Possiamo trascorrere molto tempo da soli senza soffrirne e, al contrario, sentirci profondamente soli anche in mezzo ad altre persone. Per questo gli scienziati distinguono isolamento sociale e solitudine. Il primo descrive una condizione più oggettiva, caratterizzata da pochi contatti e scarsa partecipazione sociale; la seconda è l’esperienza soggettiva di non avere le relazioni desiderate. Un grande studio pubblicato su Nature Communications suggerisce che entrambe siano associate a una riduzione degli anni trascorsi senza importanti malattie, con un effetto particolarmente evidente sulla salute mentale.
Lo studio ha seguito oltre 277 mila persone
I ricercatori hanno analizzato 277.489 adulti della UK Biobank, inizialmente privi di sette grandi categorie di malattie: diabete di tipo 2, patologie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche, patologie neurodegenerative, tumori, depressione e ansia. Il follow-up mediano ha superato i 13 anni. Durante il periodo di osservazione sono stati registrati 78.829 nuovi casi delle sette condizioni considerate e 16.356 decessi. Gli studiosi hanno quindi calcolato la cosiddetta disease-free life expectancy, cioè quanti anni una persona può aspettarsi di vivere senza sviluppare quelle patologie.
Da dove arrivano quei famosi 5,8 anni
Il numero più impressionante riguarda la salute mentale degli uomini. A 50 anni, gli uomini che presentavano contemporaneamente solitudine e isolamento sociale avevano una speranza di vita libera da depressione e ansia inferiore di 5,8 anni rispetto a quelli che non presentavano nessuna delle due condizioni. Nelle donne la differenza corrispondente era di 3,7 anni. Considerando invece soltanto la solitudine, la perdita stimata era di 2,9 anni negli uomini e 3,9 nelle donne. Il risultato mostra quindi che il titolo “la solitudine cancella sei anni” necessita di una precisazione: il valore massimo riguarda una condizione specifica e determinati esiti di salute.
Anche la salute fisica sembra risentirne, ma meno
Quando gli scienziati hanno considerato cinque grandi categorie di malattie fisiche — diabete, patologie cardiovascolari, respiratorie, neurodegenerative e tumori — le differenze erano inferiori. A 50 anni, uomini contemporaneamente soli e socialmente isolati avevano 1,7 anni in meno di vita libera da queste malattie; nelle donne la perdita stimata raggiungeva 2,4 anni. Considerando insieme tutte e sette le condizioni fisiche e mentali, il divario era rispettivamente di 2,2 e 3 anni. Solitudine e isolamento sembrano dunque associarsi più intensamente agli anni vissuti senza disturbi mentali che a quelli senza malattie fisiche.
Come possono le relazioni entrare nella biologia?
Non esiste probabilmente un unico meccanismo. Le relazioni sociali possono influenzare stress, sonno, attività fisica, alimentazione e comportamenti legati alla salute. Ricerche precedenti hanno inoltre associato solitudine persistente e isolamento a disabilità, mortalità e indicatori di invecchiamento biologico più avanzato. In uno studio statunitense su oltre 11.000 adulti dai 50 anni in su, la solitudine persistente era associata a un rischio di mortalità maggiore del 57% rispetto all’assenza di solitudine persistente, sebbene fattori socioeconomici e psicologici spiegassero una parte dell’associazione.
Uno stile di vita sano può compensare almeno una parte del rischio
Gli autori hanno anche analizzato alimentazione, attività fisica, fumo, consumo di alcol e altri aspetti dello stile di vita. Le persone con abitudini più sane tendevano ad avere più anni liberi da malattie indipendentemente dalla loro situazione sociale. Ma è emersa una distinzione interessante: per l’isolamento sociale, la perdita di anni in salute diventava progressivamente più piccola all’aumentare del punteggio di stile di vita sano. Per la solitudine soggettiva, invece, questa attenuazione non risultava statisticamente significativa. Il dato suggerisce che curare il corpo è importante, ma potrebbe non sostituire completamente il bisogno psicologico di connessione.
Non significa che la solitudine provochi automaticamente una malattia
Lo studio è osservazionale e questo impedisce di stabilire un rapporto semplice di causa-effetto. Le persone sole o isolate presentavano, per esempio, mediamente maggiori svantaggi socioeconomici e abitudini meno salutari. I ricercatori hanno corretto statisticamente le analisi per numerosi fattori, ma non è possibile eliminare ogni variabile confondente. Inoltre, la UK Biobank non rappresenta perfettamente l’intera popolazione britannica e solitudine e isolamento sono stati valutati principalmente all’inizio dello studio, mentre nella vita le relazioni possono cambiare. Gli stessi autori sottolineano quindi che i risultati necessitano di ulteriori verifiche longitudinali.
Le relazioni sociali sono anche una questione di salute
Il messaggio dello studio non è che chi vive solo sia destinato ad ammalarsi, né che basti avere molti amici per guadagnare automaticamente sei anni di salute. Mostra piuttosto che la dimensione sociale merita di essere considerata insieme ai tradizionali determinanti della salute. La distinzione tra isolamento e solitudine è particolarmente importante: aumentare i contatti non garantisce necessariamente di sentirsi emotivamente connessi. La ricerca futura dovrà capire quali interventi riescano realmente a modificare questi rischi e per quali persone. Ma un dato emerge con forza da oltre 277 mila individui seguiti per anni: la qualità della nostra vita sociale non riguarda soltanto quanto siamo felici oggi; è associata anche a quanti anni della nostra vita futura trascorriamo senza importanti problemi fisici e mentali.
