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Foto di Soham K da Pixabay

Un gruppo di ricerca dell’Università di Lisbona e dell’Università di Gutenberg ha sviluppato un nuovo modello numerico avanzato di uno dei processi principali alla base del movimento delle placche tettoniche della Terra. Solitamente queste formano la superficie terrestre e sono come pezzi di un puzzle che sono in un costante movimento, anche se lento; in media si muovono circa 10 centimetri all’anno.

Tuttavia non tutti questi pezzi di puzzle riescono a combaciare in modo perfetto; ci sono le cosiddette zone di subduzione, ossia centrali per la dinamica del pianeta. Questo movimento è davvero molto lento anche se può portare a un gran dispendio d’energia e nel corso di migliaia di anni in questi luoghi si sono formate grandi catene montuose o trincee marine. Però come nascono queste zone di subduzione e come si evolvono nel tempo?

 

Scoperto un nuovo modello del processo delle placche tettoniche sulla Terra

Gli esperti erano già al corrente che a distanza di anni in queste zone, il processo potrebbe stagnarsi ed invertirsi, dando origine a nuove zone di subduzione. Tuttavia ancora non era chiaro come tutto ciò avvenga. Grazie a questa ricerca per la prima volta è stato possibile simulare in tre dimensioni uno dei processi più comuni di formazione di nuove zone di subduzione, assicurando che tutte le forze siano modellate in modo dinamico e realistico, inclusa la gravità terrestre. Queste zone sono una delle caratteristiche principali del nostro pianeta e il principale motore della tettonica a zolle e della dinamica globale della Terra.

Le zone di subduzione sono anche i luoghi in cui si verificano terremoti di grande magnitudo. Proprio per questo è davvero importante capire al meglio come inizia tutto ciò e come avvenga questo processo. In teoria era già stato proposto che nuove zone di subduzione fossero più probabili formarsi da quelle preesistenti, ma modelli di questo tipo non erano mai stati realizzati. In un certo senso, sembra essere più facile e più probabile del previsto. Questo processo apre la strada a delle nuove prospettive e rappresenta il punto di partenza per lo studio di alcune regioni del nostro pianeta.

I ricercatori stanno ora applicando questi modelli a casi specifici, come le zone di subduzione che stanno iniziando nell’Oceano Atlantico, nei Caraibi, lo Scotia Arc, vicino all’Antartide, e sul margine sud-occidentale del Portogallo, e che potrebbe portare alla chiusura dell’Oceano Atlantico. Il terremoto di Lisbona del 1755 potrebbe essere stato il presagio dell’inizio della subduzione al nostro margine, e la geologia marina lo supporta.

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