Ti piacciono le cipolle? Uno studio collega questa preferenza alla genetica e alla salute cardiometabolica
Le cipolle sono tra gli alimenti più divisivi in cucina. C’è chi le considera indispensabili per insaporire ogni piatto e chi, al contrario, cerca di evitarle per il loro gusto intenso o per l’odore persistente. Ma questa preferenza potrebbe dipendere da qualcosa di più delle semplici abitudini alimentari.
Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista BMC Medicine suggerisce infatti che l’apprezzamento per le cipolle potrebbe essere influenzato dalla genetica e risultare associato ad alcuni indicatori di salute cardiovascolare e metabolica.
Lo studio non dimostra che mangiare più cipolle protegga direttamente da malattie come il diabete o l’ipertensione, ma evidenzia un interessante legame tra una variante genetica, le preferenze alimentari e alcuni parametri di salute.
Uno studio su oltre 160.000 persone
Per indagare il rapporto tra alimentazione e salute, i ricercatori hanno analizzato i dati di circa 160.000 adulti, di età compresa tra 37 e 73 anni, appartenenti alla UK Biobank, uno dei più grandi database sanitari al mondo.
Questo archivio raccoglie informazioni genetiche, cliniche e comportamentali di centinaia di migliaia di volontari, offrendo agli scienziati uno strumento prezioso per studiare il ruolo dei fattori biologici nelle malattie.
L’obiettivo era capire se alcune preferenze alimentari potessero avere una base genetica e se tali caratteristiche fossero collegate a specifici esiti di salute.
Che cos’è la randomizzazione mendeliana
Per svolgere l’analisi gli studiosi hanno utilizzato una tecnica chiamata randomizzazione mendeliana, sempre più impiegata nella ricerca epidemiologica.
Questo metodo sfrutta le varianti genetiche ereditate alla nascita come strumenti per comprendere se un’associazione osservata possa riflettere un possibile rapporto causale, riducendo l’influenza di molti fattori esterni che spesso complicano gli studi nutrizionali.
In altre parole, anziché basarsi esclusivamente sui questionari alimentari, la ricerca utilizza le informazioni genetiche per ottenere indicazioni più affidabili sulle relazioni tra dieta e salute.
Pur essendo uno strumento molto utile, la randomizzazione mendeliana non consente comunque di dimostrare con certezza un rapporto di causa-effetto.
Il ruolo del gene OR2T6
Tra le numerose preferenze alimentari analizzate, i ricercatori hanno individuato una particolare associazione tra il gradimento delle cipolle e una variante del gene OR2T6.
Questo gene appartiene alla famiglia dei recettori olfattivi, proteine coinvolte nella percezione degli odori.
Poiché gusto e olfatto lavorano insieme nel determinare ciò che troviamo gradevole o sgradevole, una diversa sensibilità agli aromi potrebbe influenzare la probabilità di apprezzare alcuni alimenti.
Per verificare la solidità del risultato, gli studiosi hanno analizzato anche un secondo gruppo di partecipanti più giovani, osservando che la stessa variante genetica continuava a essere associata alla preferenza per le cipolle anche intorno ai 25 anni di età.
L’associazione con pressione arteriosa e diabete di tipo 2
Una volta identificata la variante genetica, i ricercatori hanno esaminato se essa fosse collegata anche ad alcuni indicatori di salute cardiometabolica.
L’analisi ha evidenziato un’associazione tra la variante del gene OR2T6 e:
- valori mediamente più bassi della pressione arteriosa sistolica e diastolica;
- minor rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.
Si tratta di risultati interessanti perché suggeriscono che alcuni fattori genetici responsabili delle preferenze alimentari possano essere collegati anche ai meccanismi biologici coinvolti nella salute metabolica.
Mangiare più cipolle protegge davvero la salute?
La risposta, almeno per ora, è no.
Gli stessi autori dello studio sottolineano che l’associazione osservata non dimostra che consumare cipolle riduca direttamente il rischio di diabete o ipertensione.
Il gene individuato rappresenta infatti un indicatore della preferenza alimentare e non prova che sia il consumo dell’alimento a determinare i benefici osservati.
È possibile che altri fattori biologici o comportamentali, ancora non del tutto compresi, contribuiscano a spiegare questa relazione.
Per questo motivo sarebbe scorretto interpretare la ricerca come un invito a consumare grandi quantità di cipolle con finalità preventive.
La genetica influenza davvero ciò che mangiamo
Negli ultimi anni numerosi studi hanno mostrato come gusto e olfatto siano fortemente influenzati dal patrimonio genetico.
Varianti nei geni dei recettori sensoriali possono modificare il modo in cui percepiamo sapori amari, dolci, acidi o piccanti, rendendo alcuni alimenti più gradevoli e altri meno appetibili.
In questa ricerca gli scienziati hanno individuato centinaia di associazioni riguardanti 96 preferenze alimentari, comprese quelle relative ad alimenti come aglio, pompelmo, rafano, wasabi, fave e persino all’abitudine di aggiungere sale ai cibi.
Questi risultati confermano che le nostre scelte alimentari sono il prodotto di una complessa interazione tra genetica, cultura, esperienze personali e ambiente.
Servono nuove conferme scientifiche
Gli autori invitano comunque alla prudenza.
La ricerca dovrà essere replicata in popolazioni più ampie e con caratteristiche etniche e culturali differenti per verificare se i risultati siano generalizzabili.
Inoltre, la nutrizione rimane uno degli ambiti più complessi della ricerca biomedica, poiché le preferenze alimentari dipendono da moltissimi fattori che interagiscono tra loro.
Per questo motivo gli studiosi ritengono necessario approfondire ulteriormente il ruolo dei geni del gusto e dell’olfatto nello studio delle malattie croniche.
Un passo avanti nella medicina personalizzata
Pur non dimostrando un effetto diretto delle cipolle sulla salute, lo studio offre un’interessante prospettiva sul futuro della nutrizione personalizzata.
Comprendere come la genetica influenzi le preferenze alimentari potrebbe aiutare, in futuro, a sviluppare strategie nutrizionali sempre più mirate alle caratteristiche individuali.
Per ora il messaggio rimane chiaro: apprezzare le cipolle non significa automaticamente essere protetti da ipertensione o diabete. Tuttavia, questa ricerca mostra quanto il nostro DNA possa influenzare non solo il funzionamento dell’organismo, ma anche ciò che finisce nel piatto e il modo in cui percepiamo i sapori della vita quotidiana.
