Per chi soffre di mal di schiena, l’idea di avvolgere la zona lombare con una fascia di sostegno non è certo nuova. Per anni, però, medici e linee guida hanno guardato con cautela a corsetti e cinture lombari, soprattutto per la scarsità di prove solide sulla loro efficacia. Ora uno studio clinico randomizzato pubblicato nell’agosto 2026 su JAMA Network Open riapre la questione: aggiungere una fascia lombare non rigida alle cure abituali ha prodotto miglioramenti maggiori nel dolore e nella capacità di svolgere le attività quotidiane rispetto alle sole cure standard.
Lo studio ha coinvolto 168 persone
I ricercatori hanno reclutato 168 adulti, con un’età media di 49 anni, in 17 centri medici francesi. Tutti soffrivano di lombalgia aspecifica presente da uno a sei mesi: cioè un dolore nella parte bassa della schiena non attribuibile a una specifica patologia identificabile. I partecipanti sono stati assegnati casualmente a due gruppi. Il primo ha continuato le cure abituali aggiungendo una fascia lombare regolabile e morbida; il secondo ha ricevuto soltanto le cure standard. Lo studio è durato 12 settimane, con controlli dopo quattro e dodici settimane.
La fascia veniva indossata fino a otto ore al giorno
Non si trattava di un corsetto rigido destinato a immobilizzare completamente la schiena. I partecipanti dovevano indossare un supporto lombare elastico e regolabile durante le attività diurne per un periodo compreso tra quattro e otto ore al giorno, evitando di utilizzarlo durante il sonno. Entrambi i gruppi erano inoltre incoraggiati a rimanere fisicamente attivi e potevano continuare a utilizzare i normali farmaci antidolorifici. Questo dettaglio è importante: lo studio non ha testato la fascia come sostituto del movimento o delle altre terapie, ma come strumento aggiuntivo.
Dolore e disabilità sono diminuiti maggiormente
Dopo 12 settimane, il punteggio di disabilità Oswestry era migliorato mediamente di 10 punti nel gruppo con la fascia, contro 5,3 punti nel gruppo di controllo. La differenza tra i gruppi è stata quindi di 4,7 punti. Anche il dolore, misurato su una scala da 0 a 100, si è ridotto maggiormente: rispetto ai controlli, la differenza era di circa 8,7 punti per il dolore a riposo e 10 punti durante l’attività. Inoltre, il 60,5% delle persone che indossavano la fascia ha ottenuto un miglioramento della disabilità di almeno il 30%, contro il 40,5% dei controlli.
Chi portava la fascia utilizzava anche meno farmaci
È emerso un altro risultato interessante. Durante le 12 settimane, circa il 50,6% dei partecipanti con la fascia ha utilizzato farmaci per il mal di schiena, contro il 67,6% del gruppo di controllo. Non sono stati registrati eventi avversi gravi collegati al dispositivo. Il possibile funzionamento di questi supporti non è comunque completamente chiarito. Le ipotesi comprendono una migliore percezione della posizione della schiena, maggiore controllo posturale e una riduzione temporanea del carico meccanico durante alcune attività. La rilevanza clinica di questi meccanismi rimane però incerta.
Il risultato è significativo, ma l’effetto non è enorme
I numeri richiedono una lettura prudente. La differenza media di 4,7 punti nell’indice di disabilità tra i gruppi è risultata statisticamente significativa, ma era inferiore ai 10 punti che i ricercatori avevano utilizzato come differenza-obiettivo per calcolare la dimensione del campione. Lo studio dimostra quindi un beneficio medio, non una guarigione spettacolare. Inoltre, il trial non poteva essere condotto in cieco: chi indossava la fascia sapeva di ricevere il trattamento. Aspettative, effetto placebo e maggiore sensazione di sicurezza potrebbero quindi aver contribuito ai risultati riferiti dai pazienti.
Le linee guida restano più prudenti
Il nuovo studio non cancella decenni di risultati contrastanti. Le evidenze precedenti sulle fasce lombari sono state eterogenee e alcune linee guida europee non le raccomandano oppure non formulano una raccomandazione specifica. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha espresso una raccomandazione condizionale contro l’uso routinario di cinture, corsetti e supporti nella lombalgia cronica, sulla base di evidenze considerate di certezza molto bassa e dei possibili problemi legati all’utilizzo prolungato. Il nuovo trial riguarda inoltre persone con dolore presente da uno a sei mesi, quindi non tutti i pazienti con mal di schiena.
Una fascia può aiutare, ma non deve sostituire il movimento
Il messaggio più utile dello studio non è quindi “mettete un corsetto e il mal di schiena passerà”. Per la lombalgia aspecifica, la gestione continua generalmente a puntare su educazione, mantenimento dell’attività, esercizio e fisioterapia, con interventi personalizzati quando necessari. La ricerca suggerisce piuttosto che una fascia morbida, utilizzata per alcune ore durante le attività quotidiane e per un periodo limitato, potrebbe rappresentare un’opzione non farmacologica aggiuntiva per alcuni pazienti. Serviranno studi più ampi, possibilmente capaci di chiarire quali persone ne beneficiano maggiormente e se i risultati persistano nel tempo. A volte, dunque, anche un vecchio rimedio può meritare una seconda possibilità: purché sia la scienza, e non la tradizione, a stabilirne limiti e utilità.
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