
Nel cuore del Pacifico settentrionale, a nord delle Hawaii, i ricercatori hanno identificato un nuovo protagonista della virosfera marina: PelV-1, un virus gigante con la coda più lunga mai osservata. L’appendice, lunga fino a 2,3 micron, supera di gran lunga le dimensioni di molti batteri e batte il precedente record detenuto dal Tupanvirus.
La scoperta alla stazione ALOHA
Il ritrovamento è avvenuto presso la stazione ALOHA, un punto di osservazione scientifica nel vortice subtropicale del Pacifico. Qui, gli scienziati hanno raccolto campioni d’acqua a 25 metri di profondità, isolando un dinoflagellato chiamato Pelagodinium. Con sorpresa, insieme a esso hanno trovato il suo parassita virale, PelV-1.
Un nemico raro dei dinoflagellati
I virus che attaccano i dinoflagellati sono estremamente rari e difficili da studiare. Prima di PelV-1, erano noti soltanto altri due grandi virus a DNA capaci di infettare questi organismi, nessuno dei quali aveva un genoma sequenziato. Questa lacuna è rilevante: i dinoflagellati sono fondamentali per la vita oceanica, partecipano alle catene alimentari e talvolta sono responsabili delle temute “maree rosse”.
La coda da record e il suo mistero
Attraverso la microscopia elettronica, il PelV-1 ha rivelato una struttura sorprendente: un capside di 200 nanometri da cui parte una sottile coda larga appena 30 nanometri, lunga più di dieci volte il corpo del virus. Alcuni esemplari presentano anche una protuberanza opposta, collegata a un’apertura a forma di stella chiamata “stargate”. Curiosamente, i virus formati all’interno della cellula ospite non hanno coda: essa si forma solo dopo la liberazione, un processo ancora poco compreso.
Strategia di sopravvivenza in un mare povero
Gli studiosi ipotizzano che la coda aumenti il “raggio di cattura” del virus, incrementando le probabilità di incontrare un ospite nelle acque povere di nutrienti del Pacifico subtropicale. In un ambiente dove le opportunità di contagio sono rare, ogni micron in più può fare la differenza.
Due virus, un ecosistema complesso
Il sequenziamento ha rivelato la presenza di un secondo virus, co-PelV, appartenente alla stessa famiglia (Mesomimiviridae) ma privo di geni della coda. Questo secondo virus possiede però enzimi per degradare clorofilla e cellulosa, potenzialmente capaci di alterare il metabolismo e il comportamento dell’ospite.
Un genoma fuori scala
Con 459.000 coppie di basi e 467 geni, il genoma di PelV-1 è gigantesco per un virus. Contiene istruzioni per processi tipici delle cellule viventi, tra cui proteine per catturare la luce e una rodopsina che potrebbe consentire di sfruttare l’energia solare.
Questa scoperta non solo stabilisce un record morfologico, ma apre nuove domande sull’evoluzione, l’ecologia e il ruolo dei virus giganti nella regolazione della vita marina.
Foto di Samuel F. Johanns da Pixabay






