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Le voci profonde sembrano intimidire più che sedurre

Federica VitalePubblicato il 6 min di lettura
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Foto di Sammy-Sander da Pixabay

Una voce maschile profonda profonda ha da sempre un certo potere evocativo. Può sembrare autorevole, sicura, persino intimidatoria. Ma quando si tratta di attrazione, potrebbe non avere lo stesso effetto che comunemente immaginiamo.

A suggerirlo è un nuovo studio condotto da James E. Rutter e Lynda G. Boothroyd, psicologi dell’Università di Durham, nel Regno Unito, che ha cercato di capire quale ruolo giochi effettivamente il tono della voce nella percezione degli uomini.

La domanda di partenza è tutt’altro che banale: perché durante la pubertà la voce maschile diventa così profondamente più bassa?

Una spiegazione tradizionale è che questo cambiamento possa essere legato alla selezione sessuale, rendendo gli uomini più attraenti agli occhi delle potenziali partner. Ma esiste anche un’altra possibilità: una voce bassa potrebbe essersi evoluta soprattutto come segnale di forza e minaccia nei confronti degli altri uomini.

I risultati del nuovo studio sembrano dare maggiore sostegno proprio a questa seconda ipotesi.

Diciassette uomini, dodici voci diverse

Per capire quanto la voce influenzasse il giudizio degli osservatori, i ricercatori hanno coinvolto 17 uomini, differenti per altezza, peso e corporatura.

I partecipanti sono stati filmati a figura intera mentre pronunciavano una semplice sequenza numerica. Il dettaglio era fondamentale: chi guardava il video poteva quindi vedere contemporaneamente il corpo dell’uomo e ascoltarne la voce.

Successivamente, i ricercatori hanno manipolato digitalmente le registrazioni, modificandone il tono e la risonanza. Per ogni partecipante sono state create 12 versioni differenti della voce, alcune più profonde e altre più acute.

A quel punto sono entrati in scena centinaia di volontari, chiamati a osservare i video e a formulare diverse valutazioni sugli uomini che comparivano sullo schermo.

Non dovevano semplicemente dire se un uomo fosse bello oppure no. Dovevano giudicare caratteristiche come forza fisica, capacità di combattimento, dominanza e attrattiva.

Il confronto permetteva così di capire se una voce più profonda producesse un effetto generale oppure se influenzasse specificamente alcuni aspetti della percezione.

La voce bassa cambia la percezione della dominanza

Il risultato è stato piuttosto netto.

Quando il tono e la risonanza della voce venivano abbassati, gli uomini venivano percepiti come più dominanti, più forti e maggiormente capaci di affrontare uno scontro fisico.

In altre parole, una voce profonda sembrava comunicare qualcosa di preciso: quest’uomo è potente.

Ma il risultato cambiava quando entrava in gioco l’attrazione.

La voce più grave non rendeva automaticamente l’uomo più attraente.

Questo è uno degli aspetti più interessanti dello studio, perché mette in discussione l’idea semplicistica secondo cui una voce profonda sarebbe, di per sé, un segnale di maggiore desiderabilità sessuale.

Il cervello degli osservatori sembrava invece utilizzare quella caratteristica vocale soprattutto per costruire un’immagine legata alla forza e alla posizione sociale.

A contare di più era ciò che gli occhi vedevano

I ricercatori hanno introdotto un ulteriore elemento nel loro esperimento: alcuni partecipanti hanno guardato i video senza audio.

In questo modo è stato possibile confrontare l’effetto delle informazioni visive con quello prodotto dalle variazioni della voce.

Ed è emerso che ciò che gli osservatori vedevano aveva un peso particolarmente importante.

La corporatura, la presenza fisica e gli altri segnali visivi contribuivano in modo significativo alla valutazione della forza, della dominanza e dell’attrattiva. Le modifiche della voce potevano spostare alcune percezioni, ma non sembravano avere lo stesso peso dell’immagine complessiva dell’uomo.

È un risultato che ricorda quanto la nostra percezione sociale sia multimodale: non giudichiamo una persona sulla base di un singolo segnale, ma integriamo informazioni provenienti dal volto, dal corpo, dalla voce, dal movimento e dal contesto.

Una voce profonda può quindi aggiungere un’informazione, ma difficilmente determina da sola il giudizio.

Perché gli uomini hanno sviluppato una voce così profonda?

Qui lo studio entra in un problema evolutivo più ampio.

Durante la pubertà maschile, la crescita della laringe e delle corde vocali, accompagnata dai cambiamenti ormonali, produce un abbassamento significativo della frequenza fondamentale della voce.

Ma perché questa caratteristica avrebbe potuto essere favorita dall’evoluzione?

Una possibilità è la selezione sessuale: una voce più bassa avrebbe potuto comunicare caratteristiche desiderabili alle potenziali partner.

Un’altra ipotesi è invece legata alla competizione tra maschi.

Se una voce profonda comunica inconsciamente maggiore dimensione corporea, forza o capacità di combattimento, potrebbe funzionare come un segnale che riduce la necessità di arrivare allo scontro fisico. In natura, infatti, mostrare di essere un avversario pericoloso può essere vantaggioso anche quando non si arriva a combattere.

Da questo punto di vista, una voce grave potrebbe avere avuto un valore soprattutto come segnale di intimidazione.

Non servirebbe necessariamente a conquistare qualcuno, ma a far capire a un potenziale rivale che sarebbe meglio non sottovalutare chi ha di fronte.

Ma una voce acuta rende davvero meno attraenti?

I risultati suggeriscono una sfumatura interessante.

Una voce molto alta può effettivamente penalizzare la percezione dell’attrattiva maschile in determinate condizioni. Ma questo non significa che l’effetto opposto sia automaticamente vero.

È una distinzione importante: se una caratteristica riduce l’attrattiva, eliminarla non significa necessariamente aumentarla all’infinito.

Nel caso studiato, abbassare ulteriormente il tono non produceva un corrispondente incremento del fascino quando gli osservatori potevano anche vedere il corpo dell’uomo.

La voce, insomma, sembra avere una sorta di specializzazione percettiva: può contribuire a comunicare chi appare dominante, senza essere necessariamente un potente indicatore di chi appare più desiderabile.

Non significa che le donne non siano attratte dalle voci profonde

Il risultato non va però trasformato in una conclusione assoluta del tipo: “alle donne non piacciono le voci profonde”.

Lo studio affronta una questione molto più specifica: come cambia la percezione di un uomo quando il suo tono vocale viene modificato, soprattutto quando gli osservatori possono anche vedere il suo corpo.

L’attrazione reale è un fenomeno molto più complesso. Entrano in gioco caratteristiche fisiche, personalità, comportamento, familiarità, contesto sociale, preferenze individuali e una quantità enorme di informazioni che un esperimento controllato non può riprodurre completamente.

Inoltre, percepire qualcuno come dominante non equivale affatto a desiderarlo.

Ed è proprio questa distinzione a rendere interessante il risultato.

La voce potrebbe essere un messaggio sociale prima ancora che romantico

Una delle interpretazioni più affascinanti dello studio è quindi che la voce profonda possa comunicare soprattutto potere sociale e fisico.

Quando ascoltiamo qualcuno parlare, non elaboriamo soltanto le parole. La voce contiene informazioni che il cervello può utilizzare per costruire rapidamente un’immagine della persona: età apparente, sesso, dimensioni corporee percepite, stato emotivo e, in determinate circostanze, persino segnali legati alla dominanza.

La voce è dunque molto più di un semplice mezzo attraverso cui trasportiamo il linguaggio.

È anche un segnale sociale.

E forse una delle sue funzioni più antiche non era quella di sedurre, ma di comunicare agli altri: so essere una presenza con cui è meglio non scherzare.

La ricerca di Durham suggerisce proprio questo scenario: quando una voce maschile diventa più profonda, ciò che cambia soprattutto nella mente di chi ascolta non è necessariamente il livello di attrazione, ma la percezione della forza, della dominanza e della capacità di affrontare un confronto fisico.

La voce profonda, insomma, potrebbe essere nata meno per conquistare e più per convincere gli altri a non sfidarti.

Se vuoi, posso anche preparare una versione più accattivante da magazine, con un titolo del tipo “La voce profonda non ti rende più sexy: ecco cosa comunica davvero”.

Foto di Sammy-Sander da Pixabay