
L’arrivo di La Niña, l’irregolare raffreddamento delle acque del Pacifico equatoriale che influenza il clima di mezzo mondo, sembra sempre più probabile. Le previsioni della World Meteorological Organization (WMO/OMM) parlano chiaro: tra dicembre e febbraio 2026 c’è una probabilità del 55% che il fenomeno si sviluppi e inizi a condizionare i modelli climatici globali.
Ma, nel paradosso che ormai caratterizza la crisi climatica contemporanea, anche un segnale di raffreddamento naturale non sembra sufficiente a invertire la tendenza: molte regioni registreranno comunque temperature superiori alla media.
Cos’è La Niña e perché conta davvero
La Niña è la fase “fredda” del ciclo climatico noto come ENSO (El Niño–Southern Oscillation). A differenza del più noto El Niño, che riscalda le acque del Pacifico orientale e contribuisce all’aumento delle temperature globali, La Niña innesca un raffreddamento su larga scala dovuto alla risalita di acque più fredde dalle profondità oceaniche.
Questo cambiamento termico modifica la circolazione atmosferica tropicale, influenzando:
- venti alisei, che tendono a intensificarsi;
- pressione atmosferica, che varia tra le due sponde del Pacifico;
- precipitazioni e monsoni, che si spostano o si intensificano in base al posizionamento delle acque più fredde.
Il risultato è un domino climatico che interessa ogni continente, con effetti spesso opposti a quelli di El Niño.
Temperature globali: perché resteranno comunque elevate
Nonostante la natura “rinfrescante” del fenomeno, i climatologi avvertono che il raffreddamento dovuto a La Niña non compenserà gli effetti del riscaldamento globale antropico.
La crescente concentrazione di gas serra, unita a oceani sempre più caldi e a un’atmosfera carica di energia, fa sì che anche gli anni dominati da La Niña risultino oggi più caldi rispetto al passato.
Siamo quindi davanti a uno scenario inedito: un fenomeno tradizionalmente associato a un calo temporaneo delle temperature globali potrebbe presentarsi in un contesto in cui le anomalie positive restano predominanti.
Le conseguenze attese tra fine 2025 e inizio 2026
Secondo la WMO, i prossimi mesi saranno caratterizzati da una graduale evoluzione del quadro climatico.
Nello specifico:
- Dicembre–Febbraio: possibilità del 55% che La Niña si attivi e inizi a influenzare i modelli atmosferici;
- Gennaio–Aprile 2026: crescente probabilità – tra il 65% e il 75% – di un ritorno a condizioni neutrali, cioè senza né La Niña né El Niño.
Questa transizione suggerisce che il fenomeno, qualora dovesse svilupparsi, potrebbe essere di breve durata, pur avendo effetti significativi su precipitazioni, stagioni agricole e rischi meteorologici.
Impatto globale: chi rischia di più
Gli effetti non saranno uniformi. Come sempre accade con ENSO, alcune regioni del mondo sentiranno La Niña più di altre.
Zone tipicamente coinvolte:
- Sud-est asiatico e Australia: piogge più abbondanti, rischio alluvioni.
- America Meridionale occidentale: condizioni più secche, con potenziali impatti su raccolti e risorse idriche.
- Africa orientale: possibile aumento delle precipitazioni, con rischi di eventi estremi.
- Nord America: inverno più freddo e umido nel Nord-Ovest e più secco nel Sud.
Per l’Europa, gli effetti di La Niña sono meno diretti, ma possono influenzare la circolazione atmosferica generale e contribuire a ondate di freddo o a precipitazioni irregolari.
La Niña nell’era del cambiamento climatico
La parte più significativa dell’analisi della WMO riguarda il contesto in cui La Niña si inserisce. I grandi cicli climatici naturali non agiscono più in un ambiente “neutro”: vengono amplificati o distorti dal riscaldamento globale causato dall’uomo.
Siccità più severe, alluvioni improvvise, spostamento dei monsoni e stagioni sempre meno prevedibili sono tutti effetti che, pur legati ai fenomeni naturali, oggi si intrecciano con tendenze climatiche di lungo termine che stanno accelerando.
Cosa succederà ora
I centri meteorologici nazionali continueranno a monitorare l’evoluzione del Pacifico equatoriale nelle prossime settimane. Le oscillazioni termiche, i venti e le anomalie di pressione saranno fondamentali per capire se La Niña prenderà effettivamente forma e con quale intensità.
Quel che è certo è che, anche qualora si manifestasse, non rappresenterà una “pausa” dalla crisi climatica: la tendenza al riscaldamento globale resta dominante e continuerà a influenzare le stagioni future.
Foto di 🌸♡💙♡🌸 Julita 🌸♡💙♡🌸 da Pixabay








