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Foto di New Leaf Mental Health Counseling da Pixabay

La pressione della performance diventa “normalità”

In Italia, la cultura della performance sta lasciando segni profondi sul benessere psicologico dei lavoratori. Secondo l’indagine condotta da Unobravo su circa 1.700 persone, oltre otto italiani su dieci hanno pensato di lasciare il proprio lavoro a causa dello stress, e metà lo ha già fatto almeno una volta. La paura di non essere all’altezza è percepita come il “new normal”: il 66% dei lavoratori teme ripercussioni se la performance cala a causa di stress o fragilità psicologica.

Il fenomeno non riguarda solo i numeri: mette in luce un malessere diffuso e silenzioso, alimentato da aspettative crescenti, competizione interna e la pressione costante di raggiungere risultati concreti.

Inadeguatezza e colpa: il prezzo del lavoro costante

La ricerca evidenzia un senso di inadeguatezza pervasivo: due lavoratori su tre non si sentono all’altezza delle aspettative di capi e colleghi. Questo stato psicologico si accompagna spesso a sensi di colpa, con l’80% dei rispondenti che li prova quando non lavora più ore del previsto o non raggiunge determinati obiettivi.

Il confine tra vita privata e professionale si assottiglia: più del 67% del campione ha sacrificato sé stesso, la famiglia, gli amici o gli hobby per il lavoro. Per i genitori, la situazione può risultare ancora più complessa: quasi il 45% sente di non poter dedicare abbastanza tempo ai figli a causa degli impegni professionali.

Lo stress si manifesta nel corpo e nel sonno

Le preoccupazioni lavorative hanno effetti concreti anche sulla salute fisica e sul riposo: oltre la metà del campione riporta tensioni muscolari, tachicardia o mal di stomaco, mentre quasi la metà segnala difficoltà a dormire. Questo legame tra stress e sintomi corporei sottolinea come il malessere emotivo influenzi anche il benessere fisico, creando un circolo vizioso difficile da interrompere senza supporto adeguato.

Supporto aziendale: ancora insufficiente

Nonostante il malessere diffuso, molte aziende italiane non offrono un reale sostegno psicologico: circa il 75% degli intervistati ritiene che la propria organizzazione valorizzi poco o per niente il benessere mentale. Lo stigma legato alle difficoltà psicologiche permane: il 66% teme ripercussioni in caso di calo di produttività.

I lavoratori indicano chiaramente cosa cambierebbero: al primo posto maggiore riconoscimento economico e retribuzioni giuste (62%), seguito da attenzione concreta alla salute mentale e sicurezza psicologica (oltre 50%).

Lavoro ibrido e flessibilità come strumenti di sollievo

Un dato interessante riguarda l’impatto del lavoro ibrido o da remoto: per il 58% degli intervistati, queste modalità hanno contribuito a ridurre lo stress legato alla performance. Questo suggerisce che flessibilità e autonomia organizzativa possono diventare leve concrete per il benessere dei dipendenti, senza rinunciare agli obiettivi aziendali.

Una riflessione degli esperti

“La paura di non essere all’altezza non è solo stress: è l’ingresso della cultura della performance nella nostra percezione di sé,” afferma la Dottoressa Valeria Fiorenza Perris, Psicoterapeuta e Clinical Director di Unobravo. “Ritrovare equilibrio significa riconoscersi anche al di fuori della sfera performativa, valorizzando la propria identità e i diversi contesti in cui ci muoviamo.”

Maddalena Mendola, Group Wellbeing & HSE Director di Engineering, sottolinea che prendersi cura del benessere mentale favorisce consapevolezza, gestione dello stress e maggiore prontezza nel lavoro, trasformando il benessere psicologico in un pilastro strategico per attrarre e fidelizzare talenti.

Benessere psicologico come vantaggio condiviso

I risultati dell’indagine confermano che il benessere psicologico non è più una questione privata, ma un fattore strategico per le imprese. Creare contesti in cui le persone possano esprimere il proprio potenziale in modo sostenibile significa trasformare il benessere in un vantaggio condiviso: per chi lavora e per chi guida le organizzazioni.

In un’epoca di grande cambiamento, la sfida per aziende e lavoratori è trovare un equilibrio tra performance e salute mentale, riconoscendo che una cultura del lavoro più sana non è solo etica, ma anche economicamente e socialmente sostenibile.