shohreh bayat

Le donne famose dello sport e della tv iraniana si stanno ribellando al regime e al velo, dopo l’ammissione dell’abbattimento dell’aereo della Ukraine Airlines in cui hanno perso la vita 176 persone. Alimentano così i venti di protesta che già soffiano su tutto il paese.

 

La strumentalizzazione dell’unica medaglia olimpica femminile

Lo scorso fine settimana il governo iraniano ha ammesso di aver abbattuto l’aereo della Ukraine Airline, precipitato a Teheran subito dopo il decollo. Poche ore dopo l’annuncio e in concomitanza con lo scoppio delle proteste popolari contro il governo, l’atleta di taekwondo Kimia Alizadeh, unica medaglia olimpica femminile nella storia iraniana, ha dichiarato sul suo profilo Instagram di aver lasciato il suo paese: “Non voglio essere parte dell’ipocrisia, delle menzogne, dell’ingiustizia e della piaggeria”. Con questo post, la ragazza ha denunciato la propria strumentalizzazione a fini politici da parte del regime e si è trasferita nei Paesi Bassi per prepararsi a Tokyo 2020, dove non gareggerà per l’Iran: forse scenderà sul tatami senza velo, che aveva obbligatoriamente indossato a Rio 2016. Il suo è l’ultimo e uno dei più clamorosi casi di atleti scappati dal loro paese.

kimia alizadeh

 

Perdono per le menzogne del regime

Ma Kimia non è l’unica donna ad aver alzato la testa e ad aver detto “basta”. In questi giorni i volti del giornalismo televisivo iraniano hanno fatto altrettanto. Infatti, Gelare Jabbari, giornalista della tv di stato, ha annunciato sui propri profili social: Perdonatemi per avervi mentito per 13 anni. Non tornerò mai più in televisione”.  La collega Zahra Khatami, sulla scia della collega, si è dimessa e ha chiesto perdono per le menzogne che, tramite la sua persona, il governo iraniano ha diffuso. Infatti, proprio l’associazione dei giornalisti di Teheran ha rilasciato un comunicato: “Ciò che mette a rischio la nostra società in questo momento non sono soltanto i missili o gli attacchi militari, ma la mancanza di media liberi. Nascondere la verità e diffondere bugie traumatizza l’opinione pubblica. Quel che è accaduto è una catastrofe per i media in Iran”.

gelare jabbari

 

Liberarsi del velo a caro prezzo

Leggermente diversa è la storia dell’arbitro internazionale di scacchi, ma pur sempre di protesta. Durante i Campionati Mondiali Femminili che si stanno svolgendo in Russia, Shohreh Bayat, primo arbitro nella storia dell’Iran, ha presenziato una gara lasciando scoperti i capelli: seppur indossando il velo, ha infranto la legge iraniana perché non era portato nel modo “corretto”.

Nonostante le manifestazioni popolari nelle piazze e la crisi con gli Stati Uniti e i paesi coinvolti nel disastro aereo, Teheran ha definito il comportamento dell’arbitro una protesta contro il governo. È contro i miei principi. La gente dovrebbe avere il diritto di scegliere come vestirsi, non dovrebbe essere un’imposizione!” ha dichiarato in un’intervista alla BBC.

A causa delle polemiche scoppiate in patria circa il suo comportamento, Bayat non può più tornare dalla sua famiglia: per il governo iraniano il prestigio della donna serviva come propaganda politica per le donne, proprio come Kimia, fin quando l’arbitro non ha scoperto la testa. “Non faccio che pensare alle donne iraniane che hanno preso parte a tornei di alto livello. Ma l’unica cosa che conta per loro – il regime – è il mio hijab, non la mia qualifica. Questo mi dà fastidio”. Non potendo più tornare a casa, la 32enne ha definitivamente rimosso il velo e arbitrerà i prossimi match con i capelli scoperti.