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Un nuovo studio suggerisce che sognare ci aiuta a generalizzare le nostre esperienze in modo che possiamo adattarci a nuove circostanze. Quindi la stranezza dei sogni è ciò che li rende utili.

Esistono diverse teorie che cercano di spiegare i sogni. Quella che sembra raccogliere più consensi è che i sogni siano coinvolti o addirittura siano causati dall’elaborazione e dall’immagazzinamento della memoria.

 

Lo studio

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Patterns propone una nuova ipotesi: il sogno è il tentativo del cervello di generalizzare le nostre esperienze.

La teoria si basa in parte sul processo di apprendimento delle reti neurali artificiali, che sono algoritmi informatici che cercano di trovare modelli in grandi set di dati. Questi sistemi generalmente ricevono dati di addestramento simili, ma non identici, ai dati che verranno analizzati in seguito. L’ipotesi proposta dall’autore dello studio, Erik Hoel, sostiene che il nostro cervello faccia qualcosa di simile attraverso i sogni.

In questo modo, la “qualità allucinogena dei sogni” consente al nostro cervello di inserire dati sensoriali “distorti o corrotti” da considerare. “I sogni esistono per impedirti di conformarti troppo al modello del mondo“, ha sparato Hoel, spiegando che, presentando bizzarre interpretazioni del mondo, il cervello ci impedisce di essere troppo fissati sulle specifiche di un compito e ci rende più capaci di generalizzare.

L’autore suggerisce anche che le prove esistono già. Se la teoria fosse confermata, gli effetti della privazione del sonno sulla capacità di memorizzare sarebbero diversi dai suoi effetti sulla capacità di generalizzare.

Hoel suggerisce che un test ben progettato per esaminare se il sonno o la privazione dei sogni influisce sulla capacità dei topi di generalizzare le paure potrebbe fornire prove empiriche per la sua ipotesi. Anche il monitoraggio dei cambiamenti sinaptici in risposta ai sogni può essere un possibile percorso.