5 tipi sonno scienza
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Dormire bene non significa semplicemente “chiudere gli occhi e riposare”. La scienza lo conferma: il sonno non è uguale per tutti. Un nuovo studio pubblicato su PLOS Biology ha individuato cinque distinti profili del sonno, ognuno associato a caratteristiche cerebrali, emotive e cognitive specifiche.

I ricercatori hanno analizzato il riposo notturno di 770 adulti sani tra i 22 e i 36 anni, studiando parametri come la durata del sonno, la qualità percepita, l’uso di sostanze per dormire e le prestazioni cognitive. Ne è emersa una mappa affascinante di come la mente e il corpo reagiscono al sonno — o alla sua mancanza.

  1. Il sonno tormentato: quando la mente non si spegne mai

Il primo profilo, che potremmo chiamare “il sonno agitato”, è caratterizzato da difficoltà a dormire, scarsa soddisfazione e tendenza a restare svegli più del necessario. Le persone di questo gruppo mostrano anche livelli più alti di stress, ansia e rabbia, con un aumento di pensieri ricorrenti prima di addormentarsi.

Le scansioni cerebrali rivelano una bassa connettività tra le aree che regolano la riflessione interiore (come la corteccia temporoparietale) e quelle deputate all’attenzione esterna. In altre parole, la mente di chi rientra in questo profilo fatica a “spegnersi”, restando intrappolata nei pensieri.

È il classico caso di chi si rigira nel letto ripensando alla giornata, senza riuscire a staccare.

2. Il dormiglione distratto: riposo sufficiente, ma mente dispersa

Il secondo profilo mostra un sonno tutto sommato regolare, ma una mente più disattenta durante il giorno. Nonostante non ci siano grandi disturbi notturni, queste persone riportano una sensazione di “nebbia mentale”, difficoltà di concentrazione e una tendenza alla distrazione.

Il cervello, in questo caso, non presenta i deficit di connettività del gruppo precedente: ciò suggerisce che la disattenzione non deriva dal sonno in sé, ma da fattori mentali o ambientali — come stress lavorativo, multitasking o iperstimolazione digitale.

Questo profilo potrebbe rappresentare molti adulti moderni, che dormono a sufficienza ma non riposano davvero.

3. Il sonno “artificiale”: quando ci si affida ai rimedi per dormire

Il terzo profilo è quello di chi fa uso di aiuti per dormire, dai farmaci alle tisane “rilassanti”. Sebbene possano favorire l’addormentamento, lo studio mostra un effetto collaterale importante: una memoria più debole e una minore capacità di riconoscere le emozioni altrui.

Le scansioni cerebrali indicano una riduzione della connettività tra le aree visive e quelle emotive, suggerendo che il cervello entra in un sonno meno profondo e rigenerante.

Questo tipo di sonno, apparentemente “tranquillo”, in realtà può compromettere le funzioni cognitive a lungo termine. È un promemoria utile per chi tende a dipendere da integratori o sedativi per dormire.

4. Il dormiglione cronico: troppo poco sonno, troppa stanchezza

Il quarto profilo riguarda chi dorme meno di sette ore per notte. Anche un debito di sonno lieve ma costante porta a conseguenze significative: tempi di reazione più lenti, difficoltà linguistiche e sociali, e maggiore irritabilità.

Curiosamente, il cervello di queste persone mostra un aumento della connettività tra le reti cerebrali, un segno di sovraccarico cognitivo. È come se il cervello restasse sempre “acceso” per compensare la mancanza di riposo.

Non sorprende che questo gruppo sia associato a maggiore aggressività e impulsività, due effetti noti della privazione del sonno.

5. Il sonno frammentato: risvegli notturni e mente in allarme

Il quinto e ultimo profilo riguarda chi si sveglia frequentemente durante la notte. I loro cicli del sonno sono interrotti e questo influisce direttamente sulla memoria di lavoro, sull’elaborazione del linguaggio e sulla regolazione emotiva.

Queste persone tendono a mostrare sintomi di ansia e un rischio maggiore di abuso di sostanze, segno che il corpo e la mente vivono in uno stato di allerta costante.

Il loro cervello sembra non riuscire a completare i cicli del sonno profondo necessari al consolidamento dei ricordi e al recupero mentale.

Dormire bene è un atto di salute mentale

Secondo la ricercatrice Valeria Kebets della Concordia University di Montréal, “non esiste un unico profilo perfetto di sonno. La maggior parte delle persone oscilla tra più categorie nel corso della vita”.

In altre parole, il nostro sonno racconta chi siamo, e come stiamo affrontando lo stress, le abitudini e le emozioni quotidiane.

Capire in quale profilo ci si riconosce può essere un primo passo per ripensare la propria igiene del sonno — stabilire orari regolari, ridurre l’uso di dispositivi elettronici, e creare un rituale serale che favorisca la calma mentale.

E tu, in quale profilo ti riconosci?

Che tu dorma poco, male o troppo, la verità è che il sonno resta uno specchio del nostro equilibrio interiore. Osservarlo con curiosità, e non solo con preoccupazione, può aiutarti a migliorare non solo le tue notti, ma anche i tuoi giorni.

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