Il networking è spesso descritto come una competenza strategica: saper costruire, mantenere e attivare relazioni professionali può fare la differenza tra una carriera ordinaria e una brillante. Ma esiste un fattore meno visibile che incide su questa capacità: il modo in cui ricordiamo e rappresentiamo mentalmente le reti sociali.
Una ricerca guidata da Helena González Gómez, docente presso NEOMA Business School, insieme a Eric Quintane (ESMT Berlin), Matthew Brashears (University of South Carolina) e Raina Brands (University College London), mette in luce un aspetto sorprendente: uomini e donne non ricordano le relazioni sociali allo stesso modo.
Memoria delle reti: una competenza chiave
All’interno delle organizzazioni, avere una memoria accurata delle reti sociali significa sapere chi conosce chi, quali relazioni sono forti e quali deboli, dove esistono connessioni potenziali. Questa capacità consente di:
- Attivare contatti in modo strategico
- Facilitare collaborazioni
- Individuare opportunità
- Costruire alleanze efficaci
Secondo lo studio, condotto su un campione di circa 10.000 persone negli Stati Uniti, le donne mostrano una maggiore accuratezza nel ricordare reti sociali coese, ossia contesti in cui la maggior parte delle persone è connessa tra loro.
Il “riflesso relazionale chiuso”
La ricerca evidenzia che le donne tendono a utilizzare più frequentemente uno schema cognitivo definito “chiuso”. In pratica, se due persone condividono un contatto comune, è più probabile che vengano percepite come collegate anche tra loro.
Questo meccanismo facilita la memorizzazione quando la rete è densa e interconnessa. In ambienti altamente coesi, tale schema rappresenta un vantaggio: consente di ricostruire mentalmente la mappa delle relazioni con maggiore precisione.
Al contrario, nelle reti frammentate, dove esistono connessioni isolate o gruppi separati, la differenza tra uomini e donne tende ad attenuarsi. In questi contesti meno strutturati, entrambi i generi mostrano performance simili.
Non biologia, ma socializzazione
Un punto centrale dello studio riguarda l’origine di queste differenze. Non si tratta di una predisposizione biologica, bensì di un effetto della socializzazione.
Fin dall’infanzia, le donne vengono più spesso inserite in contesti che valorizzano la cura delle relazioni, la cooperazione e la coesione del gruppo. Questo porta a sviluppare una rappresentazione del mondo sociale come rete compatta e interconnessa.
Gli uomini, al contrario, operano più frequentemente in ambienti competitivi o meno coesi, che favoriscono una maggiore attenzione a connessioni puntuali e relazioni su piccola scala.
Il genere, in questo senso, è inteso come costruzione sociale e insieme di pratiche culturali che modellano il modo di pensare e interpretare le relazioni.
Implicazioni per ruoli di leadership e brokerage
Queste differenze cognitive possono avere conseguenze concrete nelle carriere. In ambito organizzativo, esistono ruoli chiave definiti di intermediazione (brokerage): figure che mettono in contatto persone o gruppi separati, creando valore attraverso nuove connessioni.
Il brokerage richiede la capacità di individuare legami mancanti, di riconoscere opportunità tra soggetti che non si conoscono. Una visione più orientata alla coesione potrebbe rendere meno immediata questa individuazione di “buchi strutturali”.
Ciò potrebbe contribuire a spiegare, almeno in parte, la sottorappresentazione femminile in ruoli fortemente orientati alla mediazione strategica delle reti.
Quando la memoria incide sulla carriera
Nel contesto aziendale, la capacità di costruire ponti tra gruppi distinti è spesso associata a:
- Innovazione
- Accesso a informazioni privilegiate
- Avanzamento di carriera
- Leadership strategica
Se uomini e donne percepiscono e ricordano le reti in modo differente, queste differenze possono tradursi in vantaggi o svantaggi strutturali.
Non si tratta di competenze migliori o peggiori in assoluto, ma di modalità diverse di interpretare il tessuto relazionale.
Formazione e consapevolezza organizzativa
La ricerca invita le organizzazioni a riconoscere questi meccanismi invisibili. Poiché la memoria delle reti sociali deriva da processi culturali e non biologici, può essere allenata e modificata.
Interventi mirati possono aiutare a:
- Sviluppare maggiore consapevolezza delle reti interne
- Rafforzare competenze di intermediazione
- Ridurre bias inconsapevoli
- Promuovere equità nelle opportunità di crescita
Allenare la capacità di muoversi in reti meno coese può ampliare le opportunità professionali, soprattutto nei contesti dove innovazione e connessioni trasversali sono decisive.
Riconoscere l’invisibile per cambiare lo status quo
Il contributo dello studio di González Gómez e colleghi offre una chiave di lettura nuova sulle disuguaglianze di genere nelle organizzazioni. Non sempre le differenze emergono da ostacoli evidenti; talvolta risiedono in schemi cognitivi profondamente radicati.
Comprendere come percepiamo e ricordiamo le relazioni è il primo passo per costruire ambienti di lavoro più inclusivi ed efficaci. Il networking non è solo una questione di quantità di contatti, ma anche di mappa mentale delle connessioni.
Rendere visibili questi meccanismi significa aprire la strada a politiche di formazione più consapevoli e a una leadership capace di valorizzare prospettive differenti.
Perché le reti sociali non sono solo strutture organizzative: sono anche il riflesso di come impariamo, fin dall’infanzia, a stare nel mondo.
Foto di Krists Luhaers su Unsplash








