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Schermi e ansia negli adolescenti: cosa rivelano gli studi sui gemelli

Federica VitalePubblicato il 4 min di lettura
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Foto Sixteen Miles Out Unsplash

Smartphone, tablet, videogiochi e social network occupano una parte importante della quotidianità degli adolescenti. Da anni gli scienziati cercano di comprendere se un uso prolungato degli schermi possa aumentare il rischio di ansia e difficoltà psicologiche. Numerose ricerche hanno individuato associazioni tra tempo trascorso online e sintomi ansiosi, ma stabilire un rapporto diretto di causa ed effetto è molto più complesso. Gli studi condotti sui gemelli stanno offrendo una prospettiva interessante: parte del collegamento osservato potrebbe dipendere da caratteristiche familiari e individuali condivise, anziché esclusivamente dall’esposizione agli schermi.

Perché studiare i gemelli è così importante

I gemelli monozigoti condividono praticamente tutto il patrimonio genetico, mentre quelli dizigoti condividono mediamente circa metà delle varianti genetiche segreganti. Entrambi, inoltre, crescono spesso in ambienti familiari simili. Confrontando gemelli con abitudini digitali differenti, i ricercatori possono valutare quanto le associazioni tra tempo davanti agli schermi e salute mentale siano influenzate da fattori genetici e ambientali condivisi. Questo approccio, chiamato disegno geneticamente informato, permette di controllare alcune variabili difficili da isolare negli studi tradizionali, pur senza eliminare ogni possibile fonte di confondimento.

Il collegamento potrebbe essere meno diretto del previsto

Nelle ricerche osservazionali, gli adolescenti che trascorrono più tempo davanti agli schermi possono riportare livelli maggiori di ansia, stress o disagio emotivo. Ma quando si considerano le somiglianze genetiche e familiari, alcune associazioni possono ridursi. Questo suggerisce che caratteristiche preesistenti, come vulnerabilità emotiva, temperamento o condizioni familiari, possano contribuire sia alle abitudini digitali sia ai sintomi psicologici. Il punto fondamentale è che correlazione non significa causalità: due fenomeni possono presentarsi insieme senza che uno sia necessariamente la causa diretta dell’altro.

E se fosse l’ansia a favorire l’uso degli schermi?

Un’altra possibilità riguarda la direzione del rapporto. Non è detto che sia sempre l’utilizzo dello smartphone a precedere l’ansia. Alcuni ragazzi che sperimentano difficoltà emotive potrebbero ricorrere più frequentemente ai dispositivi digitali per cercare distrazione, intrattenimento, rassicurazione o contatti sociali. In questo caso, il maggiore tempo online potrebbe rappresentare almeno in parte una conseguenza del disagio, anziché la sua origine. È anche possibile che i due fenomeni si influenzino reciprocamente, creando un circolo nel quale vulnerabilità psicologica e comportamenti digitali interagiscono nel tempo.

Non tutti gli schermi hanno lo stesso effetto

Parlare genericamente di tempo davanti agli schermi rischia inoltre di nascondere differenze importanti. Studiare online, guardare video, partecipare a una conversazione con amici o utilizzare compulsivamente i social network sono attività molto diverse. Anche il contesto conta: un adolescente che comunica con persone care può vivere un’esperienza differente rispetto a chi subisce cyberbullismo, esclusione sociale o confronti continui. Per questo, gli esperti invitano a considerare non soltanto il numero di ore trascorse davanti a un dispositivo, ma anche qualità dei contenuti, modalità di utilizzo e conseguenze sulla vita quotidiana.

Il sonno rimane un elemento fondamentale

Uno dei meccanismi attraverso cui l’uso digitale può influenzare il benessere riguarda il sonno. Utilizzare smartphone e tablet fino a tarda notte può ritardare l’addormentamento, soprattutto quando le attività sono emotivamente coinvolgenti o interrompono il riposo con notifiche continue. Una durata insufficiente del sonno è associata a maggiori difficoltà nella regolazione delle emozioni e può contribuire a peggiorare il benessere psicologico. Anche se parte dell’associazione tra schermi e ansia dipendesse da fattori familiari, proteggere il riposo resterebbe quindi una strategia importante.

Cosa dovrebbero fare genitori e insegnanti

Le evidenze scientifiche suggeriscono di evitare sia l’allarmismo sia l’idea che gli schermi siano completamente innocui. Piuttosto che concentrarsi esclusivamente su limiti rigidi di tempo, può essere utile osservare se l’utilizzo digitale interferisce con sonno, scuola, movimento e relazioni sociali. Parlare apertamente delle esperienze online, riconoscere eventuali segnali di disagio e favorire attività offline rappresentano strategie ragionevoli. Quando l’ansia diventa persistente o compromette la vita quotidiana, è importante rivolgersi a un professionista della salute mentale, senza attribuire automaticamente ogni difficoltà allo smartphone.

La vera lezione dello studio sui gemelli

La conclusione più interessante è che il rapporto tra schermi e ansia negli adolescenti potrebbe essere molto più complesso di quanto suggeriscano i titoli allarmistici. Gli studi sui gemelli aiutano a distinguere meglio il contributo delle abitudini digitali da quello delle predisposizioni individuali e dell’ambiente familiare, ma non dimostrano che gli schermi siano privi di effetti. Il messaggio è soprattutto metodologico: per comprendere davvero il rischio servono ricerche capaci di considerare genetica, contesto, qualità delle esperienze online e cambiamenti nel tempo. Non conta soltanto quanto i ragazzi utilizzano gli schermi, ma anche perché, come e in quali condizioni lo fanno.

Foto di Sixteen Miles Out su Unsplash