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Perché al tramonto il mare sembra un altro posto

Federica VitalePubblicato il 4 min di lettura
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tramonto mare
Foto di Daniel Kirsch da Pixabay

C’è un momento della giornata in cui il mare sembra cambiare identità.

Alle tre del pomeriggio è luminoso, quasi abbagliante. Il sole è alto, i colori sono netti, la spiaggia è piena di rumori e di movimento.

Poi arriva il tramonto.

La luce diventa più morbida, il cielo cambia lentamente colore, il paesaggio perde alcuni dei suoi confini. Il mare sembra più grande, più silenzioso, quasi più profondo.

È lo stesso posto. Ma noi lo percepiamo diversamente.

E forse non è soltanto una questione di luce.

Quando la natura fa riposare l’attenzione

Da diversi anni la psicologia ambientale studia il rapporto tra natura e benessere psicologico.

Una delle ipotesi più interessanti è che gli ambienti naturali possano favorire una forma di recupero dall’affaticamento attentivo. Durante la giornata, infatti, utilizziamo continuamente l’attenzione: leggiamo, lavoriamo, rispondiamo ai messaggi, prendiamo decisioni, controlliamo ciò che accade intorno a noi.

La nostra mente rimane costantemente impegnata.

Un paesaggio naturale, invece, può richiedere un tipo diverso di attenzione: non dobbiamo necessariamente analizzarlo, controllarlo o raggiungere un obiettivo.

Possiamo semplicemente guardarlo.

Il movimento delle onde. Il vento. Le nuvole. La luce che cambia.

Stimoli presenti, ma non necessariamente da risolvere.

Ed è proprio questa caratteristica a poter risultare mentalmente riposante.

Poi arriva la meraviglia

Il tramonto aggiunge qualcosa.

Non è soltanto natura: è trasformazione.

In pochi minuti, un paesaggio familiare cambia continuamente davanti ai nostri occhi. Il cielo passa dall’azzurro all’arancio, dal rosa al rosso, fino alle tonalità più scure della sera.

Non possiamo fermarlo.

Possiamo soltanto guardare.

Ed è qui che può comparire quella particolare esperienza psicologica che chiamiamo meraviglia, o awe.

La meraviglia nasce spesso davanti a qualcosa che percepiamo come vasto, sorprendente o più grande di noi e che, almeno per qualche istante, modifica il modo abituale con cui organizziamo la nostra attenzione.

Un cielo enorme.

Una montagna.

Il mare.

Un tramonto particolarmente intenso.

In quei momenti può accadere qualcosa di molto semplice: smettiamo temporaneamente di essere il centro della scena.

Per qualche minuto usciamo dalla nostra testa

Durante una giornata normale siamo continuamente immersi nei nostri pensieri.

Cosa devo fare domani?

Quella cosa che ho detto sarà stata capita male?

Devo rispondere a quel messaggio.

Ho dimenticato qualcosa.

Come andrà?

La mente continua a produrre pensieri, previsioni, ricordi, problemi da risolvere.

Poi guardiamo il mare.

E per qualche minuto non c’è niente da risolvere.

C’è soltanto qualcosa da osservare.

Questo non significa che il tramonto “spenga” il cervello o cancelli magicamente l’ansia. Significa piuttosto che può spostare temporaneamente il fuoco dell’attenzione, sottraendolo al continuo dialogo interno.

È una pausa.

Piccola, concreta, reale.

Perché dopo le sei non abbiamo più voglia di fare niente?

Forse allora quella sensazione che molti conoscono non è così strana.

Dopo una giornata trascorsa a produrre, decidere, rispondere, correre, organizzare, improvvisamente il corpo e la mente sembrano chiedere qualcosa di completamente diverso.

Non un’altra attività.

Non un altro obiettivo.

Non un’altra prestazione.

Solo stare.

Sedersi davanti al mare.

Guardare il cielo.

Lasciare che la luce diminuisca.

Ascoltare le onde.

E per una volta non dover fare niente.

Naturalmente non possiamo attribuire al tramonto una capacità terapeutica universale, né pensare che basti guardare il mare per recuperare da stress o sofferenza psicologica. Il nostro stato mentale dipende da moltissimi fattori.

Ma esiste qualcosa di profondamente umano nel modo in cui reagiamo ai paesaggi naturali e alla loro immensità.

Forse il tramonto ci ricorda che non tutto deve essere fatto

Viviamo dentro una cultura che tende a trasformare anche il tempo libero in qualcosa da utilizzare.

Fare sport.

Leggere.

Imparare.

Viaggiare.

Essere produttivi.

Ottimizzare il tempo.

Persino rilassarsi può diventare un compito da svolgere bene.

Il tramonto, invece, non chiede niente.

Non possiamo accelerarlo.

Non possiamo renderlo più produttivo.

Non possiamo possederlo.

Possiamo soltanto esserci.

Ed è forse proprio questo il suo piccolo insegnamento.

Ci sono momenti in cui stare non è perdere tempo. È il modo in cui torniamo a noi stessi.

Forse per questo il mare delle tre e quello delle sette sembrano due luoghi diversi.

Il primo lo guardiamo.

Il secondo, qualche volta, ci guarda indietro.

E allora rimaniamo lì.

Non perché non abbiamo più niente da fare.

Ma perché, almeno per qualche minuto, non sentiamo il bisogno di fare niente.

Foto di Daniel Kirsch da Pixabay