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I fichi trasformano la CO₂ in pietra: così aiutano il clima

Federica VitalePubblicato il 2 min di lettura
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Foto di Dx21 da Pixabay

Non tutti gli alberi sono uguali quando si parla di lotta al cambiamento climatico. Un nuovo studio dell’Università di Zurigo rivela che alcune specie di Ficus, i fichi, non si limitano ad assorbire anidride carbonica come tutte le piante, ma sono capaci di trasformarla in roccia, stoccandola nel terreno per centinaia di anni.

Questa abilità, mai documentata prima con tale dettaglio, potrebbe aprire nuove strade nella strategia di sequestro del carbonio, un pilastro fondamentale nella battaglia contro l’aumento delle temperature globali.

Come funziona il meccanismo “pietrificante”

Lo studio, guidato dal ricercatore Mike Rowley, si è focalizzato su tre specie di fichi originarie del Kenya. A differenza degli altri alberi, che trattengono il carbonio principalmente sotto forma di cellulosa o lignina, questi Ficus producono ossalato di calcio, che viene poi convertito da microrganismi del suolo in carbonato di calcio, il materiale di cui sono composti calcare e marmo.

Il risultato? Una parte del carbonio atmosferico viene letteralmente trasformata in minerale solido, un composto estremamente stabile che può restare nel suolo per secoli.

Prove sul campo e risultati sorprendenti

Per confermare la presenza di carbonato di calcio, i ricercatori hanno applicato acido cloridrico diluito su radici e tronchi: le bollicine che si sono formate indicano chiaramente la reazione tipica tra acido e carbonati. I depositi erano talmente estesi da sorprendere gli stessi studiosi, che li hanno trovati anche in profondità nel legno.

Un dato ancora più promettente è che questi “pozzi minerali di carbonio” non scompaiono con la morte dell’albero: i minerali restano nel suolo, continuando a svolgere la loro funzione climatica.

Impatto ambientale e potenziale futuro

La scoperta dei fichi “pietrificatori” potrebbe avere implicazioni enormi per la riforestazione intelligente. Non si tratta solo di piantare alberi, ma di scegliere quelli giusti: alberi che offrano benefici alimentari, come i fichi, e che al tempo stesso immagazzinino carbonio in modo permanente e non reversibile.

Naturalmente, sarà necessario approfondire variabili come la quantità effettiva di CO₂ trasformata, la tolleranza climatica delle piante e il fabbisogno idrico, ma il potenziale è chiaro.

Una nuova alleanza tra natura e scienza

La ricerca sarà presentata alla conferenza Goldschmidt di Praga, uno dei principali appuntamenti mondiali sulla geochimica. Intanto, il messaggio è chiaro: la natura offre soluzioni inaspettate, e i fichi potrebbero diventare alleati cruciali per costruire un futuro a basse emissioni.

Non solo alberi da frutto, quindi, ma architetti silenziosi di un clima più stabile.

Foto di Dx21 da Pixabay