
L’idea affascina storici dell’arte e scienziati: ricostruire il DNA di Leonardo da Vinci partendo dalle sue opere. Secondo un nuovo studio, pubblicato in preprint su bioRxiv, i ricercatori sarebbero riusciti a estrarre tracce di materiale genetico da un disegno rinascimentale attribuito a Leonardo, lo schizzo a gesso rosso noto come Santo Bambino.
La scoperta, però, è tutt’altro che definitiva.
Cosa hanno trovato gli scienziati
Il team di ricerca ha analizzato minuscole tracce biologiche presenti sul disegno e le ha confrontate con il DNA estratto da una lettera del Quattrocento scritta da Frosino di ser Giovanni da Vinci, parente della famiglia di Leonardo.
Il risultato più interessante riguarda il cromosoma Y, che viene trasmesso quasi invariato lungo la linea paterna. Le sequenze individuate:
- appartengono allo stesso aplogruppo,
- sono compatibili con una linea genetica toscana,
- suggeriscono un antenato maschile comune.
Secondo il genetista Charlie Lee (Jackson Laboratory), non coinvolto nello studio, questo rappresenta “un buon punto di partenza” per tentare una ricostruzione genetica del genio rinascimentale.
Il problema cruciale: è davvero opera di Leonardo?
Qui emerge il nodo principale. Non tutti gli storici dell’arte concordano sull’attribuzione del “Santo Bambino” a Leonardo da Vinci. Alcuni ritengono che il disegno possa essere stato realizzato da uno dei suoi allievi.
Questo significa che:
- il DNA potrebbe non appartenere a Leonardo,
- potrebbe provenire da uno studente,
- oppure da restauratori toscani che hanno maneggiato l’opera nei secoli.
Come sintetizza Lee: stabilire l’identità del DNA è “una questione di testa o croce”.
Perché ricostruire il DNA di Leonardo?
Gli obiettivi della ricerca sono molteplici:
- autenticare opere d’arte attribuite a Leonardo,
- comprendere se vi fossero caratteristiche biologiche eccezionali alla base del suo genio,
- esplorare ipotesi su capacità visive superiori alla media o particolari predisposizioni neurologiche.
Ma la strada è irta di ostacoli.
Le grandi difficoltà scientifiche
1. La tomba perduta
La sepoltura di Leonardo ad Amboise, in Francia, fu danneggiata durante la Rivoluzione francese. I resti furono probabilmente:
- dispersi,
- o mescolati con altre ossa durante un successivo trasferimento.
Senza un campione di confronto certo, gli scienziati non sono autorizzati ad analizzare il materiale osseo.
2. Nessun discendente diretto
Leonardo non ebbe figli e non si sposò. Questo elimina una delle vie più semplici per il confronto genetico.
3. Le tombe “off-limits”
L’accesso alla tomba del padre di Leonardo a Firenze è stato negato, così come l’accesso a molte opere d’arte considerate intoccabili.
Le piste alternative: capelli, ossa e parenti lontani
I ricercatori stanno esplorando diverse strade:
- analisi di tre ossa provenienti da una tomba di famiglia dove riposa il nonno Antonio da Vinci,
- campioni di DNA di discendenti maschi viventi della famiglia da Vinci,
- studio di una ciocca di capelli ritrovata nel 1863 ad Amboise, forse appartenente alla barba di Leonardo,
- analisi di lettere e manoscritti scritti da parenti maschi.
Tra i reperti più promettenti c’è anche il Codice Leicester, che contiene un’impronta digitale attribuita quasi con certezza a Leonardo.
Scienza, arte e cautela
Gli stessi autori dello studio sottolineano che nessuna conclusione definitiva può ancora essere tratta. Le tracce genetiche sono fragili, facilmente contaminabili e difficili da attribuire con certezza dopo secoli.
Eppure, la ricerca apre una prospettiva nuova e affascinante:
le opere d’arte non come semplici testimonianze visive, ma come archivi biologici silenziosi, capaci – forse – di raccontarci qualcosa di più sull’uomo dietro il mito.
Se vuoi, nel prossimo passo posso:
- trasformare questo articolo in pezzo divulgativo giornalistico,
- adattarlo a un post social,
- oppure leggerlo in chiave filosofica o psicologica, riflettendo sul bisogno umano di “toccare” il genio anche biologicamente.
Foto di Elif Dilara Bora su Unsplash








