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Effetto domino: numeri e risultati di un progetto contro le fragilità

Federica VitalePubblicato il 3 min di lettura
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Foto di Дмитрий Филюшин da Pixabay

Effetto domino: quando l’inclusione diventa sistema

Un anno di lavoro, territori coinvolti e una rete di professionisti attivi tra scuola e comunità: il progetto “Effetto domino, nuove metodologie d’incontro” chiude il suo percorso lasciando un segno concreto nei Municipi I e XIV di Roma.

Non solo un insieme di attività, ma un modello operativo che ha puntato a generare connessioni reali, capaci di contrastare isolamento, discriminazione e fragilità sociali.

Un progetto, più livelli di intervento

Finanziato dalla Regione Lazio attraverso il Programma Fondo Sociale Europeo Plus (FSE+) 2021–2027, “Effetto domino” ha messo in campo un’azione integrata e multilivello.

Il partenariato — composto da Etna – Progetto di Etnopsicologia Analitica (capofila), Urbana APS e Global Health Telemedicine ETS — ha lavorato con un obiettivo chiaro: costruire un circuito virtuoso di inclusione sociale.

Dal kickoff del 21 febbraio 2025, ospitato presso il Antico Ospedale San Gallicano, le attività hanno progressivamente preso forma tra scuole, sportelli clinici e piattaforme digitali.

La scuola come spazio di trasformazione

Due istituti comprensivi, I.C. Città dei Bambini e I.C. Mastroianni, sono diventati veri e propri laboratori di inclusione.

Qui, il lavoro di Urbana APS ha portato in aula percorsi di:

  • pedagogia e teatro
  • educazione emozionale
  • teatro sociale
  • rilettura del fallimento come risorsa

Per i docenti, il teatro si è trasformato in strumento pedagogico attivo, capace di:

  • rafforzare le competenze relazionali
  • facilitare l’apprendimento esperienziale
  • costruire ambienti educativi più inclusivi

Per gli studenti, invece, è diventato uno spazio per esprimersi, riconoscersi e sentirsi parte.

Supporto psicologico e lavoro clinico

Accanto all’intervento educativo, Etna – Progetto di Etnopsicologia Analitica ha operato su più fronti:

  • supervisione agli insegnanti
  • percorsi individuali di supporto psicologico
  • attività dello sportello clinico
  • supervisioni di equipe

Un lavoro silenzioso ma centrale, che ha permesso di intercettare e accompagnare situazioni di vulnerabilità, spesso invisibili ma profonde.

La tecnologia al servizio della relazione

Innovativo anche il contributo di Global Health Telemedicine ETS, che ha attivato una piattaforma online con:

  • una sezione psicosociale dedicata
  • monitoraggio continuo delle attività
  • colloqui da remoto sicuri e accessibili

Un esempio concreto di come il digitale possa facilitare l’accesso ai servizi, senza sostituire la relazione, ma ampliandone le possibilità.

I risultati: numeri che raccontano storie

Il progetto ha raggiunto un numero significativo di utenti, tra studenti, docenti e persone in condizioni di fragilità.

Ma al di là dei numeri, ciò che emerge è altro:

  • riduzione dell’isolamento
  • maggiore consapevolezza emotiva
  • rafforzamento delle reti educative e sociali

Intervenire su discriminazioni, sia dirette che indirette, ha significato dare respiro a situazioni complesse, spesso aggravate da contesti già svantaggiati.

Un effetto domino reale

Il nome del progetto non è casuale.

Ogni intervento — educativo, clinico o digitale — ha innescato un effetto a catena:

  • una relazione che cambia
  • un contesto che si apre
  • una persona che si sente vista

È in questo passaggio che il progetto trova il suo senso più profondo: non solo rispondere al bisogno, ma attivare possibilità.

Oltre la chiusura, una traccia che resta

Con la conclusione delle attività, resta una domanda implicita: cosa rimane?

Rimane un modello replicabile, una rete attiva e soprattutto una consapevolezza condivisa: le fragilità non si affrontano da soli, ma attraverso spazi di incontro autentici.

Ed è forse questo il risultato più importante: aver dimostrato che, quando le connessioni funzionano, anche i contesti più complessi possono cambiare.