incendio usa oregon
Le particelle di carbonio nero degli incendi si diffondono verso est negli Stati Uniti in questa immagine catturata il 21 luglio 2021. Ph. Credit: Joshua Stevens/NASA Earth Observatory

In questi giorni, a partire dal 22 luglio, negli Stati Uniti ben 79 incendi hanno bruciato più di 5.860 chilometri quadrati e più di 21.700 vigili del fuoco e personale di supporto stanno combattendo le fiamme, secondo quanto riportato dal National Interagency Fire Center. Il più grande degli incendi, soprannominato “Bootleg Fire” ha devastato lo stato dell’Oregon, bruciando oltre 1.570 km quadrati.

 

Le immagini della NASA che mostrano il fumo degli incendi

La NASA ha rilasciato delle immagini satellitari sorprendenti che mostrano come le nuvole di fumo si siano estese a macchia d’olio, coprendo vaste aree degli Stati Uniti, dalla costa occidentale fino all’Oceano Atlantico, ben oltre quindi la portata degli incendi.

Le immagini sono state scattate dai satelliti dell’Earth Observatory della NASA e pubblicate lo scorso 23 luglio. La prima immagine, scattata il 20 luglio utilizzando il Visible Infrared Imaging Radiometer Suite (VIIRS) a bordo del satellite NOAA-20, mostra chiaramente una cortina di fumo che si sposta verso est, oltre a nuovi pennacchi di fumo sopra la California e la Columbia Britannica.

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Immagine della cortina di fumo sugli Satti Uniti: Ph. Credit: Joshua Stevens/NASA Earth Observatory

La seconda immagine invece, scattata il 21 luglio, mappa la concentrazione di particolato di carbonio nero, ovvero quella che conosciamo come fuliggine, in tutto il Nord America. I dati, raccolti dal Global Modeling Assimilation Office (GMAO) della NASA, hanno mostrato concentrazioni particolarmente elevate in diversi stati degli Stati Uniti, tra cui New York, Pennsylvania, New Jersey, Alabama, Kentucky, Minnesota, Wisconsin, Oregon, Nevada, Idaho e California, così come nelle province canadesi della Columbia Britannica, Alberta, Saskatchewan e Manitoba.

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Le particelle di carbonio nero degli incendi si diffondono verso est negli Stati Uniti in questa immagine catturata il 21 luglio 2021. Ph. Credit: Joshua Stevens/NASA Earth Observatory

 

Le conseguenze della cortina di fumo

Secondo l’Earth Observatory, a New York City, i livelli di inquinamento da particolato fine sono saliti sopra 170 sull’indice di qualità dell’aria a seguito degli incendi. Si tratta di un valore preoccupante, in quanto potenzialmente dannoso per la salute, anche in soggetti sani.

Ryan Stauffer, ricercatore atmosferico presso il Goddard Space Flight Center della NASA, spiega infatti che “questa è una grandezza di inquinamento da particelle che a New York City non si registra da più di un decennio”.

Livelli così alti sono dovuti probabilmente ad un gruppo di incendi che hanno avuto luogo vicino al confine tra Manitoba e Ontario, secondo l’Earth Observatory. Mentre i più grandi incendi infuriano vicino alla costa occidentale.

In genere è possibile che il fumo atmosferico degli incendi possa passare inosservato, poiché il fumo che percorre lunghe distanze tende a viaggiare ad altitudini relativamente elevate, tra 5 e 10 km. Ma secondo i dati raccolti dal Micro-Pulse Lidar Network e dall’Aerosol Robotic Network della NASA sembra che la maggior parte del fumo che attualmente si muove negli Stati Uniti rimane al di sotto dei 2 km di altitudine, secondo quanto riportato dall’Earth Observatory. Questo fa si che i cieli si siano oscurati e che l’odore di fumo sia percepito anche a migliaia di chilometri di distanza dai luoghi dove gli incendi imperversano.

Secondo gli esperti questi incendi sono la conseguenza della siccità estrema provocata dal cambiamento climatico. Periodi di siccità si verificano infatti sempre più frequentemente e le temperature sono da record. Lo scorso giugno ha fatto registrare il record di mese più caldo della storia degli USA e il quarto più caldo a livello mondiale.

Forse potrebbe essere già troppo tardi, ma è comunque chiaro che dovremmo tutti impegnarci per preservare il nostro pianeta e far si che rimanga un posto dove l’essere umano possa ancora vivere.