Sembrava una storia appartenente al 2022, quando migliaia di casi portarono mpox, allora comunemente chiamato vaiolo delle scimmie, sulle prime pagine dei giornali. L’emergenza internazionale legata a quell’ondata terminò nel maggio 2023, ma il virus non venne eliminato. Oggi continua a circolare e in Europa il quadro è cambiato ancora. Ai casi provocati dal clade II, responsabile dell’epidemia globale del 2022, si è aggiunta la circolazione del clade I, compreso il sottoclade Ib. I dati ECDC confermano casi anche in Italia nel 2026.
In Italia il clade I circola ormai da mesi
Secondo l’ultimo rapporto ECDC disponibile, tra settembre 2025 e agosto 2026 l’Italia ha notificato 83 infezioni da clade I e 8 da clade II; altri 74 casi risultavano senza informazione sul clade nella banca dati europea. Nel solo agosto sono stati segnalati cinque casi di clade I. Già all’inizio del 2026 era evidente una crescita: entro il 18 febbraio l’Italia aveva comunicato 30 casi complessivi dall’inizio dell’anno, 19 dei quali appartenenti al clade I. Non siamo dunque davanti a un’improvvisa ricomparsa di settembre, ma alla prosecuzione di una circolazione già documentata.
La vera novità è la trasmissione avvenuta in Europa
Inizialmente i casi europei di clade Ib riguardavano soprattutto persone che avevano viaggiato in Paesi nei quali il virus circolava. Nell’ottobre 2025, però, Italia, Spagna, Portogallo e Paesi Bassi hanno identificato infezioni senza collegamenti con viaggi nelle aree interessate. L’ECDC interpretò questi episodi come prova di trasmissione locale, in particolare all’interno di alcune reti sessuali. Nei mesi successivi il fenomeno è continuato: l’OMS considera ormai il clade Ib probabilmente stabilito in alcune reti di uomini che hanno rapporti sessuali con uomini nella Regione europea.
Come si trasmette realmente mpox
Mpox è provocato dal monkeypox virus, appartenente alla famiglia degli Orthopoxvirus. Il contagio può verificarsi attraverso stretto contatto con lesioni cutanee o mucose, fluidi corporei e materiali contaminati; può avvenire anche attraverso contatti respiratori ravvicinati e prolungati. Il rapporto sessuale rappresenta un contesto particolarmente favorevole perché implica un contatto fisico molto stretto. Chiunque può infettarsi se esposto al virus: mpox non è una malattia legata a un orientamento sessuale. Nell’attuale epidemiologia europea, tuttavia, la grande maggioranza dei casi con informazioni disponibili riguarda uomini che hanno rapporti sessuali con uomini.
I sintomi non sono sempre quelli che immaginiamo
La malattia può manifestarsi con eruzione cutanea o lesioni, febbre, mal di testa, dolori muscolari, stanchezza e ingrossamento dei linfonodi. Le lesioni possono interessare anche genitali, regione anale e bocca e, in alcuni pazienti, essere poche e localizzate. La maggior parte delle persone guarisce, ma possono verificarsi complicazioni e alcuni gruppi presentano un rischio maggiore di malattia grave. Nei dati ECDC relativi agli ultimi dodici mesi, tra i casi per i quali erano disponibili informazioni, il 12% delle infezioni da clade I e l’8% di quelle da clade II risultavano associate a un ricovero.
Clade I e clade II: perché questa distinzione conta
Il monkeypox virus viene suddiviso principalmente nei cladi I e II, a loro volta comprendenti diversi sottocladi. L’epidemia internazionale iniziata nel 2022 era sostenuta soprattutto dal clade IIb. Dal 2024 l’attenzione internazionale si è invece concentrata sull’espansione dei cladi Ia e Ib partita dall’Africa. È importante però non tradurre automaticamente la parola “clade I” in “malattia gravissima”: la severità dipende da variante, caratteristiche del paziente, accesso alle cure e contesto epidemiologico. I dati europei devono essere valutati sulla popolazione nella quale il virus sta effettivamente circolando.
Il rischio non è uguale per tutti
L’OMS valuta attualmente il rischio rappresentato da mpox, indipendentemente dal clade, come moderato per gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini e basso per la popolazione generale, nei contesti esterni alle aree storicamente endemiche. Ciò non significa che altre persone non possano contrarre l’infezione: il fattore determinante è l’esposizione. Tra settembre 2025 e agosto 2026, il 90% dei casi europei di clade I con informazioni complete sul comportamento sessuale è stato notificato tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini. ECDC raccomanda quindi interventi mirati, maggiore copertura vaccinale nelle popolazioni più esposte e sequenziamento dei casi positivi.
Non una nuova emergenza del 2022, ma un virus da non dimenticare
Dire che mpox “è tornato” è quindi soltanto parzialmente corretto: non se n’era mai completamente andato. Dopo il forte calo dell’ondata del 2022, la sorveglianza è continuata e l’arrivo del clade Ib ha aperto una nuova fase epidemiologica. Nell’agosto 2026, nell’UE/SEE sono stati segnalati 209 casi di clade I in 16 Paesi, mentre i casi di clade II hanno continuato a diminuire. Non ci sono elementi per descrivere la situazione italiana come un’emergenza generalizzata. Il messaggio delle autorità sanitarie è piuttosto quello di evitare due errori opposti: allarmarsi indiscriminatamente oppure pensare che mpox appartenga ormai al passato. Il virus continua a circolare e prevenzione, diagnosi precoce e vaccinazione delle persone a maggior rischio restano gli strumenti principali per contenerlo.
