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Depressione, l’agopuntura sembra modificare le reti del cervello

Federica VitalePubblicato il 4 min di lettura
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Immagine di cookie_studio su Magnific

L’agopuntura potrebbe influenzare il cervello delle persone con depressione modificando il funzionamento di reti coinvolte nella regolazione delle emozioni, della ricompensa e dei pensieri rivolti verso se stessi. È quanto emerge da una revisione sistematica pubblicata su Frontiers in Psychiatry, che ha raccolto gli studi di neuroimaging condotti nell’arco di dieci anni. Le scansioni mostrano variazioni in diverse aree cerebrali dopo il trattamento. Parlare di cervello “riorganizzato” è suggestivo, ma scientificamente è più corretto parlare di modificazioni dell’attività e della connettività funzionale.

Una revisione di 26 studi e oltre mille persone

I ricercatori hanno esaminato la letteratura pubblicata tra febbraio 2014 e febbraio 2024, selezionando 26 studi per complessivi 1.138 partecipanti. Tutte le ricerche utilizzavano la risonanza magnetica e 24 impiegavano la risonanza magnetica funzionale a riposo. Gli studiosi hanno analizzato parametri capaci di descrivere l’attività spontanea di determinate regioni e il modo in cui aree differenti comunicano tra loro. In molti studi, le modificazioni osservate dopo l’agopuntura erano correlate anche ai punteggi ottenuti sulla Hamilton Depression Rating Scale, utilizzata per valutare la gravità dei sintomi depressivi.

Le regioni che sembrano cambiare

Le differenze non riguardavano un singolo “centro della depressione”. Sono state osservate in regioni come corteccia prefrontale, giro cingolato, precuneo, insula, amigdala, ippocampo, talamo e striato. Queste strutture partecipano a funzioni differenti, dalla regolazione delle emozioni alla memoria, dalla motivazione all’elaborazione delle informazioni provenienti dal corpo. Secondo la revisione, l’agopuntura potrebbe contribuire a regolare alcune anomalie funzionali presenti nei circuiti cerebrali associati alla depressione, anche se gli autori sottolineano che il meccanismo rimane ancora da chiarire.

Il ruolo della “default mode network”

Particolare attenzione riguarda la default mode network (DMN), una rete cerebrale particolarmente attiva quando la mente non è concentrata su un compito esterno e coinvolta nei pensieri autoriferiti. Nella depressione il suo funzionamento può risultare alterato ed è stato associato, tra le altre cose, alla ruminazione mentale. Gli studi esaminati indicano che l’agopuntura potrebbe modificare l’attività o le connessioni della DMN. Cambiamenti sono stati segnalati anche nella salience network e nella central executive network, coinvolte rispettivamente nell’identificazione degli stimoli rilevanti e nel controllo cognitivo.

Un nuovo studio guarda alla corteccia prefrontale

Ulteriori indicazioni arrivano da uno studio randomizzato e controllato con procedura sham pubblicato nel 2026 su Neuropharmacology. I ricercatori hanno utilizzato la spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso (fNIRS) per osservare l’attività della corteccia prefrontale in persone con disturbo depressivo lieve o moderato. Lo studio ha confrontato l’agopuntura con una procedura simulata, concentrandosi contemporaneamente sui sintomi e sulla funzione cerebrale. È un approccio importante perché i controlli sham aiutano a distinguere, almeno in parte, gli effetti specifici dell’intervento da quelli legati alle aspettative e al contesto terapeutico.

Ma vedere un cambiamento non dimostra una cura

Le immagini cerebrali possono essere affascinanti, ma richiedono prudenza. Una differenza osservata con la fMRI non dimostra automaticamente che una determinata regione sia stata “riparata”, né consente sempre di stabilire se il cambiamento cerebrale sia la causa del miglioramento clinico oppure una sua conseguenza. Una precedente revisione di 22 studi aveva già trovato modificazioni funzionali dopo l’agopuntura, ma concludeva che non fosse possibile ricavare risultati definitivi a causa dell’eterogeneità di protocolli, punti utilizzati, tipi di depressione e metodi di analisi delle immagini.

I limiti delle prove disponibili

Anche la revisione più recente evidenzia problemi metodologici. Gli studi utilizzano tecniche e protocolli differenti e non sempre presentano campioni abbastanza grandi. Inoltre, tutte le ricerche selezionate utilizzavano la risonanza magnetica, rendendo utile integrare in futuro più tecniche di neuroimaging. Gli stessi autori chiedono studi randomizzati di maggiore qualità e approcci multimodali. È quindi prematuro concludere che le scansioni abbiano definitivamente dimostrato un meccanismo antidepressivo dell’agopuntura. I risultati indicano piuttosto una serie di circuiti cerebrali sui quali concentrare le prossime ricerche.

Una possibile terapia complementare, non un sostituto

La scoperta è interessante perché permette di studiare l’agopuntura nella depressione attraverso parametri neurobiologici misurabili, andando oltre la sola valutazione soggettiva dei sintomi. Ma le evidenze disponibili non giustificano l’abbandono di trattamenti consolidati come psicoterapia e, quando indicati, farmaci antidepressivi. L’agopuntura può essere studiata come possibile intervento complementare, soprattutto per comprendere meglio la plasticità delle reti cerebrali. Le scansioni suggeriscono che qualcosa nel funzionamento del cervello possa effettivamente cambiare: stabilire quanto questo cambiamento sia specifico dell’agopuntura e quanto contribuisca realmente alla riduzione della depressione è la domanda alla quale dovranno rispondere studi più rigorosi.