
Una delle più grandi paure che al giorno d’oggi frena le persone a farsi prescrivere farmi contro la depressione è la paura di esserne legati per sempre. Se la propria condizione psicologica migliora, come si fa a smettere di prendere antidepressivi? Facendolo si può incorrere facilmente ricadute e per questo ci sono percorsi specifici per la buona riuscita del tutto. Una nuova ricerca sull’argomento sembra aver trovato il metodo migliore.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, bisogna smettere gradualmente di prendere i farmaci contro la depressione e al tempo stesso continuare a ricevere un supporto psicologico. A conti fatti, sembra un’indicazione abbastanza banale e semplice, ma all’atto pratico è molto più complesso. Questa conclusione arriva dopo un lunga revisione di oltre 76 studi che hanno interessato più di 17.000 individui.
Depressione: la difficoltà nell’andare oltre al trattamento farmacologico
Sostanzialmente questo processo per passare alla fase successiva nel momento in cui ci si sente più sicuri per quanto riguarda il proprio stato di depressione è opposto alla scuola di pensiero che prevede un taglio netto dei farmaci. Lo studio parla di prevenire una ricaduta su cinque, ma si evidenzia l’assoluta importanza del supporto di un professionista.
Le parole dei ricercatori: “Non appena un antidepressivo viene modificato o ridotto, diventa fonte di ansia per la persona. I nostri risultati suggeriscono che, sebbene gli antidepressivi siano efficaci nel prevenire le ricadute depressive, non devono necessariamente essere un trattamento a lungo termine per tutti.” aggiungendo però che, come detto in precedenza, non è così lineare come processo: “Anche con una riduzione molto lenta, l’interruzione della terapia antidepressiva continua a essere associata al rischio di ricadute”.








