
Natale e Capodanno si avvicinano puntuali, e con loro arrivano tavole imbandite, agende piene, incontri familiari e riunioni sociali che non sempre generano serenità. L’immaginario collettivo parla di calore, unione e gioia, ma per molte persone questo periodo è anche sinonimo di stanchezza emotiva, conflitti latenti e obblighi difficili da sostenere.
Non tutti vivono le feste come un rifugio. C’è chi le affronta con un nodo allo stomaco, chi teme certe conversazioni, chi porta con sé un lutto, una distanza affettiva o una dinamica familiare mai risolta. Eppure, proprio in questa complessità, può nascondersi qualcosa di utile.
Un modello psicologico per orientarsi: il 70-20-10
Un contributo interessante arriva dal cosiddetto modello di sviluppo 70-20-10, spesso citato in ambito psicologico e formativo. Non nasce come ricetta per “sopravvivere alle feste”, ma come spiegazione realistica di come le persone crescono nella vita quotidiana, al di fuori delle teorie astratte.
Secondo questo modello, lo sviluppo personale deriva da tre fonti principali:
- 70% da esperienze impegnative
- 20% dalle relazioni
- 10% dall’apprendimento formale
Le celebrazioni di fine anno, nel bene e nel male, contengono tutti e tre questi elementi in abbondanza.
70%: le sfide che non vorremmo, ma che ci formano
La parte più consistente della crescita nasce dalle sfide. Quelle situazioni che ci mettono a disagio, che ci fanno uscire dalla zona di comfort, che non avremmo scelto spontaneamente.
Durante le feste, queste sfide si presentano in molte forme:
commenti poco delicati, tensioni irrisolte, aspettative contrapposte, ruoli familiari che sembrano immutabili. A volte c’è il dolore del lutto, altre il peso di “dover stare bene per forza”.
Dal punto di vista psicologico, il punto non è negare la difficoltà. Le feste non diventano automaticamente più leggere solo perché le guardiamo con ottimismo. Ma cambia qualcosa se iniziamo a leggerle come esperienze, non come fallimenti personali.
Gli psicologi parlano di orientamento all’apprendimento: considerare ciò che accade non come una minaccia alla nostra identità, ma come una situazione da attraversare e comprendere. Non significa giustificare tutto, né tollerare ciò che fa male. Significa chiedersi: cosa sto imparando di me, qui?
20%: le relazioni che aiutano a dare senso
Una parte fondamentale della crescita – circa il 20% – deriva dalle relazioni. Non da tutte, ma da quelle che permettono elaborazione, confronto e rispecchiamento.
Durante le feste, può essere una conversazione a margine di una cena, uno scambio sincero con una persona fidata, un messaggio mandato a chi “ci capisce”. A volte è un partner, un fratello, un’amica. Altre volte è una figura esterna: uno psicologo, una guida spirituale, qualcuno che non è immerso nella dinamica familiare.
Queste relazioni svolgono una funzione preziosa:
ci aiutano a riconoscere schemi che si ripetono, a ridimensionare il senso di colpa, a vedere alternative dove prima vedevamo solo blocchi. A volte ci aiutano persino a sorridere di noi stessi, quando la tensione si allenta.
10%: ciò che leggiamo, studiamo, impariamo
Infine c’è il 10%: l’apprendimento formale. Articoli, libri, concetti psicologici, strumenti che ci accompagnano nel tempo. Da soli non bastano a trasformarci, ma fungono da cornice.
Spesso queste conoscenze non servono “nel momento caldo”. Non ci rendono immediatamente più calmi a tavola o più brillanti nelle risposte. Ma tornano utili dopo, quando riflettiamo, rielaboriamo, diamo un nome a ciò che abbiamo vissuto.
Con meno vergogna e più chiarezza.
Evitare il sovraccarico: non tutto va risolto a Natale
Un rischio tipico delle feste è il sovraccarico emotivo: aspettarsi di sistemare tutto in pochi giorni. Relazioni, ferite, decisioni, bilanci di vita. La regola 70-20-10 aiuta anche a ridimensionare queste aspettative.
La crescita non avviene tutta insieme. Non richiede performance emotive. Avviene per accumulo, per attraversamento, per piccoli spostamenti interni.
Le feste come passaggio, non come prova
Natale e Capodanno non sono un esame da superare, né una vetrina della nostra felicità. Possono essere vissuti come un passaggio, intenso ma temporaneo. Un momento che mette in luce ciò che conta, ciò che pesa e ciò che, forse, sta chiedendo attenzione da tempo.
Non è necessario che siano perfetti. È sufficiente che siano attraversati con un po’ più di consapevolezza.
E, a volte, anche questo è già crescita.
Foto di Johannes Plenio su Unsplash








