
La corsa primitiva che conquista i social
Negli ultimi mesi i social network, e in particolare TikTok, si sono riempiti di video che mostrano persone correre, saltare o muoversi a quattro zampe.
Una tendenza tanto bizzarra quanto affascinante, che ha preso il nome di quadrobica (o “quadricipite”), dall’unione del latino quattuor (“quattro”) e di aerobico.
Il risultato? Un mix tra performance fisica, imitazione animale e, in alcuni casi, espressione identitaria.
La moda è esplosa a partire dal Giappone, dove nel 2008 Kenichi Ito stabilì un Guinness World Record percorrendo 100 metri a quattro zampe. Da allora, diversi atleti e performer hanno cercato di superarlo: nel 2022 l’americano Collin McClure e, nel 2025, il giapponese Ryusei Yonee, che ha fermato il cronometro a 14,55 secondi.
Da lì, la corsa “bestiale” è diventata virale: migliaia di giovani si filmano imitando i movimenti di cani, gatti o scimmie, rivendicando una forma di libertà fisica e spirituale.
Tra performance e identità: la sottocultura “quadrobica”
Non si tratta solo di fitness.
Dietro l’aspetto ludico e spettacolare, la quadrobica si intreccia con movimenti culturali più ampi.
In alcuni Paesi, come la Russia o il Giappone, sono nate vere e proprie sottoculture “quadrobiche”, in cui il gesto fisico diventa un linguaggio di appartenenza.
Una parte dei praticanti proviene dal mondo therian, una comunità di persone — spesso giovani — che si identificano come animali non umani.
Per loro, muoversi a quattro zampe rappresenta una forma di espressione corporea della propria identità.
Da non confondere con i furry, appassionati di personaggi antropomorfi che indossano costumi o “fursuit” per gioco o arte.
Nei Paesi dell’ex Unione Sovietica, tuttavia, il fenomeno ha suscitato polemiche e paure morali: politici e religiosi hanno accusato la quadrobica di “disumanizzare i giovani” o di importare “modelli occidentali devianti”.
In Uzbekistan, addirittura, le autorità hanno ammonito i genitori: coinvolgere i bambini nella “corsa animale” sarebbe segno di negligenza.
La filosofia del ritorno alle origini
Al di là del clamore, la quadrobica si inserisce in un trend più ampio: quello del benessere ancestrale.
Come le diete paleo, i bagni di ghiaccio o le discipline ispirate alla vita “selvaggia”, questa pratica promette di riconnettere l’essere umano con la natura, recuperando movimenti istintivi e schemi corporei dimenticati.
I sostenitori sostengono che muoversi a quattro zampe:
- migliori la mobilità articolare e la stabilità del core;
- rinforzi spalle, addome e gambe;
- stimoli la connessione mente-corpo attraverso la coordinazione;
- e favorisca persino una sorta di “spiritualità primitiva”, legata all’imitazione animale.
In rete, molti praticanti descrivono sensazioni di libertà fisica e mentale, come se gattonare restituisse una forma di autenticità perduta.
Un ritorno simbolico alle origini, in cui il corpo si libera dalle costrizioni sociali e torna ad agire come puro istinto.
Benefici (presunti) e limiti scientifici
Da un punto di vista fisiologico, la quadrobica può effettivamente rappresentare un allenamento funzionale.
I movimenti a quattro zampe coinvolgono gran parte dei gruppi muscolari, migliorano equilibrio, coordinazione e resistenza aerobica, e offrono uno stimolo inusuale al sistema nervoso.
Tuttavia, le evidenze scientifiche restano limitate.
Gli studi disponibili mostrano che, pur aumentando la frequenza cardiaca e la mobilità, il carico muscolare è limitato al peso corporeo, quindi non paragonabile all’allenamento con pesi o macchine da palestra.
Inoltre, l’esercizio richiede abilità e controllo motorio: è difficile da mantenere a lungo e può causare affaticamento o dolore articolare, soprattutto a polsi, gomiti e spalle.
In sintesi, può essere un’aggiunta curiosa e stimolante a un programma di fitness, ma non sostituisce le forme di allenamento tradizionali.
Meglio considerarla come un complemento ludico o un esercizio di mobilità.
Più spettacolo che scienza
Il successo virale della quadrobica ha probabilmente meno a che fare con la fisiologia e più con la cultura dell’immagine.
I video brevi e spettacolari attirano visualizzazioni, “mi piace” e condivisioni: un perfetto esempio dell’economia dell’attenzione.
Il valore simbolico — correre come un animale, sfidare le convenzioni — diventa parte dell’identità digitale, un modo per mettere in scena il corpo e la diversità.
In questo senso, la quadrobica riflette il nostro tempo: un’epoca in cui il confine tra allenamento, arte performativa e autoespressione è sempre più sfumato.
Non è solo fitness, ma una narrazione visiva che parla di libertà, metamorfosi e desiderio di appartenenza.
Tra evoluzione e spettacolo
Correre a quattro zampe non farà di noi atleti migliori né esseri più spirituali, ma può ricordarci una cosa: il corpo è anche gioco, curiosità e comunicazione.
La quadrobica — come molte tendenze virali — è uno specchio ironico dei nostri bisogni più antichi: muoverci, sentirci vivi, appartenere a qualcosa.
Forse, più che imitare gli animali, cerchiamo solo un modo diverso per tornare umani.








