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I muschi comunicano? Gli scienziati hanno registrato segnali elettrici che si propagano nelle piante

Federica VitalePubblicato il 4 min di lettura
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Foto di Natalja Beu da Pixabay

E se anche il muschio avesse un modo tutto suo di “parlare”? Non nel senso umano del termine, naturalmente, e nemmeno attraverso suoni o parole. Un nuovo esperimento ha però mostrato qualcosa di sorprendente: alcuni muschi producono impulsi elettrici e onde di tensione che sembrano propagarsi attraverso la pianta. Una scoperta che apre una finestra interessante sul modo in cui gli organismi vegetali possono trasmettere informazioni.

Lo studio ha osservato il comportamento del Brachythecium rutabulum, un comune muschio noto anche come muschio piumato a stelo ruvido. I ricercatori hanno raccolto alcuni esemplari nel sud-ovest dell’Inghilterra e li hanno mantenuti per oltre una settimana in un ambiente umido e poco illuminato, monitorandone continuamente l’attività elettrica.

Per farlo sono state utilizzate otto coppie di piccoli elettrodi, posizionati a breve distanza l’uno dall’altro. In circa 178 ore di osservazione sono state raccolte oltre cinque milioni di misurazioni. Ed è proprio l’analisi di questi dati ad aver rivelato qualcosa di interessante: l’attività elettrica del muschio non sembrava essere semplicemente casuale.

I ricercatori hanno infatti individuato diversi tipi di segnali, tra cui impulsi rapidi, oscillazioni più lente e vere e proprie onde di tensione capaci di propagarsi da una zona all’altra. Alcuni segnali comparivano inizialmente su un elettrodo e successivamente su altri, suggerendo che potessero attraversare il tessuto del muschio.

La velocità di questi fenomeni è estremamente bassa rispetto a quella degli impulsi nervosi degli animali. Le onde più rapide osservate viaggiavano a circa 0,2 millimetri al secondo, mentre altre procedevano molto più lentamente. Questo rende ancora più interessante il fenomeno: non stiamo parlando di un sistema nervoso, ma di un organismo capace di generare e propagare segnali elettrici attraverso una struttura vivente.

Il muschio sta davvero “comunicando”?

Qui è importante fare una distinzione. Dire che gli scienziati hanno “ascoltato” il muschio è una metafora suggestiva, ma non significa che il muschio pensi, abbia un cervello o comunichi intenzionalmente come fanno gli animali.

L’ipotesi più interessante è che questi segnali possano rappresentare una forma di comunicazione interna estremamente semplice. In altre parole, diverse parti dell’organismo potrebbero influenzarsi reciprocamente attraverso fenomeni elettrici, chimici o legati alla distribuzione dell’acqua.

Il ricercatore Andy Adamatzky, informatico dell’University of the West of England e autore dello studio, ha ipotizzato che un insieme di muschi possa comportarsi in qualche modo come una rete distribuita, nella quale i singoli organismi interagiscono attraverso segnali che si propagano lentamente.

È un’idea affascinante perché ci costringe a cambiare prospettiva. Quando pensiamo alla comunicazione biologica immaginiamo immediatamente neuroni, cervelli e sistemi nervosi. Ma la capacità di trasmettere segnali non appartiene esclusivamente agli animali.

Dalle piante alla tecnologia

La scoperta potrebbe avere conseguenze che vanno oltre la semplice curiosità scientifica. Se questi segnali si dimostrassero affidabili e riproducibili, il muschio potrebbe un giorno essere utilizzato all’interno di sensori bioibridi, sistemi nei quali organismi viventi ed elettronica collaborano per rilevare cambiamenti nell’ambiente.

Immaginare una parete ricoperta di muschio capace di reagire a variazioni di umidità, temperatura, luce o sostanze chimiche potrebbe sembrare fantascienza. Eppure è proprio questo tipo di ricerca a esplorare il confine tra biologia e tecnologia.

Naturalmente, bisogna essere prudenti. Lo studio presenta alcuni limiti importanti: non sono stati effettuati controlli con muschio morto o con superfici inerti e umide e alcuni fattori ambientali, come temperatura e umidità, non sono stati monitorati continuamente. Anche il contatto con gli elettrodi potrebbe avere influenzato i risultati.

Per questo saranno necessari nuovi esperimenti, condotti in condizioni più controllate, per capire che cosa generi realmente questi segnali e quale funzione biologica possano avere.

Forse dobbiamo imparare ad ascoltare anche ciò che sembra immobile

La parte più interessante di questa ricerca, forse, non riguarda nemmeno il muschio in sé. Ci ricorda quanto sia facile confondere ciò che non percepiamo con ciò che non esiste.

Un prato può sembrarci immobile. Una pianta può apparire silenziosa. Un piccolo cuscino di muschio può sembrare semplicemente qualcosa che cresce lentamente sul terreno. Eppure, sotto quella superficie apparentemente tranquilla, possono verificarsi continuamente scambi, reazioni e segnali che i nostri sensi non sono in grado di percepire.

Gli scienziati non hanno scoperto che i muschi “parlano” come noi. Hanno scoperto qualcosa di forse ancora più interessante: la vita può comunicare attraverso modalità molto diverse da quelle che conosciamo.

E forse, per comprendere davvero il mondo naturale, dobbiamo iniziare ad ascoltare anche ciò che non fa rumore.

Foto di Natalja Beu da Pixabay