ora legale obesità
Foto di Colin Behrens da Pixabay

Due volte all’anno, milioni di persone spostano le lancette avanti o indietro. Un gesto apparentemente innocuo, ma che in realtà può avere effetti profondi sulla salute. Secondo uno studio pubblicato su PNAS, l’alterazione dei ritmi circadiani causata dall’ora legale e dal cambio stagionale è legata a un aumento dei casi di obesità e ictus.

I ricercatori stimano che eliminare il passaggio semestrale all’ora legale e mantenere l’ora solare permanente potrebbe prevenire oltre 2,6 milioni di casi di obesità e più di 300.000 ictus all’anno solo negli Stati Uniti.

La ricerca: simulazioni su 300 milioni di persone

Lo studio, guidato dagli scienziati Jamie Zeitzer e Lara Weed della Stanford University, ha analizzato le conseguenze di tre scenari diversi:

  • ora solare permanente
  • ora legale permanente
  • cambio semestrale dell’ora

Attraverso un modello matematico che ha simulato esposizione alla luce e routine quotidiane di oltre 300 milioni di americani, i ricercatori hanno calcolato il cosiddetto “carico circadiano”, ossia lo stress biologico dovuto allo sfasamento tra orologio interno e orario esterno.

Il risultato è chiaro: il doppio cambio annuale è quello che produce i danni maggiori, mentre l’ora solare permanente riduce al minimo il disallineamento.

Perché il ritmo circadiano è così importante

Il nostro corpo segue un orologio interno che regola sonno, metabolismo e funzioni cellulari. Quando questo ritmo viene continuamente interrotto, la qualità del sonno peggiora e aumentano i fattori di rischio per malattie cardiovascolari e metaboliche.

In particolare, il disallineamento circadiano favorisce la resistenza insulinica, l’aumento di peso e la predisposizione a eventi ischemici come l’ictus.

Come ha spiegato Zeitzer: “Il nostro ritmo circadiano regola ogni cellula del corpo. Interromperlo ripetutamente ha conseguenze misurabili sulla salute”.

Ora solare o ora legale permanente?

Secondo i calcoli, mantenere l’ora legale per tutto l’anno sarebbe comunque meglio del cambio semestrale, ma non abbastanza. In questo scenario si otterrebbero 1,7 milioni di casi di obesità in meno e circa 220.000 ictus in meno rispetto al sistema attuale.

Tuttavia, l’ora solare permanente resta l’opzione più sicura per la salute pubblica.

I limiti dello studio

Gli autori precisano che il modello presenta alcune limitazioni:

  • ha ipotizzato orari di sonno e lavoro uniformi
  • non ha considerato differenze stagionali nei comportamenti
  • si è basato su dati auto-riportati dai partecipanti
  • non ha tenuto conto delle disparità etniche e sociali legate al sonno

Questo ultimo punto è cruciale, perché le comunità nere e ispaniche soffrono in misura maggiore di disturbi del sonno e malattie metaboliche.

Una questione di politiche pubbliche

Il dibattito su quale orario adottare è ancora aperto in molti Paesi, compresa l’Unione Europea. I ricercatori di Stanford invitano i decisori politici a considerare i dati scientifici: l’ora solare permanente non sarebbe solo una scelta pratica, ma anche un potente intervento di prevenzione sanitaria.

Come conclude Zeitzer: “Questo studio non chiude il dibattito, ma fornisce solide prove del perché l’ora solare permanente dovrebbe entrare seriamente nelle politiche pubbliche”.

Foto di Colin Behrens da Pixabay