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Le persone creative vedono davvero più cose? La scienza

Federica VitalePubblicato il 5 min di lettura
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Immagine di wayhomestudio su Magnific

Quando immaginiamo una persona creativa pensiamo generalmente a qualcuno capace di avere idee originali, trovare collegamenti insoliti e guardare un problema da una prospettiva diversa. Ma potrebbe esserci qualcosa che avviene ancora prima dell’idea: il modo in cui quella persona percepisce ciò che ha intorno.

Una ricerca pubblicata sulla rivista Journal of Research in Personality ha esplorato proprio questa possibilità, concentrandosi sul rapporto tra apertura all’esperienza, uno dei tratti del modello Big Five della personalità, e il modo in cui le persone elaborano le informazioni visive. Il risultato suggerisce che chi presenta livelli più elevati di apertura potrebbe avere una percezione meno rigidamente filtrata degli stimoli presenti nell’ambiente.

In altre parole, la differenza potrebbe non essere soltanto nel modo in cui interpretiamo ciò che vediamo. Potrebbe iniziare ancora prima: in ciò che lasciamo entrare nel nostro campo percettivo.

Il cervello non registra tutto quello che vede

Il nostro sistema percettivo non funziona come una videocamera. Ogni secondo siamo circondati da una quantità enorme di stimoli: immagini, suoni, movimenti, volti, oggetti, informazioni provenienti dal nostro corpo. Se dovessimo elaborare consapevolmente tutto ciò che raggiunge i nostri sensi, probabilmente non riusciremmo a funzionare.

Per questo il cervello seleziona, filtra e organizza continuamente le informazioni. Ci permette di concentrarci su ciò che in quel momento appare rilevante e di ignorare una parte consistente del resto.

È un meccanismo indispensabile. Ma proprio questa capacità di filtraggio potrebbe avere un rapporto interessante con la creatività.

Una persona particolarmente aperta alle esperienze potrebbe infatti essere meno incline a escludere immediatamente alcuni stimoli, lasciando che una quantità maggiore di informazioni raggiunga l’elaborazione cosciente. Non significa necessariamente vedere più dettagli in senso assoluto, ma avere una percezione meno selettiva e più ricettiva.

L’apertura all’esperienza non significa soltanto essere curiosi

Nel modello dei Big Five, l’apertura all’esperienza comprende caratteristiche come curiosità intellettuale, immaginazione, interesse per la novità e disponibilità a confrontarsi con idee e prospettive differenti.

È il tratto che, più di altri, sembra essere legato alla tendenza a esplorare ciò che è nuovo invece di affidarsi esclusivamente a ciò che è già conosciuto.

Ed è qui che percezione e creatività possono incontrarsi.

Se il cervello lascia passare una maggiore varietà di informazioni, aumentano potenzialmente anche le occasioni di creare connessioni insolite. Un particolare che per qualcun altro rimane sullo sfondo può diventare per una persona più aperta un elemento da osservare, collegare a un ricordo, trasformare in un’idea o utilizzare per interpretare una situazione in modo differente.

La creatività, del resto, non nasce sempre dal nulla. Molto spesso consiste nel mettere insieme elementi che prima sembravano non avere alcun rapporto.

Vedere di più può aiutare a creare

Immaginiamo due persone che entrano nella stessa stanza. Una registra principalmente ciò che le serve per orientarsi: la porta, la sedia, il tavolo, la persona che deve incontrare. L’altra potrebbe notare anche il modo in cui entra la luce dalla finestra, un quadro storto sulla parete, un rumore proveniente dalla strada o un particolare apparentemente irrilevante.

Nessuna delle due percezioni è necessariamente migliore.

Ma la seconda persona potrebbe avere a disposizione più materiale da combinare.

È una distinzione importante perché spesso parliamo della creatività come della capacità di produrre qualcosa di nuovo, dimenticando che prima bisogna avere qualcosa con cui lavorare. Idee, immagini, sensazioni, ricordi e informazioni diventano una sorta di materia prima dell’elaborazione creativa.

Una percezione più aperta potrebbe quindi ampliare il repertorio dal quale attingere.

Ma c’è anche un lato meno comodo

Se filtrare meno informazioni può rappresentare un vantaggio quando dobbiamo trovare connessioni nuove, non significa che sia sempre meglio.

Il filtraggio percettivo esiste per una ragione. Ci permette di non essere continuamente sommersi dagli stimoli e di mantenere l’attenzione su ciò che conta in un determinato momento.

Lasciare entrare troppe informazioni può quindi avere anche un costo: maggiore distraibilità, difficoltà a ignorare gli stimoli irrilevanti e una maggiore quantità di materiale da elaborare.

È un po’ come avere una finestra molto grande aperta sul mondo. Entra più luce, ma entra anche più rumore.

Per questo sarebbe riduttivo trasformare il risultato della ricerca nell’ennesimo messaggio secondo cui le persone creative sarebbero semplicemente “più intelligenti” o avrebbero una percezione superiore. La creatività non è soltanto accumulare informazioni, così come vedere più stimoli non significa automaticamente saperli trasformare in qualcosa di originale.

Serve anche la capacità di selezionare, organizzare e combinare ciò che arriva.

Forse la creatività nasce anche dal non scartare subito

È proprio questo equilibrio a rendere interessante il rapporto tra percezione e creatività. Da una parte abbiamo bisogno di filtri per orientarci nel mondo; dall’altra, alcuni processi creativi potrebbero beneficiare della capacità di sospendere temporaneamente quei filtri e permettere a idee o stimoli apparentemente irrilevanti di rimanere nel campo dell’attenzione.

Quante volte un’idea arriva mentre stiamo facendo tutt’altro? Una parola ascoltata per caso, una frase letta su un muro, un’immagine intravista dal finestrino, una conversazione apparentemente insignificante possono diventare improvvisamente il punto di partenza per qualcosa.

Forse non è un caso.

La mente creativa sembra avere una particolare capacità di non chiudere troppo presto le porte dell’esperienza.

E forse è anche per questo che la noia può essere utile

C’è un collegamento interessante con un’altra caratteristica della nostra vita quotidiana: il tempo vuoto.

Quando riempiamo ogni pausa con notifiche, video, musica e contenuti, riduciamo le occasioni nelle quali la mente può vagare liberamente. Al contrario, lasciare per qualche momento uno spazio senza uno stimolo preciso può permettere a informazioni raccolte durante la giornata di riemergere e combinarsi in modi inattesi.

Non significa che basti annoiarsi per diventare creativi. Significa però che una mente costantemente occupata non è necessariamente una mente più produttiva.

A volte bisogna lasciare qualche informazione ai margini, qualche pensiero senza una destinazione precisa, qualche associazione ancora incompleta.

Perché forse la persona creativa non è soltanto quella che riesce a pensare qualcosa che gli altri non hanno pensato.

È anche quella che, davanti allo stesso mondo, riesce ancora a lasciarsi sorprendere da qualcosa che gli altri hanno smesso di guardare.

Immagine di wayhomestudio su Magnific