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Diabete di tipo 2, le statine potrebbero ridurre il rischio di demenza

Federica VitalePubblicato il 4 min di lettura
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Immagine di jcomp su Magnific

Le statine, farmaci utilizzati da milioni di persone per ridurre il colesterolo e il rischio cardiovascolare, potrebbero avere un beneficio che va oltre cuore e arterie. Un grande studio nazionale danese pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe ha trovato un’associazione tra il loro utilizzo dopo una diagnosi di diabete di tipo 2 e una minore probabilità di sviluppare demenza. Il dato più interessante riguarda la tempistica: il vantaggio appariva maggiore quando il trattamento veniva iniziato entro il primo anno dalla diagnosi di diabete.

Lo studio ha seguito oltre 132.000 persone

I ricercatori hanno utilizzato i registri sanitari nazionali della Danimarca per identificare 132.585 persone che avevano sviluppato diabete di tipo 2 tra il 2006 e il 2019 e che, al momento della diagnosi, non assumevano statine. I partecipanti sono stati seguiti fino alla diagnosi di demenza, alla morte, all’emigrazione o alla fine del 2021. Il follow-up mediano è stato di 7,1 anni. Durante questo periodo, 3.592 persone, pari al 2,7% del campione, hanno ricevuto una diagnosi di demenza.

Iniziare presto era associato a un rischio inferiore del 15%

Gli scienziati hanno confrontato tre strategie: nessuna statina nei primi cinque anni dopo la diagnosi, inizio tardivo tra uno e cinque anni e inizio precoce entro il primo anno. A dieci anni, il rischio stimato di demenza era del 3,9% nel gruppo senza statine, del 3,5% tra chi aveva iniziato più tardi e del 3,3% tra chi aveva cominciato precocemente. Rispetto al primo gruppo, l’inizio precoce era associato a una riduzione relativa del rischio del 15%, mentre quello tardivo a una riduzione del 10%.

Il rischio assoluto racconta una storia più prudente

Il “15% in meno” può sembrare enorme, ma è fondamentale distinguere rischio relativo e rischio assoluto. La differenza assoluta stimata a dieci anni tra chi iniziava presto le statine e chi non le iniziava era di circa 0,59 punti percentuali. Per l’inizio tardivo era di circa 0,38 punti. Significa che il possibile vantaggio individuale è più contenuto di quanto suggerisca il solo dato relativo. Non per questo è necessariamente irrilevante: applicata a milioni di persone con diabete, anche una piccola differenza potrebbe assumere importanza a livello di popolazione.

Perché diabete, cuore e cervello sono collegati

Il diabete di tipo 2 è associato a un aumento del rischio di deterioramento cognitivo e demenza attraverso diversi possibili meccanismi. Iperglicemia, insulino-resistenza, infiammazione e danni ai piccoli e grandi vasi possono influenzare nel tempo anche la salute cerebrale. Le statine riducono il colesterolo LDL e soprattutto il rischio di eventi cardiovascolari e cerebrovascolari. Una possibile spiegazione è quindi che proteggendo i vasi sanguigni possano indirettamente contribuire a preservare il cervello. Lo studio, tuttavia, non è stato progettato per stabilire quale meccanismo biologico spieghi l’associazione osservata.

Le statine non sembrano “rovinare la memoria”

Il risultato è interessante anche alla luce dei timori che periodicamente circolano sui possibili effetti cognitivi delle statine. Le evidenze epidemiologiche disponibili non mostrano un quadro semplice. Un enorme studio coreano su quasi 6,9 milioni di persone, per esempio, non ha trovato nei pazienti diabetici trattati con statine un aumento del rischio di demenza associato a livelli molto bassi di LDL. Altre ricerche del 2026 suggeriscono però che l’effetto delle statine sulla demenza possa variare tra individui e dipendere anche dalla predisposizione genetica.

Associazione non significa prevenzione dimostrata

Il limite fondamentale del nuovo lavoro danese è che si tratta di uno studio osservazionale, non di un trial clinico randomizzato. Gli autori hanno utilizzato sofisticati metodi statistici per avvicinarsi alla struttura di un esperimento, ma possono rimanere differenze tra chi inizia una terapia e chi non lo fa: stato di salute, comportamento, accesso alle cure, aderenza ai trattamenti e altri fattori difficili da misurare. Gli stessi ricercatori sottolineano quindi la necessità di studi randomizzati prima di concludere che iniziare precocemente una statina possa prevenire direttamente la demenza.

Non è ancora una prescrizione contro la demenza

Il messaggio pratico non è dunque che chi ha il diabete debba assumere statine per evitare l’Alzheimer. Le statine vengono prescritte principalmente sulla base del rischio cardiovascolare individuale, e inizio, dose e tipo di trattamento devono essere valutati con il medico. Il nuovo studio aggiunge però un tassello importante: tra le persone con diabete di tipo 2, trattare precocemente il rischio cardiovascolare potrebbe avere conseguenze favorevoli anche sulla salute cerebrale. Se futuri trial confermeranno un rapporto causale, farmaci economici e già largamente utilizzati potrebbero diventare parte di una strategia più ampia per ridurre il rischio di demenza. Per ora la conclusione più solida rimane questa: proteggere precocemente cuore e arterie potrebbe essere importante anche per proteggere il cervello.

Immagine di jcomp su Magnific