Correre una maratona è spesso visto come il traguardo di chi possiede forza, disciplina e uno stile di vita impeccabile. Nell’immaginario collettivo, chi macina chilometri all’aria aperta rappresenta la perfetta incarnazione di benessere fisico. Eppure, una ricerca recente condotta dallo specialista americano Jonathan Cannon ribalta questa convinzione: i maratoneti non sono immuni dalle malattie, anzi, potrebbero avere una maggiore probabilità di sviluppare tumore al colon.
Lo studio: numeri che sorprendono
L’indagine ha coinvolto 100 corridori abituali, uomini e donne tra i 35 e i 50 anni. I risultati hanno destato attenzione: quasi la metà presentava polipi intestinali e il 15% adenomi avanzati, una lesione precancerosa che può evolvere in tumore. Nella popolazione generale della stessa età, questa percentuale si aggira tra il 4,5% e il 6%. Una differenza che non può passare inosservata.
Sintomi spesso ignorati dagli sportivi
Un elemento che emerge con forza è la tendenza degli atleti a sottovalutare segnali importanti. Crampi addominali, episodi di diarrea o la presenza di sangue nelle feci vengono spesso spiegati come conseguenze “normali” dell’attività fisica intensa. Questo atteggiamento porta a rimandare esami e controlli, con il rischio di diagnosi tardive.
Possibili cause biologiche
Gli studiosi ipotizzano che lo sforzo fisico prolungato provochi una ridistribuzione del flusso sanguigno: più sangue ai muscoli, meno all’apparato digerente. Il colon, in condizioni di ipossia (carenza di ossigeno), subisce micro-lesioni e processi infiammatori che, nel tempo, possono favorire lo sviluppo di cellule tumorali. Una teoria che necessita di ulteriori conferme, ma che offre una spiegazione plausibile al fenomeno osservato.
Un fenomeno che riguarda anche i giovani
Il tumore del colon-retto non è più una malattia confinata all’età avanzata. Negli ultimi anni, i casi sotto i 50 anni sono in costante aumento in diversi Paesi, con un trend che preoccupa la comunità scientifica. Per questo, i risultati dello studio sui maratoneti vanno letti in un contesto più ampio: la prevenzione e lo screening devono diventare parte integrante della cultura della salute, indipendentemente dallo stile di vita.
Il messaggio: non smettere di correre, ma ascoltare il corpo
Lo studio non intende demonizzare lo sport, che resta uno dei migliori alleati della salute. Il punto centrale è un altro: non bisogna ignorare i segnali che il corpo invia. Anche chi corre decine di chilometri alla settimana non è esente dal rischio di malattia. Prevenzione, controlli periodici e attenzione ai sintomi diventano quindi le vere strategie vincenti.
Foto di Dean Moriarty da Pixabay
