Quando si parla di tricotillomania, il disturbo caratterizzato dal bisogno ricorrente di strapparsi i capelli o altri peli del corpo, la prima spiegazione che viene in mente è spesso quella delle emozioni negative. Ansia, stress, tristezza, rabbia: stati emotivi che possono precedere il comportamento e sembrare quindi il suo principale innesco.
Un nuovo studio tedesco suggerisce però che la realtà potrebbe essere più complessa. In particolare, a sorprendere i ricercatori è stato il ruolo della noia, che sembra poter anticipare gli episodi di strappamento più efficacemente di alcune emozioni considerate tradizionalmente centrali, come ansia, tristezza e rabbia.
La scoperta non significa che le emozioni negative non abbiano alcuna importanza nella tricotillomania, ma invita a guardare il disturbo attraverso una lente più ampia: a volte un comportamento ripetitivo non nasce soltanto dal tentativo di ridurre una sofferenza emotiva intensa, ma può essere collegato anche alla ricerca di stimolazione, coinvolgimento o sollievo dalla monotonia.
Dieci giorni per osservare cosa succede nella vita quotidiana
Per studiare il fenomeno, i ricercatori hanno seguito circa 60 persone per dieci giorni, raccogliendo più di 2.500 rilevazioni relative agli stati emotivi e ai comportamenti dei partecipanti.
Nel periodo di osservazione sono stati registrati 702 episodi di strappamento. Un monitoraggio così ravvicinato permette di osservare qualcosa che spesso sfugge agli studi basati esclusivamente su questionari compilati a distanza di tempo: che cosa accade realmente nei momenti immediatamente precedenti a un episodio.
Ricordare dopo settimane come ci si sentiva durante un comportamento può infatti essere difficile. Raccogliere informazioni ripetute nella quotidianità consente invece di ricostruire con maggiore precisione le variazioni dell’umore e le circostanze associate al comportamento.
Ed è proprio attraverso questo tipo di osservazione che la noia è emersa come un possibile elemento predittivo.
La noia come segnale, non semplicemente come assenza di attività
La noia viene spesso considerata uno stato emotivo marginale, quasi l’opposto di un’emozione vera e propria. In realtà, dal punto di vista psicologico, può essere un’esperienza molto più articolata.
Quando siamo annoiati, possiamo percepire ciò che stiamo facendo come poco stimolante, ripetitivo o privo di significato, accompagnato dal desiderio di cambiare rapidamente stato mentale. Non è quindi soltanto “non avere niente da fare”: può rappresentare una condizione nella quale aumenta la ricerca di qualcosa che catturi l’attenzione.
Nel caso della tricotillomania, questa caratteristica potrebbe assumere un significato particolare. Il gesto di toccare, manipolare e strappare i capelli può fornire una stimolazione sensoriale immediata, oltre a creare una sequenza comportamentale ripetitiva e fortemente automatizzata.
Questo non significa che chi soffre di tricotillomania si strappi i capelli semplicemente perché si annoia. Il comportamento è molto più complesso e può essere associato a emozioni, pensieri, abitudini e situazioni differenti. La noia potrebbe però rappresentare uno dei segnali che aumentano la probabilità che l’episodio si verifichi.
Ansia e tristezza non scompaiono dalla spiegazione
Il risultato più interessante dello studio potrebbe essere proprio il ridimensionamento di una spiegazione troppo semplice.
Per molto tempo i comportamenti ripetitivi legati al corpo sono stati interpretati soprattutto attraverso il concetto di regolazione delle emozioni: una persona prova tensione, ansia o disagio e mette in atto un comportamento che, almeno temporaneamente, modifica quella sensazione.
Questo meccanismo può certamente essere presente nella tricotillomania. Ma se la noia riesce a prevedere gli episodi successivi meglio di ansia, tristezza o rabbia, significa che bisogna considerare anche altri processi.
Un comportamento può infatti essere mantenuto non soltanto perché riduce una sensazione spiacevole, ma anche perché produce qualcosa di immediatamente gratificante o coinvolgente. La distinzione è importante perché può cambiare il modo in cui si osservano i momenti di rischio.
Il comportamento può diventare automatico
Un ulteriore elemento da considerare riguarda l’automatismo. Alcune persone possono accorgersi di essersi strappate i capelli soltanto dopo aver iniziato, soprattutto durante attività sedentarie o poco coinvolgenti: mentre guardano la televisione, studiano, lavorano al computer, leggono o rimangono a lungo inattive.
In situazioni di questo tipo, non necessariamente esiste un pensiero consapevole come “sono ansioso, quindi devo strapparmi i capelli”. Il comportamento può inserirsi quasi senza essere notato all’interno di una sequenza abituale.
La noia potrebbe quindi creare un terreno favorevole: diminuisce il coinvolgimento con l’ambiente esterno e aumenta la disponibilità a rivolgere l’attenzione verso sensazioni corporee e comportamenti ripetitivi.
È un’ipotesi che aiuta anche a comprendere perché chiedere semplicemente a una persona di “controllarsi” possa essere poco efficace. Se il comportamento è in parte automatico, diventa fondamentale riconoscere i segnali che lo precedono.
Dalla prevenzione al riconoscimento dei segnali
Se ulteriori ricerche confermeranno questi risultati, la noia potrebbe diventare un elemento interessante anche nell’intervento psicologico sulla tricotillomania.
Non si tratterebbe, naturalmente, di eliminare ogni momento di noia dalla giornata. Piuttosto, potrebbe essere utile imparare a riconoscere quando compare quella particolare sensazione e osservare che cosa succede subito dopo.
La domanda potrebbe diventare: “Cosa accade dentro di me appena prima che inizi a strapparmi i capelli?”
Potrebbero emergere tensione, irrequietezza, bisogno di stimolazione, una sensazione di vuoto, un’attività ripetitiva oppure semplicemente la ricerca automatica di qualcosa da fare con le mani.
Questa consapevolezza può rappresentare un primo passo per interrompere la sequenza comportamentale e sperimentare alternative più funzionali.
Una scoperta che cambia il modo di guardare alla tricotillomania
Il valore dello studio non sta quindi nell’aver trovato una nuova causa della tricotillomania, ma nell’aver messo in discussione una spiegazione forse troppo lineare. Non sempre dietro un comportamento ripetitivo c’è un’emozione negativa intensa.
A volte può esserci una condizione molto più sfumata: il cervello cerca qualcosa che lo coinvolga, una sensazione da percepire, un gesto da ripetere. La noia, in questo senso, potrebbe essere meno innocua di quanto immaginiamo.
Restano naturalmente necessari studi più ampi e prolungati per capire quanto questo meccanismo sia generalizzabile e quali differenze esistano tra le persone. Ma il risultato apre una prospettiva interessante: per comprendere davvero un comportamento complesso come lo strappamento compulsivo dei capelli, forse non dobbiamo chiederci soltanto “quale emozione sto cercando di eliminare?”, ma anche “quale stato sto cercando di modificare?”.
E questa differenza, apparentemente piccola, potrebbe aiutare a comprendere meglio il rapporto tra noia, attenzione, regolazione emotiva e comportamenti ripetitivi.
