattutto sconfiggere la noia e la paura del momento con la cultura e la storia: #IOVIAGGIOSULDIVANO.

Vi scrivo perché ho scritto da poche settimane il mio primo libro AI CONFINI DELL’ASIA (avventure e incontri tra zar sultani e maioliche). Questo libro ho cominciato di fatto a scriverlo oltre 20 anni fa, quando mi sono recato per la prima volta in Russia e poi in un continuo turbinio di altri viaggi nei Paesi della ex Unione Sovietica e in Asia nelle splendide terre dei carovanieri sulla Via della Seta. Prendendo appunti di viaggio, emozioni quotidiane, incontrando persone di popoli lontani e genti accoglienti ed ospitali, ho raccolto in questi anni esperienze straordinarie che mi hanno insegnato ad abbattere le barriere dei pregiudizi.

Poi 2 anni fa esattamente a settembre del 2018 ho pensato che fosse giunto il momento di raccogliere in un libro le mie esperienze vissute tra questa gente, per far conoscere a più lettori possibili le meraviglie all’ombra di Zar, Sultani e maioliche, un viaggio inteso, ricco di emozioni e di incontri, un percorso straordinario di oltre 24.000 km“.

Così abbiamo chiesto al “nostro viaggiatore”: come è rivivere in un secondo momento i viaggi da te fatti? non hai paura di perdere i ricordi e non senti quella morsa stringente della nostalgia dei luoghi e e delle perone?

MC:Rivivere un secondo momento i viaggi fatti è invece per me fondamentale, è come rileggere lo stesso libro una seconda volta, ho sempre la sensazione di essermi perso una frase, una rima, un passaggio fondamentale per poterlo comprendere al meglio. Ecco proprio così, tornare sugli stessi passi già percorsi mi ha permesso di valorizzare meglio quel Paese, quel deserto, quelle genti lontane, perché mi sono sempre messo in valigia un nuovo punto di vista, abbattendo il pregiudizio nei confronti di popoli meno conosciuti ma di grande valore culturale“.

Nella sua mail, continua il suo racconto che è la stesura su carta di una trama di di incanti in diversi continenti.

Mi sono seduto, ho chiuso gli occhi ed cominciato un altro viaggio personale, riportando alla luce dei miei ricordi i volti, le gesta, la vita emozionale tra popoli ricchi di storia, cultura, paesaggi incantevoli dalla steppa siberiana alle dune del deserto del Gobi in Mongolia, e ancora dalla muraglia cinese all’esercito di terracotta, attraversando l’Asia Centrale fino a Samarcanda, continuando il mio viaggio nel Caucaso nelle terre dei guerrieri del fuoco in Azerbaijan, in Georgia e in Armenia dove ho condiviso il dolore del popolo armeno e del suo genocidio ed ho scoperto il grande orgoglio di questa gente che si è saputa rialzare.

Il mio viaggio è continuato fino al Mar Mediterraneo, sfociando nelle acque tra il Mar di Marmara e il Mar Nero lungo il corno d’oro sul Bosforo, visitando e facendomi persuadere dalla splendida Istanbul, terra di conquista anche dei veneziani scovando e vivendo in prima persona la storia del grande Doge Enrico Dandolo, orgoglio per tutti coloro che hanno origini veneziane come me, oggi sepolto all’interno della Cattedrale di Santa Sofia di Istanbul“.

IN: Sei partito per lavoro o per una sete di avventura e conoscenza, spinto dalla forza della ricerca che solo un viaggio può dare?

MC:Prima di tutto i miei viaggi li ho fatti fin da piccolo, adolescente, attraverso i libri. Già a 12 anni leggevo narrativa di esplorazioni e viaggi, libri intensi che mi hanno accompagnato nelle giornate in cui solo chiudendo gli occhi immaginavo popoli lontani, mercati brulicanti di spezie e sete. Ho iniziato così a viaggiare ed inevitabilmente con il passare del tempo il viaggio è diventata la mia professione.

Il mio viaggio parte dalle mie origini, da Murano dove è nato ed ha vissuto mio padre Ernesto (artista vetraio), sono partito da Venezia ispirandomi al mitico Marco Polo, e dopo tanti anni nelle Terre d’Oriente, il mio viaggio termina con il rientro proprio a Venezia, con il mio omaggio alla splendida Murano dove ritrovo mio padre che da troppi anni non c’è più, li sugli scalini in riva alla laguna mi siedo e lo sento vicino, gli racconto le mie emozioni di viaggio fino ai confini dell’Asia.

Tutto il mio viaggio in queste terre lontane è fortemente legato alla mia città di mare Venezia: in Russia dove San Pietroburgo è chiamata la “Venezia del Nord”, in Cina a Suzhou villaggio di pescatori oggi soprannominato la “Venezia D’Oriente”, in Azerbaijan dove nella città della seta (a Sheki) ritrovo il vetro di murano nel Palazzo del Gran Khan, in Armenia terra legata ancora oggi a Venezia anche con il Monastero Mechitarista Armeno nell’isola di San Lazzaro e infine in Turchia a Istanbul dove il quartiere Pera si affaccia al Ponte Galata sul Bosforo, un tempo colonia veneziana“.