3I/ATLAS oggetto interstellare
Foto di Alexander Antropov da Pixabay

Il viaggio di 3I/ATLAS continua, silenzioso e privo di misteriosi segnali. Con buona pace di chi sperava di assistere al primo contatto con una civiltà extraterrestre, le più recenti osservazioni scientifiche indicano che il terzo oggetto interstellare mai individuato nel nostro Sistema solare non è una sonda aliena, ma un corpo naturale. Un risultato che ridimensiona le speculazioni, ma rafforza la solidità del metodo scientifico.

Il terzo visitatore interstellare della storia

Scoperto il 1° luglio 2025, 3I/ATLAS ha immediatamente attirato l’attenzione della comunità scientifica e del grande pubblico. Si tratta infatti del terzo oggetto interstellare (ISO, Interstellar Object) osservato entrare nel nostro Sistema solare, dopo 1I/‘Oumuamua nel 2017 e 2I/Borisov nel 2019.

Come accaduto per i suoi predecessori, anche 3I/ATLAS ha alimentato ipotesi suggestive. La sua origine esterna al Sistema solare e alcune caratteristiche inizialmente ritenute insolite hanno riacceso il dibattito su una possibilità affascinante quanto remota: e se fosse una sonda artificiale inviata da una civiltà extraterrestre?

Speculazioni, scienza e immaginario collettivo

Le ipotesi più audaci hanno trovato terreno fertile soprattutto online, dove non sono mancati riferimenti alla fantascienza e a celebri opere come Incontro con Rama. In prima linea, come già avvenuto in passato, anche l’astronomo Avi Loeb, noto per la sua apertura verso scenari non convenzionali nella ricerca di vita intelligente extraterrestre.

Tuttavia, la scienza procede per verifiche e dati, non per suggestioni. Ed è proprio sui dati che si basa il nuovo studio recentemente pre-pubblicato su arXiv, che analizza le osservazioni radio effettuate su 3I/ATLAS nell’ambito del programma Breakthrough Listen, uno dei più ambiziosi progetti SETI dedicati alla ricerca di segnali di intelligenza extraterrestre.

Le osservazioni radio: nessuna tecnofirma rilevata

Il radiotelescopio di Green Bank, negli Stati Uniti, ha osservato 3I/ATLAS il 18 dicembre 2025, il giorno precedente al massimo avvicinamento dell’oggetto alla Terra, avvenuto il 19 dicembre. L’obiettivo era chiaro: individuare eventuali “tecnofirme”, ovvero segnali artificiali riconducibili a una tecnologia avanzata.

I ricercatori hanno analizzato quattro diverse bande radio, comprese tra 1 e 12 GHz, considerate ideali per la comunicazione interstellare grazie alla loro efficienza e alla bassa attenuazione nello spazio. In un primo momento sono stati individuati oltre 471.000 segnali candidati. Dopo rigorosi filtraggi basati sulla posizione celeste, il numero si è ridotto a nove eventi.

Un’analisi più approfondita ha però dimostrato che si trattava di interferenze radio terrestri o di contaminanti già noti. Nessuno dei segnali era compatibile con una tecnofirma proveniente da 3I/ATLAS.

Una cometa, senza ambiguità

Dal punto di vista astrofisico, 3I/ATLAS presenta tutte le caratteristiche tipiche di una cometa. Emissioni di gas, comportamento dinamico e morfologia osservata coincidono con ciò che gli astronomi conoscono bene. Già in precedenza, Tom Statler, responsabile scientifico della NASA per i piccoli corpi del Sistema solare, aveva chiarito la posizione dell’agenzia: “È una cometa. Fa cose da cometa e assomiglia alle comete che conosciamo”.

Le nuove osservazioni rafforzano questa interpretazione. Secondo gli autori dello studio, non sono presenti trasmettitori isotropici a onda continua con potenza superiore a 0,1 watt nella posizione di 3I/ATLAS. Per fare un confronto comprensibile, un comune telefono cellulare trasmette circa 1 watt.

Perché continuare a cercare

Nonostante il risultato negativo, i ricercatori invitano a non archiviare il tema con superficialità. “Attualmente non ci sono prove che suggeriscano che gli oggetti interstellari conosciuti siano qualcosa di diverso da oggetti astrofisici naturali”, spiegano. Tuttavia, il numero estremamente limitato di ISO osservati finora rende legittimo continuare a studiarli con attenzione.

Le sonde interstellari, se mai esistessero, rappresenterebbero infatti una possibile tecnofirma plausibile. Proprio per questo, ogni nuovo oggetto proveniente dallo spazio interstellare diventa un laboratorio naturale per testare ipotesi, affinare strumenti e migliorare i protocolli di osservazione.

In attesa del primo contatto

A sei mesi dalla scoperta, 3I/ATLAS è stato osservato in numerose bande dello spettro elettromagnetico: radio, infrarosso, ottico e raggi X. Nessuna di queste osservazioni ha rivelato tracce di tecnologia artificiale. Il verdetto, almeno per ora, è chiaro.

Il “primo contatto” resta dunque confinato nell’immaginario e nella narrativa di fantascienza. Ma ogni studio come questo rappresenta un passo avanti nella comprensione dell’universo e nella capacità dell’umanità di porsi le domande giuste. Anche quando la risposta è, semplicemente, che siamo di fronte a una cometa come tante, arrivata da molto lontano e destinata a ripartire senza lasciare messaggi.

Foto di Alexander Antropov da Pixabay