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La negatività è contagiosa? Come le emozioni degli altri influenzano il cervello

Federica VitalePubblicato il Aggiornato il 5 min di lettura
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negatività
Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

Quando la negatività degli altri entra nella nostra mente

C’è una persona che sembra avere sempre qualcosa di cui lamentarsi? Qualcuno che trova il problema anche dove gli altri vedono una soluzione, che trasforma ogni conversazione in un elenco di difficoltà e che sembra lasciare una scia di stanchezza emotiva dopo ogni incontro?

Molte persone descrivono questa esperienza con una frase comune: “Dopo aver parlato con lei mi sento più scarico, più triste, quasi senza energia.”

Per molto tempo questa sensazione è stata considerata soltanto una percezione soggettiva. Oggi la ricerca sul funzionamento del cervello suggerisce invece che esista una base psicologica e biologica: le emozioni degli altri possono influenzarci.

Non perché la negatività sia una sorta di forza invisibile capace di “passare” da una persona all’altra, ma perché il nostro cervello è costruito per osservare, interpretare e sincronizzarsi con chi ci circonda.

Il cervello umano è progettato per rispecchiare gli altri

Gli esseri umani sono animali profondamente sociali. La capacità di comprendere gli stati emotivi altrui ha avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione: riconoscere paura, rabbia, sofferenza o gioia negli altri ci permette di adattarci all’ambiente e costruire relazioni.

Questo meccanismo prende il nome di contagio emotivo.

Quando osserviamo una persona stressata, arrabbiata o spaventata, il nostro cervello può attivare processi simili a quelli che si verificano quando viviamo direttamente quell’esperienza.

È il motivo per cui una stanza piena di tensione può farci sentire agitati anche se nessuno ci ha rivolto direttamente una parola negativa. Allo stesso modo, stare vicino a persone calme e positive può favorire una sensazione di maggiore tranquillità.

Le emozioni, quindi, non rimangono sempre confinate all’interno del singolo individuo: si muovono all’interno delle relazioni.

Lo stress degli altri può attivare il nostro corpo

Uno degli aspetti più interessanti riguarda la risposta fisiologica.

La ricercatrice Tania Singer del Max Planck Institute ha studiato i meccanismi dell’empatia e della risposta allo stress, osservando come il semplice fatto di assistere alla sofferenza o alla tensione di un’altra persona possa produrre modificazioni anche in chi osserva.

In alcune ricerche sul cosiddetto stress vicario, una parte dei partecipanti ha mostrato un aumento dei livelli di cortisolo, l’ormone coinvolto nella risposta allo stress, pur non vivendo direttamente la situazione stressante.

Questo significa che il nostro organismo può reagire anche a ciò che percepiamo negli altri.

Naturalmente il fenomeno non è automatico e non significa che ogni persona negativa possa “trasmetterci” il proprio stato emotivo. Entrano in gioco molti fattori: la nostra sensibilità, il tipo di relazione, la frequenza dell’esposizione e le strategie personali di regolazione emotiva.

Tuttavia, vivere quotidianamente in un ambiente caratterizzato da tensione costante può avere un impatto sul nostro equilibrio psicologico.

Le lamentele ripetute modificano il modo di vedere la realtà

Il problema della negatività cronica non riguarda soltanto il momento della conversazione.

Quando siamo esposti continuamente allo stesso tipo di narrazione — problemi, fallimenti, pericoli, sfiducia verso gli altri — il cervello tende a rafforzare i percorsi mentali più utilizzati.

È un principio legato alla neuroplasticità: ciò che viene attivato frequentemente tende a diventare più facilmente accessibile.

Se una persona passa molto tempo a concentrarsi sugli aspetti negativi della realtà, il suo cervello diventa più allenato a individuare minacce e problemi. E chi le sta vicino, attraverso l’interazione quotidiana, può essere influenzato da questo stile di interpretazione.

Non significa iniziare automaticamente a pensare in modo negativo, ma essere immersi costantemente in una certa atmosfera emotiva può modificare il modo in cui leggiamo ciò che accade.

Non tutte le emozioni negative devono essere evitate

Parlare di contagio emotivo non significa suggerire di allontanarsi da chi sta attraversando un momento difficile.

Tutti attraversiamo periodi di stress, dolore, rabbia o paura. Le relazioni sane includono anche la possibilità di condividere emozioni difficili e chiedere sostegno.

La differenza importante riguarda la persistenza e la modalità.

Una persona che racconta una difficoltà e cerca confronto sta vivendo un momento umano. Diverso è quando una relazione diventa sistematicamente centrata su lamentele, giudizi, catastrofizzazione e assenza di apertura verso possibili soluzioni.

In quel caso può essere utile sviluppare consapevolezza dei propri confini emotivi.

Le persone che frequentiamo influenzano il nostro benessere

L’ambiente in cui viviamo non è neutrale. Le persone con cui trascorriamo più tempo, il linguaggio che ascoltiamo, il tono delle conversazioni quotidiane e il clima emotivo delle nostre relazioni contribuiscono a costruire il nostro modo di pensare e percepire il mondo.

Questo vale anche in positivo.

Frequentare persone capaci di incoraggiare, ascoltare, cercare possibilità e mantenere uno sguardo equilibrato sulla realtà può favorire maggiore resilienza e benessere emotivo.

Le relazioni sono quindi uno spazio di scambio continuo: non trasmettiamo soltanto parole, ma anche atteggiamenti, aspettative e modi di interpretare ciò che ci accade.

Proteggere il proprio spazio emotivo

Accorgersi dell’effetto che alcune relazioni hanno su di noi non significa giudicare gli altri o diventare meno empatici.

Significa riconoscere che anche il nostro benessere psicologico ha bisogno di cura.

A volte può essere sufficiente cambiare il modo in cui partecipiamo a certe conversazioni: evitare di alimentare cicli infiniti di lamentele, riportare il dialogo verso aspetti concreti, dedicare spazio anche ad esperienze positive.

Perché, proprio come il cervello impara dalla ripetizione, anche il nostro equilibrio emotivo viene costruito attraverso ciò a cui scegliamo di esporci ogni giorno.

Le emozioni degli altri ci attraversano. La domanda importante diventa allora: quale clima emotivo stiamo permettendo di abitare dentro di noi?