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Siamo vicini a parlare con animali: delfini, balene e oranghi in prima linea

Federica VitalePubblicato il 3 min di lettura
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parlare con animali
Foto di NoName_13 da Pixabay

Per secoli l’uomo ha creduto che il linguaggio fosse il marchio distintivo della nostra specie. Ma la ricerca più recente, spinta dall’uso dell’intelligenza artificiale, sta ribaltando questa convinzione: delfini, balene, oranghi ed elefanti sembrano possedere sistemi di comunicazione complessi, con regole e significati che vanno ben oltre semplici versi o gesti.

Il traguardo che fino a pochi decenni fa sembrava fantascienza – un vero dialogo tra esseri umani e animali – oggi appare meno lontano.

Il ruolo chiave dell’intelligenza artificiale

L’IA ha cambiato radicalmente le possibilità degli studiosi. Algoritmi avanzati sono in grado di processare enormi quantità di dati, analizzando registrazioni acustiche, video e interazioni tra animali con una precisione impossibile per l’occhio umano.

“Con l’intelligenza artificiale possiamo cercare schemi che altrimenti resterebbero invisibili”, spiega Frants Jensen, biologo all’Università di Aarhus. È questo approccio che ha permesso di individuare segnali ricorrenti nei richiami dei delfini e addirittura un “vocabolario” di clic nei capodogli.

Il linguaggio segreto del mare

Il mare sembra custodire i misteri più sorprendenti.

  • Le seppie, ad esempio, comunicano attraverso gesti: piegano e intrecciano i tentacoli in modi specifici, quasi come se stessero scrivendo con il corpo. Alcuni movimenti sono stati interpretati come segnali di avvertimento o inviti a interagire.
  • I delfini tursiopi hanno un repertorio ancora più ricco. Oltre ai “fischietti distintivi” usati per riconoscersi tra individui, utilizzano suoni collettivi che sembrano equivalere a domande (“Cos’è successo?”) o ad allarmi. In pratica, un linguaggio sociale evoluto che ricorda più da vicino le dinamiche umane.
  • Le balene, invece, comunicano con complessi pattern di clic e canti che mostrano strutture statistiche simili a quelle di una lingua vera e propria. Il progetto internazionale CETI, che studia i capodogli, ha già identificato oltre 150 schemi sonori che potrebbero costituire un alfabeto acustico.

Gli elefanti che parlano a gesti

Non meno affascinante è la comunicazione degli elefanti. Oltre a produrre suoni infrasonici, impercettibili per l’orecchio umano, hanno dimostrato di riconoscersi per nome, di salutarsi e persino di fare richieste attraverso gesti. In altre parole, possiedono un linguaggio multimodale che combina voce e corpo.

Oranghi: custodi del segreto del linguaggio umano?

Nel mondo dei primati, gli oranghi stanno offrendo indizi sorprendenti. Alcuni studi hanno dimostrato che sono capaci di comunicare eventi passati, ritardando un segnale di pericolo per trasmetterlo ai piccoli anche diversi minuti dopo.

Secondo il primatologo Adriano Lameira, questa capacità di riferirsi al “non presente” potrebbe essere una delle radici evolutive del linguaggio umano. Inoltre, ricerche recenti hanno mostrato che gli oranghi modulano i propri richiami per trasmettere anche la nozione del tempo trascorso da un evento.

Un premio milionario e la sfida globale

L’interesse scientifico e mediatico è cresciuto a tal punto che la Coller Dolittle Challenge ha istituito un premio di 10 milioni di dollari per il primo team che riuscirà a stabilire una comunicazione chiara con un’altra specie.

Non è solo un esperimento accademico: riuscire a “parlare” con gli animali significherebbe cambiare per sempre il nostro rapporto con loro, ridefinendo concetti come intelligenza, coscienza e persino diritti degli esseri viventi.

Il futuro: dal mito alla realtà

Oggi la domanda non è più se riusciremo a comunicare con gli animali, ma quando e con quali specie avverrà per prime. I candidati più promettenti sembrano essere i delfini, grazie alla loro socialità, o le balene, con il loro linguaggio già sorprendentemente strutturato.

La possibilità di un dialogo interspecifico non aprirebbe solo nuove frontiere scientifiche, ma ci costringerebbe anche a riconsiderare la nostra posizione nel mondo naturale. Forse, presto, non saremo più gli unici a “parlare”: dovremo anche imparare ad ascoltare.

Foto di NoName_13 da Pixabay