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L’Africa si sta dividendo: la crosta si assottiglia e un nuovo oceano potrebbe nascere

Federica VitalePubblicato il 4 min di lettura
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Immagine di byrdyak su Magnific

Il continente africano non resterà per sempre come lo conosciamo. Attraverso l’Africa orientale corre infatti uno dei sistemi tettonici più spettacolari del pianeta, l’East African Rift System, dove la crosta terrestre viene progressivamente stirata e assottigliata. Un nuovo studio pubblicato su Nature Communications mostra che nella regione del Turkana, tra Kenya ed Etiopia, questo processo ha raggiunto uno stadio particolarmente avanzato. Utilizzando immagini sismiche ad alta risoluzione, i ricercatori hanno scoperto che in alcuni punti la crosta continentale è ormai spessa appena 13 chilometri, molto meno di quanto ci si aspetterebbe sotto un continente.

Il Turkana potrebbe essere più vicino alla rottura di quanto pensassimo

La scoperta riguarda un processo chiamato necking, letteralmente assottigliamento a collo. Quando due parti di un continente vengono lentamente trascinate in direzioni opposte, la crosta si allunga e diventa progressivamente più sottile, proprio come accade tirando un materiale deformabile dalle estremità. Secondo i ricercatori, nel Turkana questa fase sarebbe iniziata circa 4 milioni di anni fa. La deformazione si è inoltre concentrata sempre più lungo l’asse del rift. È un passaggio fondamentale perché precede la rottura completa della crosta continentale e la successiva formazione di nuova crosta oceanica.

L’Africa non è una singola placca immobile

Alla base del fenomeno c’è il movimento delle placche tettoniche. Nell’Africa orientale la placca somala si sta separando progressivamente dalla placca nubiana, mentre più a nord interviene anche la placca arabica. Il risultato è un gigantesco sistema di fratture che attraversa migliaia di chilometri, dall’Afar fino all’Africa sudorientale. Il processo è estremamente lento sulla scala della vita umana, ma imponente su quella geologica. Terremoti, faglie, vulcani e depressioni profonde sono manifestazioni superficiali di questa continua deformazione della litosfera.

Nell’Afar possiamo osservare quasi la nascita di un oceano

Più a nord, la depressione dell’Afar rappresenta un laboratorio naturale ancora più spettacolare. Qui si incontrano tre rift: Mar Rosso, Golfo di Aden e Rift Etiopico. Uno studio pubblicato su Nature Geoscience ha mostrato che sotto la regione esiste una grande risalita di materiale caldo del mantello, non uniforme ma organizzata in impulsi. Dove le placche si allontanano più rapidamente e la litosfera è più sottile, il materiale riesce a fluire più facilmente. Il Mar Rosso si estende oggi a circa 10,5-19,5 millimetri all’anno, contro circa 5,2 millimetri all’anno nel Main Ethiopian Rift.

Anche il magma sta preparando la futura separazione

Il magma non è semplicemente una conseguenza della frattura: può contribuire a modificarla. Un’analisi pubblicata nel 2026 su Scientific Reports, basata su oltre mille campioni geochimici dell’Afar, ha scoperto che nell’Afar settentrionale — la zona più vicina alla rottura continentale — l’influenza del materiale caldo proveniente dal mantello diventa particolarmente pronunciata. Il magma tende a concentrarsi proprio dove la litosfera è più sottile. Questo intreccio tra stiramento delle placche e risalita del mantello può favorire ulteriormente l’indebolimento della crosta.

Quando il continente si romperà, entrerà l’acqua

Se il processo continuerà abbastanza a lungo, la crosta continentale potrebbe infine rompersi completamente. A quel punto le due placche continuerebbero ad allontanarsi mentre dal mantello risalirebbe magma, solidificandosi e formando nuova crosta oceanica. È essenzialmente lo stesso meccanismo che opera oggi nelle dorsali oceaniche. L’acqua potrebbe successivamente occupare la depressione, creando un nuovo bacino marino. Il Mar Rosso e il Golfo di Aden rappresentano fasi più mature di questa evoluzione, mentre il Rift dell’Africa orientale permette agli scienziati di studiare ciò che accade prima della trasformazione di un continente in margini separati da un oceano.

Ma “più velocemente” non significa che accadrà presto

Titoli come “l’Africa si sta spezzando rapidamente” possono essere fuorvianti. Il nuovo studio dimostra che il Turkana è in una fase di assottigliamento più avanzata di quanto suggerissero alcuni modelli, non che l’Africa orientale verrà improvvisamente sommersa dal mare. Gli stessi ricercatori sottolineano che molti rift continentali presentano velocità di stiramento lente e che la rottura completa non è imminente. Anche nell’Afar, dove il processo è particolarmente maturo, la formazione di un vero oceano richiede che l’estensione continui per tempi lunghissimi. Parliamo di trasformazioni misurate su scale di milioni di anni.

Stiamo osservando la geografia del futuro mentre viene costruita

La vera eccezionalità dell’Africa orientale è quindi poter osservare in tempo reale geologico la nascita potenziale di un oceano. La nuova immagine sismica del Turkana, insieme agli studi sul magma e sul mantello dell’Afar, mostra che il processo coinvolge contemporaneamente crosta, placche e profondità terrestri. Tra milioni di anni, se l’evoluzione continuerà, una parte dell’Africa orientale potrebbe trovarsi separata dal resto del continente da un nuovo bacino oceanico. Non assisteremo a questo evento, e probabilmente nemmeno la nostra specie nella sua forma attuale. Ma sotto Etiopia e Kenya le forze che potrebbero ridisegnare la futura carta geografica della Terra sono già al lavoro.

Immagine di byrdyak su Magnific