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L’epidemia da coronavirus ormai va avanti da quasi due mesi, a livello ufficiale per lo meno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha notificato il problema soltanto il 9 gennaio mentre prima, diverse persone in Cina ci avevano provato senza successo. Detto questo, anche qualcun’altro ha scoperto questo pericolo ben prima dell’OMS. O forse sarebbe più giusto dire qualcos’altro.

Apparentemente, un’Intelligenza Artificiale creata da una società canadese, BlueDot, il cui scopo è gestire una piattaforma di monitoraggio della salute, ha inviato la prima notifica in merito al coronavirus il 31 dicembre. Ci è riuscito andando a collegare diverse informazioni che vengono usate proprio per monitorare le varie situazioni. Notizie in lingua straniera, i network che si occupano di segnalare malattie di piante e animali e bollettini ufficiali.

La sentenza del 31 dicembre è stata lapidaria: evitare zone pericolose come Wuhan. C’è anche di peggio tra l’altro. Basandosi su questa prima informazione, l‘algoritmo è stato anche in grado di prevedere dove il virus si sarebbe spostato.

 

L’Intelligenza Artificiale che ha previsto l’epidemia da coronavirus

Questo secondo passaggio è molto più semplice da spiegare di quanto sembri. Dando per vero il fatto che c’era un rischio di epidemia, l’Intelligenza Artificiale ha controllato i siti delle varie compagnie aree per capire il flusso degli spostamenti. Da qui ha predetto che il virus sarebbe arrivato a Bangkok, Seul, Taipei e Tokyo nei giorni successivi. Così è stato.

Se fin qui, questo strumento ha battuto le organizzazioni preposte in termini di previsioni, allora c’è da preoccuparsi anche per un altro aspetto. La reale entità del contagio. Le parole di James Lawler: “L’epidemia è probabilmente molto più grande di quella confermata dai funzionari della sanità pubblica. Semplicemente, calcolando quanti viaggiatori ci sono dalla Cina in una determinata settimana con la percentuale di quelli che potrebbero essere stati influenzati, il numero è più alto