
Per oltre mezzo secolo, una delle grandi domande della scienza del clima è rimasta senza risposta: come ha fatto la Terra a passare da un pianeta caldo, umido e tropicale, popolato dai dinosauri, a un mondo segnato da ere glaciali, calotte polari e temperature molto più basse? Oggi, a 66 milioni di anni dall’estinzione dei dinosauri, un nuovo studio potrebbe aver finalmente colmato questo vuoto.
Una ricerca internazionale guidata dall’Università di Southampton, pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, propone una spiegazione sorprendente: il raffreddamento globale a lungo termine sarebbe stato influenzato da un lento ma costante cambiamento chimico negli oceani.
Dopo i dinosauri, una Terra molto diversa
All’inizio dell’era Cenozoica, subito dopo la scomparsa dei dinosauri, la Terra era un pianeta radicalmente diverso da quello che conosciamo oggi. Le temperature erano elevate, le regioni tropicali si estendevano molto più a nord e a sud, e l’effetto serra manteneva un clima caldo e stabile.
Nel corso di milioni di anni, però, questo equilibrio si è spezzato. Il pianeta ha iniziato a raffreddarsi progressivamente, fino a raggiungere condizioni climatiche che hanno permesso la formazione dei ghiacci polari. Capire cosa abbia innescato questo cambiamento è fondamentale non solo per ricostruire il passato, ma anche per interpretare il presente climatico.
Il ruolo inatteso del calcio negli oceani
Secondo i ricercatori, la chiave del mistero potrebbe trovarsi nella chimica dell’acqua di mare. Lo studio dimostra che, negli ultimi 66 milioni di anni, i livelli di calcio disciolto negli oceani sono diminuiti di oltre il 50%. Un cambiamento apparentemente tecnico, ma dalle conseguenze enormi.
Il calcio gioca infatti un ruolo centrale nei processi chimici che regolano il ciclo del carbonio. Quando le concentrazioni erano elevate, gli oceani tendevano a rilasciare più anidride carbonica nell’atmosfera, rafforzando l’effetto serra. Con il progressivo calo del calcio, invece, l’equilibrio si è spostato nella direzione opposta.
Meno CO₂ nell’aria, meno calore sul pianeta
La diminuzione del calcio disciolto ha favorito l’estrazione della CO₂ dall’atmosfera e il suo seppellimento negli oceani sotto forma di carbonato di calcio. Questo processo ha ridotto la quantità di anidride carbonica disponibile per intrappolare il calore, indebolendo gradualmente l’effetto serra.
Secondo David Evans, ricercatore dell’Università di Southampton e autore principale dello studio, questa dinamica avrebbe contribuito a un abbassamento delle temperature globali compreso tra i 15 e i 20 gradi Celsius. Un raffreddamento lento, ma sufficiente a trasformare radicalmente il clima terrestre.
Gli oceani come motore del clima
Uno degli aspetti più innovativi della ricerca riguarda il ruolo attribuito agli oceani. Tradizionalmente, la chimica dell’acqua di mare è stata considerata una conseguenza dei cambiamenti climatici, non una loro causa. Questo studio ribalta la prospettiva.
I ricercatori suggeriscono che gli oceani non si limitino a reagire al clima, ma possano influenzarlo attivamente. Cambiamenti profondi nella loro composizione chimica potrebbero aver agito come una sorta di “termostato planetario”, regolando la temperatura della Terra nel corso delle ere geologiche.
Il legame con la geologia profonda
Lo studio individua anche una connessione tra la diminuzione del calcio e il rallentamento dell’espansione dei fondali oceanici. Questo processo vulcanico, che crea continuamente nuova crosta marina, influisce sullo scambio chimico tra le rocce e l’acqua di mare.
Quando l’attività dei fondali era più intensa, il calcio veniva rilasciato in grandi quantità negli oceani. Con il rallentamento di questo meccanismo, le concentrazioni di calcio hanno iniziato a diminuire, innescando la catena di eventi che ha portato al raffreddamento globale.
Una nuova chiave di lettura per il clima terrestre
Secondo gli autori, questi risultati invitano a riconsiderare il modo in cui interpretiamo la storia climatica del pianeta. Le grandi trasformazioni del clima potrebbero non dipendere solo da fattori atmosferici o biologici, ma anche da processi profondi della Terra, lenti e invisibili, ma estremamente potenti.
Comprendere questi meccanismi non è solo un esercizio accademico. In un’epoca segnata dal cambiamento climatico accelerato, studiare il passato della Terra può offrire strumenti preziosi per capire la complessità del sistema climatico e le sue possibili evoluzioni future.
Sessantasei milioni di anni dopo, il pianeta continua a raccontare la sua storia. E, come dimostra questa scoperta, a volte le risposte più importanti si nascondono nelle profondità degli oceani.
Foto di Tonia Kraakman su Unsplash








