
“Anche un bambino potrebbe farlo.”
È una frase che chiunque si interessi, anche solo superficialmente, all’arte del Novecento ha sentito almeno una volta di fronte a un dripping di Jackson Pollock. Le sue tele, distese a terra e cosparse di gocce, schizzi e traiettorie di colore, sono state per decenni il bersaglio ideale di chi considera l’arte contemporanea poco più che un esercizio di caos.
Eppure, un nuovo studio scientifico riapre la discussione in modo sorprendente: i dipinti dei bambini sembrano effettivamente più simili a quelli di Pollock rispetto a quelli degli adulti. Non tanto per semplicità, ma per caratteristiche tecniche misurabili, legate a movimenti corporei ed equilibrio biomeccanico.
Un’arte nata dal corpo: il mito (e il fraintendimento) del dripping
Pollock non dipingeva seduto, né con cavalletto e pennello. Il suo metodo, codificato negli anni Quaranta, consisteva nel stendere la tela sul pavimento, camminarci intorno e lasciare che la gravità, insieme al proprio movimento, guidasse lo scorrere della vernice.
Molti critici non specializzati hanno interpretato questa tecnica come disordine puro, una sorta di improvvisazione scomposta. Altri — storici dell’arte e artisti — hanno sempre sostenuto che dietro quel caos apparente ci fosse una meccanica precisa, una ripetizione controllata di gesti che rifletteva il rapporto tra mente, corpo e spazio.
Ma fino a oggi mancava un confronto scientifico diretto tra lo stile di Pollock e quello di persone con abilità motorie diverse.
Lo studio: 52 partecipanti e un esperimento “alla Pollock”
Il nuovo lavoro di ricerca ha coinvolto 18 bambini tra 4 e 6 anni e 34 adulti tra 18 e 25 anni. A ognuno di loro è stato chiesto di creare dipinti ispirati a Pollock, utilizzando vernice diluita spruzzata su fogli posti a terra.
Nulla di più semplice: movimenti liberi, schizzi, traiettorie spontanee.Ma ciò che rende unica la ricerca è il metodo di analisi applicato alle opere prodotte.
Gli scienziati hanno esaminato ogni immagine grazie a strumenti matematici utilizzati anche per studiare frattali e lacunarità:
- frattali: pattern che si ripetono su scale diverse, simili a quelli che si osservano in fenomeni naturali (alberi, nuvole, montagne);
- lacunarità: misura il modo in cui si distribuiscono i vuoti, gli spazi bianchi tra un gruppo di segni e l’altro.
Questi elementi sono fondamentali nell’espressionismo astratto, dove la profondità visiva deriva proprio da variazioni micro e macro del gesto pittorico.
I risultati: i bambini battono gli adulti (e imitano Pollock)
Le differenze tra i due gruppi sono state nette:
1. Gli adulti producono immagini più dense e complesse
I ricercatori hanno osservato:
- maggiore sovrapposizione dei segni,
- traiettorie multidirezionali,
- ampiezza maggiore dei movimenti,
- densità elevata di colore.
Gli adulti, insomma, tendono a “riempire”, a controllare lo spazio, a provocare variazioni articolate. Paradossalmente, questo rende i loro quadri meno simili a Pollock.
2. I bambini creano pattern più semplici e frattali più simili ai dripping originali
Le loro opere mostrano:
- motivi più piccoli,
- più spazi bianchi,
- traiettorie lineari,
- meno cambi di direzione.
Questa “semplicità” non è un difetto, ma una caratteristica biomeccanica tipica dell’infanzia: movimenti brevi, ripetitivi, spontanei.
Ed è proprio qui che arriva la scoperta più interessante: le opere dei bambini si avvicinano maggiormente alle dinamiche frattali tipiche di Pollock.
Il ruolo dell’equilibrio biomeccanico: un legame inatteso con la vita dell’artista
Uno degli aspetti più affascinanti dello studio è l’ipotesi che riguarda l’equilibrio motorio.
Pollock nasce con una complicazione grave: quasi strangolato dal cordone ombelicale, subisce danni che, secondo alcuni biografi, avrebbero influenzato per tutta la vita il suo equilibrio e la coordinazione.
Secondo i ricercatori, questo può averlo portato a:
- movimenti più semplici,
- gesti più istintivi,
- minor variazione direzionale,
un pattern motorio simile a quello dei bambini.
Ecco perché, paradossalmente, i bambini imitano Pollock meglio degli adulti, non per mancanza di abilità, ma per affinità corporea.
Rovesciare un pregiudizio: non chiunque può farlo
Lo studio, pur senza ridimensionare lo scetticismo verso l’arte astratta, offre un messaggio chiaro:
non è vero che chiunque possa realizzare un Pollock.
O meglio, non gli adulti.
La spontaneità infantile, unita a un equilibrio biomeccanico diverso, rende i bambini sorprendentemente più affini allo stile dell’artista americano.
Ciò non significa che un bambino produca automaticamente arte; significa che il linguaggio corporeo che Pollock ha trasformato in poetica è più naturalmente presente nei più piccoli.
E questo ribalta un pregiudizio con cui l’arte contemporanea convive da decenni.
Cosa ci dice davvero questa ricerca
Lo studio non riduce Pollock a un gesto infantile. Al contrario, dimostra che le sue opere non sono copie del caos casuale, ma riflessi di un corpo reale, con limiti, difficoltà e ritmi propri.
Ci ricorda che l’arte è anche movimento, biomeccanica, presenza fisica nello spazio. E che le innovazioni più radicali possono nascere proprio là dove nessuno si aspetta: tra un gesto semplice e un equilibrio fragile.
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