
L’attività fisica è alla basa della buona salute. Vale un po’ per tutto, un po’ come una formula magica per l’organismo. Tra i tanti benefici c’è anche ridurre il rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer. Un nuovo studio sui topi ha voluto approfondire il legame, soprattutto come certe proteine reagiscono agli sforzi e interagiscono con il cervello.
Nello specifico, l’attività fisica aumenta la presenza di una proteina nota come glicosilfosfatidilinositolo-specifica fosfolipasi D1, o GPLD1; l’aumento si può registrare nel sangue ed è di fatto associato a un cervello in buona salute. In generale protegge dall’infiammazione cronica, condizione spesso associata a un declino cognitivo, come quello del morbo di Alzheimer. Il nuovo studio ha collegato ulteriormente la proteina con un enzima che accumulandosi rende più difficile la funzione della barriera ematoencefalica.
Usare l’attività fisica contro l’Alzheimer
La ricerca condotta sui topi ha mostrato come la combinazione della proteina GPLD1 in concomitanza con la riduzione dell’enzima TNAP ha migliorato di molto la salute del cervello degli esemplari andando a ridurre gli accumuli tossici tipici del morbo di Alzheimer. Lavorare su questi due elementi potrebbe aiutare a creare nuovi trattamenti più efficaci.
Le parole dei ricercatori: “Questa scoperta dimostra quanto sia importante il corpo per comprendere come il cervello declina con l’età. Siamo stati in grado di sfruttare questo meccanismo in fase avanzata di vita dei topi, e ha continuato a funzionare. Stiamo scoprendo aspetti biologici che la ricerca sull’Alzheimer ha in gran parte trascurato. Questo potrebbe aprire nuove possibilità terapeutiche al di là delle strategie tradizionali che si concentrano quasi esclusivamente sul cervello.”








