
Non tutto l’esercizio è uguale, e non tutti i corpi rispondono allo stesso modo.
Secondo un recente studio pubblicato su Nature, gli uomini sopra i 50 anni devono fare più del doppio dell’attività fisica rispetto alle donne per ottenere la stessa riduzione del rischio di malattie cardiache.
Una scoperta che cambia la prospettiva su ciò che finora si pensava sull’attività fisica “uguale per tutti”.
I ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 80.000 adulti provenienti dalla UK Biobank, una vasta banca dati sanitaria britannica, confrontando le loro abitudini di movimento con le cartelle cliniche raccolte nell’arco di otto anni. I risultati hanno mostrato che le donne ottengono maggiori benefici cardiovascolari con meno esercizio rispetto agli uomini della stessa età.
I numeri della differenza: 9 ore contro 4
Secondo lo studio, per ridurre del 30% il rischio di sviluppare malattie coronariche, le donne over 50 devono praticare circa 4 ore di attività fisica moderata o intensa a settimana, come camminare a passo sostenuto, correre o andare in bicicletta.
Gli uomini, invece, per ottenere la stessa riduzione del rischio, devono arrivare a 9 ore settimanali, più del doppio.
A parità di esercizio — circa 150 minuti a settimana, la quantità raccomandata dalle linee guida internazionali — le donne hanno registrato una riduzione del rischio del 22%, mentre negli uomini la riduzione è stata solo del 17%.
In altre parole, l’esercizio fa bene a tutti, ma il corpo maschile ne trae un vantaggio minore sul piano cardiaco, almeno in termini di prevenzione.
Il ruolo degli ormoni e della biologia
Perché questa differenza così marcata? Gli scienziati ipotizzano che la risposta sia negli ormoni e nella fisiologia muscolare.
Gli estrogeni, ad esempio, sembrano aumentare la capacità del corpo femminile di bruciare i grassi e proteggere i vasi sanguigni, soprattutto durante l’attività fisica.
Inoltre, le donne impiegano più energia respiratoria e metabolica per svolgere le stesse attività degli uomini, il che potrebbe portare a un effetto di allenamento più efficiente sul sistema cardiovascolare.
Dopo la menopausa, tuttavia, la produzione di estrogeni cala drasticamente, e anche la protezione naturale tende a diminuire. Ecco perché gli esperti sottolineano l’importanza di mantenere una routine di movimento costante anche oltre i 60 anni, per continuare a beneficiare di questi effetti protettivi.
Esercizio e sopravvivenza: le donne rispondono meglio
Un’ulteriore analisi condotta su oltre 5.000 persone già affette da malattie coronariche ha confermato lo stesso trend.
Tra chi praticava almeno 150 minuti di attività moderata a settimana, le donne avevano il 70% di probabilità in meno di morire (per qualsiasi causa) nei successivi otto anni rispetto a quelle più sedentarie.
Negli uomini, invece, la riduzione del rischio di mortalità era solo del 20%. Questo non significa che gli uomini siano “penalizzati”, ma che devono muoversi di più per ottenere benefici equivalenti. Gli studiosi sottolineano che l’esercizio resta una delle armi più efficaci per proteggere il cuore, a prescindere dal genere.
Un messaggio chiaro: il cuore non è uguale per tutti
Lo studio suggerisce che le raccomandazioni generali sull’attività fisica dovrebbero essere più personalizzate, tenendo conto di fattori come sesso, età e stato ormonale.
Mentre per le donne può bastare una camminata veloce quotidiana o qualche ora di ginnastica alla settimana, gli uomini dovrebbero puntare a una routine più intensa o prolungata, magari alternando cardio, resistenza e allenamento funzionale.
Muoversi resta la miglior medicina
Che si tratti di uomini o donne, la conclusione è la stessa: muoversi fa bene, sempre.
L’attività fisica regolare riduce la pressione arteriosa, migliora il metabolismo dei grassi, rafforza il muscolo cardiaco e aiuta a mantenere il peso ideale.
La differenza, oggi, è che sappiamo con più precisione quanto e come farla per ottenere il massimo beneficio, rispettando i ritmi e le caratteristiche di ciascun corpo.
Nel futuro della medicina preventiva, studi come questo segneranno un passo decisivo verso una “cardiologia di genere”, dove il cuore maschile e quello femminile non saranno più considerati uguali, ma unici — e da proteggere con strategie su misura.
Foto di Derek Wolfgang da Pixabay








