
Due volte all’anno, milioni di persone spostano le lancette avanti o indietro. Un gesto apparentemente innocuo, ma che in realtà può avere effetti profondi sulla salute. Secondo uno studio pubblicato su PNAS, l’alterazione dei ritmi circadiani causata dall’ora legale e dal cambio stagionale è legata a un aumento dei casi di obesità e ictus.
I ricercatori stimano che eliminare il passaggio semestrale all’ora legale e mantenere l’ora solare permanente potrebbe prevenire oltre 2,6 milioni di casi di obesità e più di 300.000 ictus all’anno solo negli Stati Uniti.
La ricerca: simulazioni su 300 milioni di persone
Lo studio, guidato dagli scienziati Jamie Zeitzer e Lara Weed della Stanford University, ha analizzato le conseguenze di tre scenari diversi:
- ora solare permanente
- ora legale permanente
- cambio semestrale dell’ora
Attraverso un modello matematico che ha simulato esposizione alla luce e routine quotidiane di oltre 300 milioni di americani, i ricercatori hanno calcolato il cosiddetto “carico circadiano”, ossia lo stress biologico dovuto allo sfasamento tra orologio interno e orario esterno.
Il risultato è chiaro: il doppio cambio annuale è quello che produce i danni maggiori, mentre l’ora solare permanente riduce al minimo il disallineamento.
Perché il ritmo circadiano è così importante
Il nostro corpo segue un orologio interno che regola sonno, metabolismo e funzioni cellulari. Quando questo ritmo viene continuamente interrotto, la qualità del sonno peggiora e aumentano i fattori di rischio per malattie cardiovascolari e metaboliche.
In particolare, il disallineamento circadiano favorisce la resistenza insulinica, l’aumento di peso e la predisposizione a eventi ischemici come l’ictus.
Come ha spiegato Zeitzer: “Il nostro ritmo circadiano regola ogni cellula del corpo. Interromperlo ripetutamente ha conseguenze misurabili sulla salute”.
Ora solare o ora legale permanente?
Secondo i calcoli, mantenere l’ora legale per tutto l’anno sarebbe comunque meglio del cambio semestrale, ma non abbastanza. In questo scenario si otterrebbero 1,7 milioni di casi di obesità in meno e circa 220.000 ictus in meno rispetto al sistema attuale.
Tuttavia, l’ora solare permanente resta l’opzione più sicura per la salute pubblica.
I limiti dello studio
Gli autori precisano che il modello presenta alcune limitazioni:
- ha ipotizzato orari di sonno e lavoro uniformi
- non ha considerato differenze stagionali nei comportamenti
- si è basato su dati auto-riportati dai partecipanti
- non ha tenuto conto delle disparità etniche e sociali legate al sonno
Questo ultimo punto è cruciale, perché le comunità nere e ispaniche soffrono in misura maggiore di disturbi del sonno e malattie metaboliche.
Una questione di politiche pubbliche
Il dibattito su quale orario adottare è ancora aperto in molti Paesi, compresa l’Unione Europea. I ricercatori di Stanford invitano i decisori politici a considerare i dati scientifici: l’ora solare permanente non sarebbe solo una scelta pratica, ma anche un potente intervento di prevenzione sanitaria.
Come conclude Zeitzer: “Questo studio non chiude il dibattito, ma fornisce solide prove del perché l’ora solare permanente dovrebbe entrare seriamente nelle politiche pubbliche”.
Foto di Colin Behrens da Pixabay








