Covid-19 Pfizer variante sudafricana
Foto di Anna Tarazevich da Pexels

Un nuovo studio israeliano ha evidenziato che il vaccino Pfizer non sembra essere molto efficace nel debellare la variante sudafricana del Covid-19. Una riduzione meno del doppio dei livelli di titolo anticorpale, indicando che il vaccino sarebbe probabilmente ancora efficace nel neutralizzare le cosiddette mutazioni E484K e N501Y trovate nella variante sudafricana.

Lo studio ha confrontato 400 persone che avevano contratto la malattia 14 giorni e anche dopo aver ricevuto le dosi del vaccino contro lo stesso numero di pazienti che non hanno ricevuto il vaccino e comunque affette dal virus. Si è scoperto che la variante sudafricana, B.1.351, rappresenta circa l’1% di tutti i casi di Covid-19 in tutte le persone studiate.

 

Covid-19, il vaccino Pfizer è meno efficace sulla variante sudafricana

Tuttavia tra i pazienti vaccinati il tasso di prevalenza della variante era otto volte superiore rispetto a quelli non vaccinati. Un tasso sproporzionatamente più alto della variante sudafricana tra le persone vaccinate con una seconda dose, rispetto al gruppo non vaccinato. Ciò significa che la variante sudafricana è in grado, in una certa misura, di rompere la protezione del vaccino.

I ricercatori hanno tenuto a precisare che lo studio ha esaminato una piccola parte del campione visto il basso livello della variante in Sud Africa. Inoltre la ricerca non intendeva dedurre l’efficacia complessiva del vaccino contro alcuna variante. L’azienda Pfizer ha affermato il 1 aprile che il vaccino era efficace al 91%  nel prevenire il Covid-19, prendendo in considerazione i dati stimati fino a quel giorno.

Per quanto riguarda la variante sudafricana, hanno affermato che tra un gruppo di 800 volontari dello studio in Sud Africa, dove B.1.351 è diffuso, c’erano nove casi di Covid-19, tutti verificatisi tra i partecipanti che hanno ricevuto il placebo. Di questi nove casi, sei erano tra individui infettati dalla variante sudafricana. Anche altri studi hanno affermato che il vaccino non fosse cosi del tutto efficace contro la variante sudafricana, ma comunque offriva una difesa.

Sebbene i risultati dello studio abbiano messo preoccupazione in giro il fatto che la variante non si sia diffusa è davvero incoraggiante. Quasi il 53% degli israeliani ha ricevuto entrambe le dosi di Pfizer. Israele ha in gran parte riaperto la sua economia nelle ultime settimane mentre la pandemia sembra diminuire, con tassi di infezione, malattie gravi e ricoveri in forte calo. Circa un terzo ha meno di 16 anni, il che significa che non sono ancora idonei per il vaccino.

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