Un materiale semplice, trasparente e già utilizzato da anni nelle sale operatorie potrebbe offrire una nuova possibilità a persone colpite da una rara condizione capace di portare alla perdita della vista. I ricercatori del Moorfields Eye Hospital di Londra hanno sperimentato in otto pazienti iniezioni di idrossipropilmetilcellulosa, o HPMC, osservando dopo un anno un miglioramento della vista in sette di loro. Il dato può sembrare quasi incredibile, ma per comprenderlo bisogna chiarire un punto fondamentale: il gel non rigenera retina o nervo ottico. Aiuta invece un occhio deformato dalla pressione troppo bassa a recuperare volume e struttura.
La malattia si chiama ipotonia oculare
Normalmente l’occhio mantiene una determinata pressione interna grazie all’equilibrio tra produzione e deflusso dell’umore acqueo. Nell’ipotonia oculare, la pressione diventa anormalmente bassa. Non tutte le persone con valori bassi sviluppano problemi, ma nelle forme strutturali croniche l’occhio può progressivamente perdere la propria forma. Le pareti si deformano, le strutture interne cambiano posizione e la qualità della visione può deteriorarsi fino a diventare gravemente compromessa. La condizione può comparire in seguito a malattie oculari, infiammazioni, traumi o complicazioni chirurgiche che interferiscono con la produzione del liquido intraoculare.
L’idea è sorprendentemente semplice: “rigonfiare” l’occhio
L’HPMC è un gel viscoelastico trasparente comunemente impiegato durante interventi oftalmologici, per esempio nella chirurgia della cataratta. I medici hanno pensato di utilizzarlo con uno scopo diverso: iniettarlo nell’occhio ipotonico per aumentarne temporaneamente volume e pressione. Il principio è soprattutto meccanico. Mantenendo l’occhio sufficientemente espanso, le strutture interne possono recuperare una geometria più favorevole alla visione. Il trattamento, quindi, non sostituisce cellule nervose distrutte: cerca di recuperare la funzione visiva ancora disponibile in un occhio che ha perso la propria corretta architettura.
Otto pazienti seguiti per dodici mesi
Lo studio STRETCH era una serie prospettica pilota e ha coinvolto otto persone con ipotonia strutturale presente da più di tre mesi e pressione intraoculare inferiore a 6,5 mmHg. I pazienti hanno ricevuto ripetute iniezioni intravitreali di HPMC, adattate alla risposta dell’occhio. Durante i dodici mesi i ricercatori hanno misurato acuità visiva corretta, pressione intraoculare, lunghezza assiale e caratteristiche anatomiche. Non si trattava dunque di una singola iniezione miracolosa: la terapia richiedeva controlli e somministrazioni ripetute, con aggiustamenti in base a come l’occhio recuperava volume.
Sette persone su otto hanno visto meglio
Il risultato più impressionante riguarda naturalmente la vista. Sette degli otto pazienti hanno ottenuto un miglioramento dell’acuità visiva, mentre nell’ottavo la visione è rimasta stabile. Parallelamente sono migliorati parametri anatomici e pressione oculare. Secondo i dati riportati sullo studio, la pressione intraoculare mediana è passata da circa 3,5 mmHg iniziali a 9 mmHg dopo dodici mesi. Anche la lunghezza assiale dell’occhio è aumentata, segno che l’organo stava recuperando parte della propria forma. Il risultato suggerisce quindi che, almeno in pazienti accuratamente selezionati, una quota della perdita visiva provocata dall’ipotonia può essere reversibile.
Perché non utilizzare semplicemente l’olio di silicone?
Una strategia già impiegata consiste nel riempire l’occhio con olio di silicone, capace di fornire un sostegno interno. Presenta però alcuni limiti: può provocare complicazioni durante permanenze prolungate ed è meno trasparente del gel, rendendo più difficile sia la visione sia l’osservazione delle strutture oculari. L’HPMC offre invece un’alternativa trasparente e a basso costo. È proprio questo uno degli aspetti più interessanti della ricerca: non è stata sviluppata una costosissima molecola sperimentale, ma è stato trovato un nuovo utilizzo per un materiale già familiare agli oftalmologi. Economico, tuttavia, non significa che l’intera terapia costi pochi centesimi: procedure, controlli specialistici e iniezioni hanno naturalmente costi sanitari.
Non è una cura per qualsiasi forma di cecità
Il titolo della scoperta può facilmente generare un equivoco. L’HPMC non restituisce la vista a persone con qualunque causa di cecità. Non può ricostruire un nervo ottico gravemente danneggiato, sostituire fotorecettori distrutti o curare automaticamente glaucoma avanzato, degenerazioni retiniche e altre malattie. I pazienti dello studio soffrivano di una condizione molto specifica nella quale la perdita della funzione visiva era legata almeno in parte alla deformazione dell’occhio causata dalla pressione insufficiente. Inoltre il campione era minuscolo: otto persone. Gli stessi ricercatori considerano i risultati una prova di principio che dovrà essere confermata da sperimentazioni più ampie.
Una scoperta importante proprio perché nasce da qualcosa di semplice
Il caso dell’HPMC mostra che l’innovazione medica non coincide necessariamente con farmaci futuristici o tecnologie costosissime. A volte consiste nel guardare in modo diverso qualcosa che esiste già. Il Moorfields ha successivamente utilizzato l’approccio in altri pazienti e sta lavorando per approfondire quali gel e protocolli possano offrire risultati migliori. Restano da chiarire durata dei benefici, frequenza ideale delle iniezioni e sicurezza nel lungo periodo; una revisione del 2026 sottolinea infatti che i dati sulla sicurezza intraoculare prolungata dell’HPMC sono ancora limitati. Ma per persone alle quali erano rimaste pochissime alternative, il risultato cambia una prospettiva importante: un occhio che ha perso la vista perché si è progressivamente “sgonfiato” potrebbe, in alcuni casi, essere aiutato a vedere di nuovo semplicemente restituendogli la forma che aveva perduto.
