celiachia

A volte, le idee geniali si nascondono dietro piccole cose e, in questo caso, l’idea geniale viene dalla mitologia. Infatti Stephen Miller, professore della Feinberg School of Medicine della Northwestern University di Chicago, si è ispirato ad Omero e al leggendario cavallo di Troia per uno studio sulla celiachia dai risultati promettenti.

Un’idea di Ulisse al servizio dalla medicina

Come Ulisse costruì il cavallo di legno per aggirare i Troiani e far entrare gli Achei tra le mura della città di Ilio, allo stesso modo Miller ha escogitato un modo per ingannare le difese del corpo umano. In un normale contesto, se un celiaco mangia il pane, il suo sistema immunitario attacca l’allergene di questa malattia, causando sintomi più o meno gravi a seconda del soggetto.

cavallo_troiaIn una nanoparticella biodegradabile (il cavallo), Miller e la sua squadra di ricercatori hanno inserito la gliadina, l’allergene della celiachia (i Greci). Una volta nel flusso sanguigno, l’allergene passa inosservato, nascosto dentro la nanoparticella, esattamente come nel mito. Ma quest’ultima viene degradata da un macrofago, e solo allora l’allergene “esce allo scoperto” di fronte alle cellule immunitarie, le quali lo tollerano non provocando nessuna reazione allergica.

Dopo una sola settimana di assunzione di nanoparticelle, i pazienti coinvolti nella ricerca hanno reintrodotto il glutine nella loro dieta per 14 giorni senza conseguenze: infatti le reazioni infiammatorie all’intestino sono diminuite del 90% proprio perché il sistema immunitario ha imparato ad accettare il glutine.

Punto di partenza per la lotta ad altre malattie autoimmuni

Nel caso della celiachia ci troviamo di fronte a causa scatenante conosciuta ed esterna al corpo umano. Tuttavia, può servire come modello per ricerche su altre malattie autoimmuni. Infatti secondo Miller, la ricerca può avere potenziale anche nel caso di sclerosi multipla e diabete di tipo 1. “Possiamo incapsulare la mielina nelle nanoparticelle per indurre tolleranza nei modelli di sclerosi multipla, o mettere una proteina dalle cellule beta del pancreas per indurre tolleranza nei confronti delle cellule che producono insulina nei modelli di diabete di tipo 1“.

Nonostante questo approccio alla celiachia sia ancora in fase sperimentale, i suoi risultati presentati alla European Gastroenterology Week di Barcellona lo scorso ottobre hanno riscosso l’applauso della comunità scientifica. La speranza è che il cavallo di Troia della celiachia rimarrà sperimentale ancora per poco e che possa essere applicato anche nella lotta ad altre malattie.