Effetto domino: quando l’inclusione diventa sistema
Un anno di lavoro, territori coinvolti e una rete di professionisti attivi tra scuola e comunità: il progetto “Effetto domino, nuove metodologie d’incontro” chiude il suo percorso lasciando un segno concreto nei Municipi I e XIV di Roma.
Non solo un insieme di attività, ma un modello operativo che ha puntato a generare connessioni reali, capaci di contrastare isolamento, discriminazione e fragilità sociali.
Un progetto, più livelli di intervento
Finanziato dalla Regione Lazio attraverso il Programma Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) 2021–2027, “Effetto domino” ha messo in campo un’azione integrata e multilivello.
Il partenariato — composto da Etna – Progetto di Etnopsicologia Analitica (capofila), Urbana APS e Global Health Telemedicine ETS — ha lavorato con un obiettivo chiaro: costruire un circuito virtuoso di inclusione sociale.
Dal kickoff del 21 febbraio 2025, ospitato presso il Antico Ospedale San Gallicano, le attività hanno progressivamente preso forma tra scuole, sportelli clinici e piattaforme digitali.
La scuola come spazio di trasformazione
Due istituti comprensivi, I.C. Città dei Bambini e I.C. Mastroianni, sono diventati veri e propri laboratori di inclusione.
Qui, il lavoro di Urbana APS ha portato in aula percorsi di:
- pedagogia e teatro
- educazione emozionale
- teatro sociale
- rilettura del fallimento come risorsa
Per i docenti, il teatro si è trasformato in strumento pedagogico attivo, capace di:
- rafforzare le competenze relazionali
- facilitare l’apprendimento esperienziale
- costruire ambienti educativi più inclusivi
Per gli studenti, invece, è diventato uno spazio per esprimersi, riconoscersi e sentirsi parte.
Supporto psicologico e lavoro clinico
Accanto all’intervento educativo, Etna – Progetto di Etnopsicologia Analitica ha operato su più fronti:
- supervisione agli insegnanti
- percorsi individuali di supporto psicologico
- attività dello sportello clinico
- supervisioni di equipe
Un lavoro silenzioso ma centrale, che ha permesso di intercettare e accompagnare situazioni di vulnerabilità, spesso invisibili ma profonde.
La tecnologia al servizio della relazione
Innovativo anche il contributo di Global Health Telemedicine ETS, che ha attivato una piattaforma online con:
- una sezione psicosociale dedicata
- monitoraggio continuo delle attività
- colloqui da remoto sicuri e accessibili
Un esempio concreto di come il digitale possa facilitare l’accesso ai servizi, senza sostituire la relazione, ma ampliandone le possibilità.
I risultati: numeri che raccontano storie
Il progetto ha raggiunto un numero significativo di utenti, tra studenti, docenti e persone in condizioni di fragilità.
Ma al di là dei numeri, ciò che emerge è altro:
- riduzione dell’isolamento
- maggiore consapevolezza emotiva
- rafforzamento delle reti educative e sociali
Intervenire su discriminazioni, sia dirette che indirette, ha significato dare respiro a situazioni complesse, spesso aggravate da contesti già svantaggiati.
Un effetto domino reale
Il nome del progetto non è casuale.
Ogni intervento — educativo, clinico o digitale — ha innescato un effetto a catena:
- una relazione che cambia
- un contesto che si apre
- una persona che si sente vista
È in questo passaggio che il progetto trova il suo senso più profondo: non solo rispondere al bisogno, ma attivare possibilità.
Oltre la chiusura, una traccia che resta
Con la conclusione delle attività, resta una domanda implicita: cosa rimane?
Rimane un modello replicabile, una rete attiva e soprattutto una consapevolezza condivisa: le fragilità non si affrontano da soli, ma attraverso spazi di incontro autentici.
Ed è forse questo il risultato più importante: aver dimostrato che, quando le connessioni funzionano, anche i contesti più complessi possono cambiare.
